IL NOSTRO PROGETTO: dare una voce propria ai pazienti

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Questo blog può essere modificato anche totalmente in funzione di una crescita della gente.

Questo blog si pone un obbiettivo fondamentale: “Dare finalmente voce ai pazienti.”

Primo obbiettivo: vuole far conoscere la malattia mentale “dal punto di vista del paziente”, senza escludere altri modi di guardarla;

Secondo obbiettivo: raccogliere le voci (possibilmente scritte) dei malati, prima di tutto, ma anche di famigliari, assistenti sociali, infermiere, badanti e del personale altamente specializzato (psichiatri, psicoterapeuti, neurologi, neuroscienziati, geneticisti ecc.), se mai avessimo la fortuna di interessarli.

E’ proprio questo che manca alla nostra psichiatriapsicoterapia-infermieristica psichiatrica- assistenza sociale psichiatrica e altro (sempre per quel poco che conosco io): cercare di far crescere delle relazioni tra soggetti professionisti che si comparano nella loro “pratica” clinica, stabilendo tra di loro dei “patti di alleanza” su alcuni punti, pur parziali, parzialissimi, in funzione della cura.

Ma attenzione: secondo noi, anche il paziente è un professionista: anzi è l’unico veramente titolato a parlare della sua malattia e della sua vita perché la vive. Tocca poi – se possibile ai pazienti e familiari- ma soprattutto ai professionisti, enucleare dal suo discorso  quanto di “scientifico” ci sia  e sia utile sia per i farmaci sia per la psicoterapia.

Al centro di ogni ricerca di cura per il malato mentale deve esserci:

il paziente e i suoi reali bisogni.

“Reali” per sottolineare che “non sono quelli  immaginati da noi terapeuti” a cui siamo arrivati tramite le vie più  legittime e consacrate: la percezione clinica diretta e gli strumenti che ci forniscono i diversi  modelli storico-teorici.

Questo retroterra ci è indispensabile, ma dobbiamo  dare voce al paziente cioè insegnargli la lingua che piano piano lo porterà a confermare o correggere quanto noi professionisti abbiamo rilevato da alcune sue frasi e dal nostro bagaglio di esperienza clinica.

(nota: su questo aspetto vedi gli articoli: “Come lavoro e come ho imparato a lavorare”)

Una specie di rivoluzione copernicana è necessaria, lasciando che la terra (specialisti in genere) facciano un passo indietro e si lascino illuminare da “colui che sa” della sua vicenda ossia dal paziente.

Tutte queste cose sono state dette e ridette milioni di volte e tutti i professionisti sono, tutti, assolutamente d’accordo, fin dai tempi di Basaglia e anche prima, negli anni ’50, ma non si fanno.

Forse non si hanno gli strumenti per farlo o forse è molto difficile per i tecnici, con tutta la loro sapienza,  metterla momentaneamente da parte e guardare ai pazienti “con occhi scientifici” ossia sgombri di schemi.

All’inizio della mia malattia ho avuto una diagnosi psichiatrica e una psicoanalitica: la prima è stata “psicosi maniaco depressiva” e la seconda, formulata dal Prof. Zapparoli, è stata: “simbiosi con la mamma e la sorella, essendo quella con la sorella erotizzata”.

In entrambi i casi, nessuno dei due mi ha chiesto: “come ha passato gli ultimi mesi?”

La mia storia avrebbe potuto dare alla diagnosi (da cui naturalmente sono state tratte conseguenze pratiche) una configurazione diversa, del tipo: “lei ha ecc ecc ma potrebbe fare una vita normale se non si sottoponesse a stress eccessivi o se impara a difendersi dallo stress. Lei ha certamente una speciale vulnerabilità allo stress, forse è questa la sua vera malattia.”

Anche questa avrebbe avuto conseguenze pratiche per la cura. Ma io sono dovuta andare in Brasile, dove sono rimasta dieci anni, sei sedute psicoanalitiche alla settimana, per superare la simbiosi.

Questo potrebbe essere un esempio di come mettere al centro il paziente e i suoi reali bisogni prima di impacchettarlo ed etichettarlo ben bene. Questo modo di procedere soffoca ogni iniziativa del paziente che, da essere attivo, si trasforma in passivo: lui, la sua storia che servirebbe a capire, la sa, ma non gli passa per la testa di “imporla” (infatti non basterebbe dirla) perché il gioco è totalmente al di fuori delle sue mani e lui è un’oca con la bocca tenuta forzatamente aperta per fargli ingollare il nutrimento di un altro.

7 risposte a IL NOSTRO PROGETTO: dare una voce propria ai pazienti

  1. gianfranco scrive:

    Per mia fortuna, arrivato a 70 anni, non ho avuto grossi problemi di salute. Sono a conoscenza, che situazioni simili al caso presentato, hanno trovato risposta attraverso i gruppi di auto mutuo aiuto, presenti in gran numero (diversi per patologie o situazioni) nell’USLL 9 a Treviso.

  2. E anche questo tipo di spettacoli, a titolo di esempio un metodo in più, proprio come alcuni volantini specifici, Enjoyed sfondo di super storico nel tentativo preferenze a causa del loro proprio ragazzo / ragazza

    • Chiara Salvini scrive:

      Vi pubblico, per l’amor del cielo; ma credo che un nome come Gucci Borse Outlet, se vuole farsi réclam anche su un blog ” di nessuna importanza per vendere borse”, dovrebbe essere in grado di pagarsi qualcuno che sappia scrivere in italiano–chiara

  3. m cristina scrive:

    Mi inserisco forse impropriamente ma vorrei ricordare che la grandezza dimenticata di Basaglia è nell’analisi e nella pratica politica Riuscì a coordinare la conoscenza psichiatrica con la funzione politica/sociale del contenimento (fisico e farmacologico)e dell’isolamento
    Tutto questo è appartenuto ad una breve stagione, in un momento ideale di sperato rivolgimento culturale che si è esaurito con un graduale rientro nel conformismo generale
    E la psichiatria con i suoi diretti testimoni è sempre stato un terreno ricco di possibilità innovativa (quindi da controllare) per la comprensione dell’umano

    grazie

    • Chiara Salvini scrive:

      ti ringrazio molto del tuo commento; felice sarei se altri come te ” si inserissero così propriamente “; ho ripubblicato quel vecchio articolo con davanti il tuo commento; vorrei capire se il mio modo di esprimermi (non certo il mio pensiero) ha fatto pensare che io dicessi qualcosa contro Basaglia e anche sulla psichiatria in generale. Se volessi rispondermi mi aiuteresti, ciao Cara Cristina, mi faccio l’idea che tu sia una psichiatra, ne sarei molto contenta, notte, è tardi, buona notte, chiara per il blog

      • m cristina scrive:

        Sì. Ho lavorato come psichiatra nei csm Non riesco a trovare il tuo articolo (sono un po’ imbranata con il mezzo) ma il mio inserimento era nato semplicemente per rinnovare l’importanza di Basaglia nella svolta impressa alla nostra asfittica società Per me ,come per molti della mia generazione, la sua rivolta è stata determinante nella scegliere questo lavoro

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