la vignetta (continua da “donne uomini persone?): “Sam e Sara” di tellìn e chiara -modificato 29-08-11

Il 13 febbraio ho partecipato ad Imperia, lungo la passeggiata mare, alla manifestazione delle donne “Se non ora quando”, con Nicolò, mio marito, Diletta Luna, Sara e Sam: non avevo mai visto tanta allegria e tanta felicità di sentirsi uniti e con tanta voglia di cantare e di giocare, cui i vari maschi presenti (non una folla, ma un gruppo significativo) partecipavano con la stessa festa.
Ho apprezzato la mancanza di formalità  e di retorica nei vari interventi, che ho trovato generalmente buoni ma alcuni davvero ottimi (che poi, vuol dire solo che con loro ero più d’accordo che con altri).
Ho avuto una delusione che, però, chiedendo in giro a varie persone, ho scoperto essere solo mia o che, comunque, “non interessava a nessuno”, nemmeno a Diletta Luna.
Sono  “stanca” di vedere che nelle manifestazioni delle donne, anche nelle migliori come questa, tutti gli interventi devono essere rigorosamente femminili.  Nella manifestazione di Imperia, visto che ancora una volta le cose stavano così, ho chiesto ad un ragazzo, che guidava il camioncino delle musiche, di dire qualcosa, anche breve perché non era preparato, ma poi non se l’ha sentita: anche una piccola cosa, per es. “ci siamo anche noi”, avrebbe per me avuto un enorme significato: di rompere questo gineceo che a me pare assurdo. Non ho il minimo dubbio che questo isolamento ormai storico, avrà significati seri e profondi, ma nessuno li spiega né se ne è parlato negli interventi come se per il movimento delle donne il problema non esistesse.
Forse non dò il tempo alla storia di evolversi: una manifestazione unitaria di vari gruppi insieme, e in “mille città” italiane, è certamente un fatto storico, sempre che riescano ad organizzarsi in modo da continuare nel tempo. Anche i girotondi erano stati un fatto molto significativo in quel momento di palude, sono durati un po’, poi sono spariti, probabilmente per mancanza di un programma condiviso e di un’organizzazione: c’è poco da fare, un movimento, se vuole vivere a lungo, deve assomigliare ad un partito per quanto più flessibile, leggero, spontaneo che voglia essere.
Ma adesso vogliamo tornare alla vignetta? Se siete d’accordo richiamo sul palco i miei due pupazzetti (reali, realissimi) che ho chiamato Sam e Sara. Che vi piaccia o non, io la storiella la devo concludere, sono di quelli che devono mettere un punto e fine!
Nel racconto precedente, avevamo lasciato Sam, in piazza Eroi a Sanremo, a testa bassa che bofonchiava qualcosa da solo, un po’ irritato.
Ma in questo momento lo vediamo alzare la testa, le spalle si fanno maestose, la “testa rotonda” di Charlie Brown si erge fiera, come un vero marito dei tempi d’antan e spara il fiato di sigaretta in avanti, riprende fiato e dice – noi siamo ansiosi di sentire, perché non parla quasi mai, soprattutto non lo vedi mai turbato – : “Ha sempre male a questo ginocchio” – adesso la voce è sconsolata; c’è anche Nicolò, ma ritiene di mostrarlo a me, sempre con quel suo dito grassoccio… come nell’altro racconto – “prende gli antidepressivi da tempo e non vuole smetterli;” – e qui di nuovo si rivolge a me cercando complicità, io assento subito come sotto le armi  –
“l’ ortopedico, come sapete, studia la relazione tra il sistema nervoso e la muscolatura…”- questa volta cerca in me una luce d’intelligenza, gli risplendo come un lampione lungo la Senna – “e adesso, nell’ultima visita, ci ha detto che gli antidepressivi ledono le ossa” – si agita un po’ ondulando sulle scarpe varie volte, la voce è più accesa –  “alla fine le ossa si spappolano e diventano gelatina! Ma lei si ostina a non mollarli…”
Mentre la sua voce va in morendo, mi anticipo: “Ma, a mio parere, Sara potrebbe diminuirli benissimo fino a smettere”- esco la mia aria dotta e parlo soavemente- ” gli antidepressivi sono una terapia come un’altra, la fai, sei curato e la smetti; fai magari dei rinforzi nel cambio stagione, che è sempre un periodo delicato, ma se li devi prendere a vita…”
Qui anch’io faccio una pausa, proprio come lui quando sputava su di noi – che gli eravamo  davanti – quel fiato mortifero di Gitanes; lui mi lancia uno sguardo per niente rassicurante.
“Secondo me tua moglie è infelice” – ho notato con la coda dell’occhio una faccia quasi minacciosa, ma mi fisso su Sara e guardandola, adesso, mi convinco ancora di più di quello che sto dicendo -: “soffre di solitudine e ancor più di noia. Una noia mortale che non esprime, ma la rende  sempre così stanca che spesso deve stare a letto a leggere…”.
Senza pietà termino: “E’ per questo che prende gli antidepressivi…”
Ormai è costernato, guarda allibito le sue scarpe come gliele avessero scambiate, ma non mi interrompe, forse qualcosa nelle mie parole gli dà un suono che, in qualche modo, ha già sentito dentro di sé, un dubbio, subito cancellato.
Mi sforzo di mettere dolcezza nelle mie parole affinché mi ascolti, ma davanti al quadretto che mi si presenta nella  mente, preferirei parlare secca, come del resto mi riesce più facile (“sei una ligure secca”, dice mia cugina).
“Vedi, Sam, devi pensare che Sara vive con una persona che tanti anni fa – eravamo usciti insieme da una mostra a Lugano – mi ha detto “di star bene solo quando è in mare” ed eri serio, non è il tuo stile parlare per parlare; lei, con te, invece, sta  sulla terra ferma…Quando lavoravi ancora, un’unica volta mi hai parlato-eri davanti a me in quel ristorante libanese, il tavolo era grande e c’era molto rumore,  io ero lì, a portata di voce – mi hai racconato del tuo  “mondo parallelo” che ti eri dovuto inventare per sopportare il vivere quotidiano. Non è certamente delirio:  è come quando il delirio c’è, ma ti permette di rientrare quando vuoi.  Là, in quella storia che ti scorreva nelle sue mille immagini, vivevi la tua vera vita: la realtà era una specie di optional.
Adesso che sei in pensione (anche se hai le lezioni di vela) non posso sapere se hai ancora quel film che ti passa nella testa, ma mi pare che la televisione, che vedi per ore, possa essere un buon sostituto: lì non hai neanche bisogno di fabbricartele le immagini.
Una persona che deve vivere in questo modo, non può fare compagnia a nessuno, te lo posso garantire perché, per quello che vedo io, e che può certamente essere sbagliato, Nicolò, mio marito, vive così: lui ha sempre vissuto così, ma man mano negli anni, questo fenomeno si è intensificato. E’ “diventato sordo”, se gli chiedi una cosa ne risponde un’altra…
Sara, lo sai, è una donna e una bambina che ha un enorme bisogno di svago e di divertirsi: non ha perso, come tutti i poeti, grandi e piccoli, il bisogno di giocare.
Ma farlo da sola…non la diverte. Allora sta a letto a divertirsi con i libri perché può farlo: è curiosissima di tutto e ogni cosa nuova la diverte, è una miniera di notizie, lo sai; ma quando si sente le ruote sotto e si diverte con il mondo intero… la depressione le passa del tutto anche perché tu sei con lei.
Io, per esempio, da sempre scrivo per potermi divertire da sola a mio modo, e poi non sono sola: il computer ed io siamo una coppia di ferro e, quando non fa tutti quei pasticci  lo posso anche odiare), ci amiamo moltissimo. Lui mi riflette una Chiara che conosco e che mi è piacevole….
Invece, quando sono con Nicolò, magari succede anche a voi, questo veramente non lo so proprio, è più facile che mi senta “inesistente”.
Dulcis in fundo, Sara ti ha proprio viziato: quando sei alla televisione è tutto un chiamare: “Sara Bella mi porti le sigarette…e il portacenere…hai dimenticato l’accendino…c’è della birra?…sei proprio un amore a scendere a comprarla…quando mangiamo?…”. Intanto lei ha già fatto la spesa, pulito la casa, tua e sua, ha messo su il mangiare, anzi “i mangiarini”…ma pensa che dopo mangiato potrà andare a leggere…in fondo è quello il suo mondo parallello.
“Imagine”
Immagina non ci sia il Paradiso
prova, è facile
Nessun inferno sotto i piedi
Sopra di noi solo il Cielo
Immagina che la gente
viva al presente…
Immagina non ci siano paesi
non è difficile
Niente per cui uccidere e morire
e nessuna religione
Immagina che tutti
vivano la loro vita in pace…
Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno
Immagina un mondo senza possessi
mi chiedo se ci riesci
senza necessità di avidità o fame
La fratellanza tra gli uomini
Immagina tutta le gente
condividere il mondo intero…
Puoi dire che sono un sognatore
ma non sono il solo
Spero che ti unirai anche tu un giorno
e che il mondo diventi uno
Imagine there’s no heaven
It’s easy if you try
No hell below us
Above us only sky…
Living for today…
Imagine there’s no countries
It isn’t hard to do
Nothing to kill or die for
And no religion too
Imagine all the people
Living life in peace…
You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will be as one
Imagine no possessions
I wonder if you can
No need for greed or hunger
A brotherhood of man
Imagine all the people
Sharing all the world…
You may say I’m a dreamer
But I’m not the only one
I hope someday you’ll join us
And the world will live as one
La nostra storia, voglio dire questo raccontino, agli inizi  mi era sembrato così divertende, umano e paciocco, ma rileggere questa canzone mi ha reso triste: abbiamo proprio finito di “sognare un mondo migliore” in cui ciascuno può vivere in pace…quello che è rimasto di questa canzone è “immaginare che nessuno può vivere in pace”.
E questo riguarda uomini e donne.
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