Una storia come tante – Cap 1.1 (dal romanzo nuova stesura 2008)- in modifica

  
la nonna di Tellìn
Mi chiamo Chiara
nome d’arte
si sarebbe
detto una volta.
ma è un nome che appartiene alla mia famiglia:
il nome della mia
cara
nonna
con la quale accanto al fuoco a legna
magari con qualche pentola
che bolliva sul fuoco
castagne secche,
per esempio, se era inverno,
(le avete mangiate
nel latte a colazione oppure a cena?)
avevo le più straordinarie conversazioni,
dovrei dire “filosofiche”,
perché riguardavano tutta la varietà della vita:
dialogo alla pari
per come lei si relazionava con me
anche se ero all’inizio delle medie.
Lei doveva avere quasi sessant’anni
anche se a me
tutta vestita di nero
il “ciccio”
e i capelli con qualche filo grigio
sembrava vecchissima.
Anche a mia figlia, che ha 24 anni,
sembro
vecchissima
a 64.
“E’ una ruota”, diceva mia madre.
Tutte le domeniche
a mezzogiorno
la tribù intera
tanti figli tanti nipoti
si trasferiva a casa sua
per il pranzo della domenica.
questo, per dire,
che era una “vecchissima”
molto in gamba.
Era un’ottima cuoca.
Una volta è arrivato dall’Argentina
un parente di mio nonno:
lei si è fatta non in quattro,
ma in dodici, anche economicamente,
perché i soldi erano sempre pochi con cinque figli.
Oltre a cucinare eccellentemente
era anche una persona orgogliosa
che teneva a fare bella figura,
far vedere al parente che mio nonno lavorava
(era falegname in proprio)
e guadagnava bene
anche se non era vero.
Questo parente, quando è andato al paese
dei miei nonni,
nell’entroterra,
un paesino arroccato
che si chiama Pompeiana,
si è premurato di dire a tutti:
(i pettegolezzi alle stelle)
“ Povero Pepin, lui è tanto lavoratore
ma ha sposato una moglie con le mani bucate!”
La rabbia di mia nonna
ha toccato il cielo
e poi
è discesa
dolcemente.
Tutto quello che sapevo da ragazzina
l’ho imparato da lei.
anche da mio nonno
ma era lei che troneggiava nella mia mente.
E’ stata lei
la prima persona
nel mondo
che
mi
ha dato fiducia.
Da bambina
bagnavo
sempre il letto.
Dormivo
nella camera dei miei.
Una culla nella quale
ero cresciuta
tanto
che
dormivo
con le ginocchia
sul mento.
Mia madre
forse
per qualche  terribile idiosincrasia
diventava una furia
tutte le volte
che
se ne accorgeva.
La cerata
che
proteggeva
il materasso
d’estate
era bollente.
Questa storia è andata avanti per anni.

 
io stavo sempre zitta: avevo paura di mia madre.
Difficile
dire
la mia estrema umiliazione.
 
 
 
 
 
 
In una vacanza nell’entroterra
d’estate
siamo rimasti
soli
mia nonna ed io.
Mi ha portato a fare pipì
lo ricordo come fosse accaduto ieri
poi
mi ha detto:
“Adesso dormi con me.
Sono sicura che non farai pipì nel letto.”
Da quella notte
ho perso
un’abitudine
straziante.
Lei aveva visto che ero cresciuta.
1950 giugno, ho quasi sei anni, sono all’asilo che faccia la nonna di quattro nipotine movimentate…_
 
 
 
 
 
 
Potevo
riacquistare
fiducia
in
un
mio
futuro
e
ne-
gli
adulti.
Era una donna forte
che sapeva lottare
con intelligenza e furbizia
e non mollava mai:
senza la sua immagine nel cuore
unita a quella di mia madre
che era fatto dello stesso stampo
ma era rimasta “figlia”
non sarei mai potuta uscire dalla mia malattia.
Per questo
oggi
mi chiamo
orgogliosamente:
Chiara.
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2 Responses to Una storia come tante – Cap 1.1 (dal romanzo nuova stesura 2008)- in modifica

  1. nemo scrive:

    La ‘formazione’ infantile segna indelebilmente la nostra esistenza e la condiziona fortemente. Di qui la speranza che chi ‘genera’ abbia la maturità e la consapevolezza del suo compito di genitore, che dovrebbe venire prima di ogni sua altra preoccupazione . Che bello sarebbe il mondo se le cose andassero sempre così !!

    • Chiara Salvini scrive:

      grazie di averlo scritto tu, così altri possono leggere e ascoltandoti apprendere molto di più che se lo dice un qualsiasi tecnico (anche un mezzo tecnico come sono io). La gente imparara enormemente di più una dall’altra. Condividio tanto il tuo sogno che…questa speranza di una trasformazione del mondo “per diventare più bello” è il succo del mio ultimo delirio; sognavo dei rapporti tra persone, l’abolizione del rapporto espresso volgarmente da un mio parente come legge della vita sociale “te lo metto prima in culo io che te”, il rispetto del territorio dell’altro ecc. ecc. e naturalmente vedevo un’organizzazione diffusa in tutto il mondo che utilizzando i mass media facesse questa rieducazione della gente e del potere. Vedere nell’immaginazione questa, che non si puo chiamare in altro modo che “rivoluzione” date le enormi conseguenze..ecc.—.era un sogno ad occhi aperti, ma crederlo realtà, anche se una parte mia era lucida (sana) e quindi con dubbi, era delirio. Grazie delle tue sempre utili osservazione e del “sostegno psicologico” che mi dai a proseguire questo lavoro. Carla

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