Una storia come tante – Cap 1.2 (2008) in modifica

1.2
Sono nata a Sanremo nel luglio del ’44.
La cittadina è situata sul mare
con le montagne alle spalle
era allora un nicchia di pescatori,  
floricoltori, esportatori di fiori
e turisti
situata in quel verde meraviglioso
che è la vegetazione della Liguria di Ponente:
palme, ulivi, qualche cipresso, oleandri,
ficus giganteschi alberi di castagno e di fico
quei bouganville
che si ramificano
 
nei loro rossi diversi
sui muri di pietra
 
ai lati delle strade
 
 
 
anche di città
e tanti pini marittimi
che hanno
alla cima  
quella meravigliosa corolla ramificata e piumosa. 
 
Una cugina di mia mamma, la zia Paolina
che sapeva raccontare tante storie
perché è vissuta fino a cento anni
si ricordava che  
dal centro della cittadina 
fino al mare 
quando lei era giovane
la terra era tutta coltivata ad arance mandarini e limoni.
Quando, dal mare, saliva un po’ di brezza
dalla sua casa si sentiva quel profumo
in me così
felice
fin da piccola
perché
mio nonno
il Rabbì di Taggia
aveva una campagna di soli agrumi
dove mi portava.
Si ricordava della festa dell’arrivo del tram
quello delle vecchie foto
 
che adesso si vedono intorno ai cantieri
delle vie dei negozi
che è stato tolto alla fine della guerra
per far posto ai tempi moderni
 
degli autobus.
“il giorno della Liberazione
è stato il giorno più felice
della mia vita:
non si può raccontare
l’aria che si respirava
era primavera
tutta la gente era uscita nelle strade:
si abbracciava
piangeva
esultava.
La guerra era finita”
Purtroppo negli anni ’50 e ‘60
questa meraviglia della natura
è stata estirpata
per costruire palazzi e palazzi.
Passata la frontiera con la Francia
a 20 km. da noi 
si può ammirare la stessa vegetazione
ma quasi intatta:
la Francia  
sapiente e più ricca di noi
uno Stato forte e antico
ha impedito che la speculazione edilizia trionfasse del tutto.
 
Ho amato e amo questo paesaggio
inesorabilmente.
Quando arrivo da Milano
il mio cuore
il mio fiato
si perdono nel verde
con nostalgia    
e nei paesini costruiti
sui cucuzzoli 
ben distanti dal mare 
nell’illusione di ripararsi
dalle incursioni degli arabi
qui chiamati “turchi”
anche se nel VII- VIII secolo
“turchi” non lo erano.
Anche Sanremo ha la sua cittadina medioevale
fatta di strettissimi grattacieli
palazzi nobiliari  
sopra il portone 
una lastra di lavagna finemente lavorata 
un labirinto di viette e piazzette larghe e chiese  
e tante palme e ulivi e ficus antichi 
fino alla cima della collina
dove un antico giardino
 circonda
il santuario della Madonna della Costa
che espone i voti 
tantissimi
dei pescatori salvati dalle acque
attraverso i secoli.
In agosto
quando ero bambina
mi portavano alla festa
tanti banchetti e la banda e i fuochi di artificio 
anche se di tutto questo
ricordo solo le luci che sembrava giorno
l’appiccico dello zucchero filato sulla faccia
e la collana di nocciole
appese al collo
al centro un buco
dove passava un grosso filo
per inforcare le nocciole.
Amo la pianura lombarda 
che mi porta alla grande città 
alla mia Milano 
per quei bellissimi casolari
appoggiati in una linea verde e gialla e bianca 
sempre piatta 
che non finisce mai.
Ma la mia natura è selvaggia e inerpicata.
Per questo il mio cuore si è incollato
quasi fosse nato lì 
nell’immensità
della foresta tropicale.
fino 
ad
inebriarmi.  
Abitavo allora in Brasile,
paese dove il mio  
più che amato
Nicolò
mi aveva condotto 
per  
sposarmi
su una nave tutta bianca
come la torta nuziale
che
come
d’obbligo
allora
tra la gente di sinistra
era rigorosamente di frutta.
Noi non l’abbiamo avuto né di destra né di sinistra!
Ma a quel tempo ero già vecchia di 32 anni
e devo ancora raccontare che sono nata.

3 risposte a Una storia come tante – Cap 1.2 (2008) in modifica

  1. diletta luna scrive:

    Bellissimo questo scritto tra poesia e racconto, ma mi meraviglia il fatto che tu dica di amare così tanto Sanremo: gli ulivi, gli aranci, le viuzze dette carugi e…. il mare ,il sole, i monti alle spalle e tutta la bellezza di questa città non credevo ti fossero così nel cuore. Così , se è possibile, ti voglio ancora più bene, ti sento ancora più vicina. Anch’io amo tanto i luoghi dove poi nella mia vita ho abitato per parecchio tempo, come Savona, Roma , Finale, Sondrio e provincia, ma come Sanremo non esite altro . Ben diverso invece sarebbe il mio discorso sul come sono venuta al mondo e quale contorno vi ho trovato. In questo mi sento abbastanza diversa e lontana dalle tue esperienze e solo con fatica riesco ad entrare nel tuo stato d’animo : meglio chiarire a voce.

  2. nemo scrive:

    Scritto ascrivibile alla categoria ‘epopea’ (greca ?): bello. Sulla speculazione edilizia francese sarei molto meno ‘generoso’ ma questo canto tanto intimo e personale va preso così, senza farne motivo di ‘dibattito’ o peggio di ‘ discussione ‘.

  3. D 'IMPORZANO DONATELLA scrive:

    E’ molto bello quello che hai scritto, un gentile , dolce, poetico omaggio alla città che ci ha visto nascere e che abbiamo dentro di noi come le radici degli ulivi che sono una sola cosa con la terra che li nutre. Questo senso di appartenenza lo sento soprattutto nelle parole, quando non trovo le corrispondenti italiane che esprimano compiutamente quello che dicono le parole nel nostro dialetto, nella nostra lingua. 26 settembre 2011

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