La maionnaise di Nullius Res o, come preferirei io, di Nullius Rex


 

29-09-11

 

Cara Chiara,

Spesso capita di voler tornare su cose che sembravano chiare, ma non riesci a riprodurle. L’altra sera con te era venuta fuori, a parole, l’immagine delle tante teste, distinte, distanti e senza alcun cavo di collegamento tra loro, a rappresentare le difficoltà di comunicazione tra gli esseri umani. Una seconda volta, la ciambella non riesce con il buco, la panna non monta e la maionnaise impazzisce. E’ il mio caso.

Non si trattava di un discorso, anche se abbiamo usato le parole, ma di un’immagine appunto e probabilmente la potremmo recuperare mettendo dei colori e delle figure in una tela: tante zucche che galleggiano in uno stagno, mentre le rane fanno il loro verso e le libellule volano. Il vedere gli altri e se stessi in questo modo ci darebbe consapevolezza, perchè questo gesto, il vedere le tante zucche galleggiare, ci porrebbe a distanza da loro e la pittura, un quadro o una rappresentazione grafica renderebbero, per definizione, questa distanza. Le difficoltà di comunicazione allora non sarebbero solo nostre, ma anche della realtà esterna e della sua conformazione.

Peccato che io non sappia disegnare né dipingere.

Buona domenica, Chiara

Nullius Res…dice già che c’è già un Nemo…

 

Chiara: questo articolo mi arriva da un antico compagno di lotte, di malattia e di pranzetti: essendo siciliano, insieme, una volta abbiamo cucinato “la pasta con le sarde”, c’è voluto un pomeriggio intero, con le spese già fatte, ma poi il gruppazzo, che arrivava ogni sabato sera, ognuno con un piatto per dividere fatica e spesa, avendo noi due avuto la furbizia di servirlo per primo, ha emesso suoni di delizia tali che…non riesco più a ricordare di tanto dissonanti e angelici erano. (epoca: fine Sessanta)…non è che eravamo giovani, ma io avevo una cucina di tre colori: blu notte il soffitto(7-8-mani, sapete quei soffitti alti delle case vecchie), giallo limone intorno al tavolo che teneva dieci persone, una striscia bianca di separazione, e rosa baby pallidissimo il resto delle pareti della cucina. La cucina giallo limone. Non ditelo…per favore…non ditelo è per me un ricordo molto tenero! L’avete mai dipinta, con diecimila colori, una vostra casa tutta intera?

 

Per adesso vi lancio, ai miei unici sostenitori (quando hanno tempo), la sfida di illuminarci sul senso dello scritto, magari lui stesso, l’autore voglio dire, ci darà qualche pista, ma qualcosina potrò passarvi alla fine, insieme a tanta nebbia, avendo avuto il privilegio di ascoltarlo mentre l’idea gli saltava in mente come un ranocchietto e lui “zac”! Ma poi scrivendo l’ha lasciato andare.

 

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