INTRODUZIONE: 11. “Io mi aspetto il dono di essere letta”.


 

 

Ho detto che il mio lavoro, oltre che una necessità personale, è anche un dono.

Ma chi fa un dono, in genere, si aspetta di riceverne uno in cambio, anche se non sempre è così.

 

Io mi aspetto il dono di essere letta. E’ una speranza, e non è da molto che ho acquisito questa dimensione bella del futuro.

 

Le persone citate nello scritto sono il mio terapeuta, a volte chiamato “Professore”, un giovane ragazzo di ottant’anni; mio marito, Mario, e mia figlia, Francesca.

Dal contesto si capisce chi sono le altre persone citate delle quali, per rispetto, ho usato dei nomi fittizi.

 

Ho fatto dieci anni di analisi in Brasile (dove mi ero trasferita per ragioni che racconterò), con “metodo classico”, secondo la scuola freudiana-kleiniana-bioniana: sul lettino, sei sedute alla settimana per i primi sette anni, diminuendo, poi, gradatamente, fino ad arrivare a quattro sedute la settimana.

E dieci in Italia, vis à vis, tre sedute alla settimana, scendendo, poco a poco, a una.

Non saprei dire quali fossero i riferimenti di questo nuovo analista in Italia, a parte Freud. Ho avuto l’impressione che fossero piuttosto variegati, anche se entrambi i miei analisti analisti erano affiliati alla stessa Società di Psicoanalisi Internazionale con sede a Londra.

 

 

Ho poi continuato la terapia, sempre con lo stesso analista, per alcuni mesi all’anno, a scopo di “rinforzo”, per altri cinque anni e sto ancora continuando oggi, per brevi periodi, per poter capire mia figlia. Francesca, da quando è in piena adolescenza, ha la grande specialità di mettermi seriamente in crisi.

“Almeno invecchio più lentamente”, mi consolo. Secondo il grande neuroscienziato Oliver Saks, infatti, per non invecchiare, o invecchiare meglio, dobbiamo continuamente stabilire nuove relazioni tra i nostri neuroni.

Una figlia adolescente, almeno inquieta come la mia, può mandare un cervello addirittura in tilt per eccesso di connessioni!

 

Tagore dice che i genitori sono come la montagna che segue con il suo amore i fiumi, nati da lei in primavera, che corrono verso il mare.

Ma per questo bellissimo modello c’è ancora tempo…vedo in mia figlia tanti fiori sugli alberi, vedo anche frutti, ma ancora un po’ acerbi: ci vuole ancora tanto sole e tanta acqua prima di lasciarla andare sola verso il mare aperto…

 

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