INTRODUZIONE: 20. La cosa più terribile della malattia mentale è che ci distoglie dalla condizione umana.


 

 

 

Tante altre cose mi sono state utili e tutte mi è impossibile ricordarle, ma una vorrei rammentarla, anche se, probabilmente,

non riuscirò a spiegarmi come vorrei, perché mi mancano le parole adatte.

Proverò a dire così: ho dovuto imparare ad essere umana.

La frase può suonare retorica per alcuni, ma questo è stato invece per me un passo fondamentale.

Infatti la cosa più terribile della malattia mentale è che ci distoglie dall’essere compartecipi del mondo di tutti e della condizione umana.

 

Per riuscire in questa impresa (perché di una vera “impresa” si è trattato e si tratta ancora) è stata decisiva la terapia, il poter vivere l’umanità del terapeuta, l’esistere insieme a lui con le mie e le sue contraddizioni.

Ma adesso vorrei, invece, ricordare le persone intorno a me che mi hanno insegnato a vivere ad ogni attimo del giorno e che ancora mi stanno insegnando.

 

 

Queste persone ho piacere di nominarle: i nomi sono importanti perché sono le persone e queste persone le vorrei sentire vicino a me mentre scrivo.

E’ una lunga fila: mio marito, Mario, mia figlia, Francesca, mia sorella Giuditta, e, in particolare, la mia amica Silvia perché è estremamente ricca di virtù e di debolezze.

 

Sono loro ad essere diventati i miei modelli e questo perché sanno reggere “con leggerezza” le piccole e le medie frustrazioni quotidiane, mentre alle grandi rispondono con grande rassegnazione.

 

Oltre a questo, non sono persone particolarmente esigenti sul modo in cui vanno le cose del mondo: hanno quella cordialità e quel senso dell’umorismo verso le debolezze proprie e altrui, o, anche, se vogliamo, quel “menefreghismo” che permette loro di accettarle con “simpatia”.

Più sinteticamente, in loro, la coscienza morale non si sostituisce mai alla vita.

 

Questo è un cammino che sto ancora percorrendo, attenta come sono diventata al vivere di tutti e non solo dei miei modelli perché mi sono accorta che tutti, ma proprio tutti, anche gli animali e le piante, possono darmi lezioni di “umanità”.

E questo può dare un’idea di quanto ho da imparare.

 

La mia vita è così diventata una “terapia” quotidiana che mi diverte moltissimo perché mi rende “attenta” al mondo, ad ogni suo piccolo dettaglio e, contemporaneamente, a tutto l’insieme, anche se non è una cosa sempre facile da fare. Credo però che questo duplice sguardo sia come una disciplina alla quale dobbiamo continuamente ritornare, altrimenti finiamo per avere una “messa a fuoco” sul mondo che ci deforma lo sguardo.

 

Le mie giornate sono diventate allegre, ho sempre tanto da fare e mi è impossibile sentire un attimo di noia. Non che, per la verità, mi sia mai annoiata precedentemente. Ma quello che è cambiato è questa allegria del cuore e dell’intelligenza.

 

Questo profondo sentimento credo che possa capirlo solo una persona che è riuscita a spostare il suo “obiettivo” dall’interno (dal mettere a fuoco sempre se stesso, cosa inevitabile quando si è malati di mente) all’esterno, alla vita che scorre e che adesso, per la prima volta, mi permette di sentirmi parte di quel largo fiume che è l’umanità, dai suoi primordi a oggi e a domani, mentre la mia mente può percorrere tutti i tempi possibili con la memoria e l’immaginazione.

Questo largo fiume che scorre sempre in avanti, mi porta via insieme, vorrei dire, come in una danza di paese con tutta la sua banda… E questa, credo che sia la nostra immortalità terrena.

 

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