questa mattina vi regalo: tre versi, dei fiori, a Milano c’è un bel sole, aria frizzante e fra tre giorni arriva un bimbino a mia figlia

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

E  non ci apparterrai

E non ti apparterremo

Saremo tre stupori

Affacciati all’abisso di Luce.

(da “Il figlio che nascerà in autunno” di Valter Binaghi)


6 risposte a questa mattina vi regalo: tre versi, dei fiori, a Milano c’è un bel sole, aria frizzante e fra tre giorni arriva un bimbino a mia figlia

  1. D 'IMPORZANO DONATELLA scrive:

    E’ davvero una bellissima poesia, mi dispiace di non averla scritta io. Anche Milano,il bambino soprattutto, i fiori, il maggiolino che ha il coraggio di vivere a novembre, la violetta che è spuntata come fosse primavera, tutto è miracoloso. Anche noi siamo miracolose e miracolosi ( beh, con qualche eccezione). Ciao. Do

  2. FruFru84 scrive:

    é stupenda.. è esattamente quello che vorrei dare a mio figlio… anche se nn sarà facile eh!! lo vedo già “MIO”!! eheheheh!! e nn va bene!! ma forse alla fine siamo un pò tutti di tutti, no? e ovviamente poi essere di tutti e come essere di nessuno. vabbè che retorica. lasciamo stare. Grazie mamma <3

  3. nemo scrive:

    Bello l’ avvenimento, bella la poesia, belli i commenti. Penso che non manchi però anche la consapevolezza di che cosa voglia dire mettere al mondo un bimbo ( e crescerlo … ).

    • Chiara Salvini scrive:

      CARO NEMO, sono molto contenta che tu sia tornato, eri forse all’isola che non c’è? Senza i tuoi commenti il mio blog è “quasi” vuoto. Grazie, Chiara.

      EDUCAZIONE- GENITORI E FIGLI.
      Devo dire che il modello educativo presente nella poesia è altissimo, l’ho scelto perché vicino a quello che ho cercato di fare con mia figlia: invecchiando ho però molti dubbi:
      di quel calore che viene dal possesso (“questo essere è mio, l’ho fatto io, è un mio prolungamento”) e da una profonda simbiosi, non sarà che un figlio ne ha bisogno? Bisognerebbe essere capaci quando cresce di -gradualmente-ridargli la libertà, ma è un processo difficile da attuare date le premesse, almeno a mio modo di vedere. Comunque non lo so cosa succede in giro per il mondo. E vorrei saperlo: se potete fatemelo sapere voi.
      Io non avrei potuto dare questo “possesso” a mia figlia perché ho un vaghissimo possesso, meglio “appartenenza”, solo di me stessa. Non provo possesso su niente, né persone né cose.
      Fin da quando è nata, aveva pochi giorni, questo strufolino l’ho vista subito come una persona e una persona diversa da me. E come tale l’ho trattata “sempre”, anche se una volta lei mi ha rimproverato “di non averlo fatto sempre”: “sempre” vale solo per un dio, le ho risposto. L’avessi fatto nella maggioranza delle volte, dal mio punto di vista, per i miei criteri, avrei guadagnato la lotteria. Ma gli altri genitori come fanno? Vorrei sapere la verità, non quello che si raccontano per sentirsi in pace: sarà mai possibile? Devo aggiungere che a questo “non possesso” si è affiancata la responsabilità “totale” di farla crescere il più possibile nelle sua specificità come per esempio il fatto che “ero sempre lì a disposizione”, nonostante la mia malattia, per quanto è umanamente possibile.
      I criteri educativi, credo io, come gli appunti!, valgono solo per se stessi: educo l’altro così come avrei amato essere educato. Così questa povera mia figlia ha avuto una presenza di madre quasi ossessiva, tanto la mancanza ne avevo sentito io. Meno male che c’era suo padre! Per farvi capire rapidamente direi che lui è stato un padre “Umano, troppo umano”, ovviamente da come vedo io le cose.
      Le ci vorranno secoli per digerirmi se mai ce l’ha farà: un po’ sullo stomaco le rimarrò per forza, come in piccola parte mi è rimasta mia mamma da quando ha deciso di occuparsi di me dopo il mio ricovero a 32 anni: certo lei mi faceva una scena tremenda per aver comprato un chilo di prugne quando erano ancora primizie! Vorrei non essere stata così con mia figlia, invece so che ha moltissime litanie, diverse dalle mie prugne gialle, da elencare!
      Mi pare di capire, oggi a 67 anni, che i miei criteri educativi erano, non so come dire, erano troppo “nobili”, troppo alti. Lei, che si firma FruFru, me l’ha detto ben chiaro: ma adesso in tono più simpatico: “oh per l’amor di dio, non mi sarei neanche sognata di prenderti a modello nei tuoi criteri morali.Sarei stata fritta nella vita!!.
      Ma le “esigenze ignobili” di un figlio non dovrebbero essere ascoltate? Frufru, per esempio, mi ha rimproverato di non averla lasciata “essere abbastanza cattiva”: di mio, per “come sono fatta io e non lei” ho sempre cercato di incanalare l’odio e lo spirito distruttivo in costruzione perché così è strato il senso profondo della mia vita: altrimenti come sarei uscita da una malattia mentale, sempre caratterizzata da un particolare bisogno distruttivo di sé o degli altri, magari dovuto alle privazioni subite e alle potenzialità del codice genetico: il bambino “l’hanno fatto diventare così tante cose”. Ma anche questa impostazione serviva alla mia vita e non necessariamente la sua.Questa è una bella discussione da aprire su questo blog. La cominciamo? E vai!, direbbe un giovane…stereotipato! Eh be’, un poco lasciatemi rifare, io della vecchissima generazione!
      grazie

  4. nemo scrive:

    GENITORI E FIGLI

    Chi può dire quello che un genitore deve fare… ognuno è ‘un caso a sè’. Si ‘spera’ in bene, ecco tutto. L’ importante sarebbe di riuscire a dare ‘sicurezza’ ai figli, nel senso di esserci soprattutto quando ne hanno bisogno loro ( i figli). E sperare di dare ‘un buon esempio’ i ( senza assumere atteggiamenti didattici che i figli non sopportano ).
    – sottol. di chiara-

    • Chiara Salvini scrive:

      GENITORI E FIGLI

      sono proprio contenta, caro Nemo, che per i figli scendi dall’aereo e abbandoni la visione esclusiva della foresta per vedere l’albero! A mio parere però le due visioni devono incrociarsi: se ripensi all’educazione che hai dato, ammesso che tu possa ricordare, dovresti accorgerti che, anche senza esserne cosciente, applicavi un patrimonio di principi, appresi in famiglia e fuori (come portare un piccolo ad essere un essere umano di valore?)…naturalmente secondo il nostro codice morale che, tra l’altro, come dicevo sotto, poteva essere non accettato dal figlio anche se fino ad una certa età, per timore di perdere il nostro amore e approvazione e per evitare sgridate, ubbidiva. La rivolta, quando c’è, di solito, si manifesta nell’adolescenza. Purtroppo il piccolo bimbo di mia figlia, che non vuole nascere, mi chiama, ha deciso di camminare per vedere se si decide ad uscire e guardarsi in giro, corro senza finire la risposta, mi sembrerebbe meglio evitare il parto pilotato, anche se non ne so niente; mando la replica così se no mi scompare tutto. cCao caro Nemo, grazie di questo tuo apporto che mi sembra proprio giusto soprattutto per quello che dici sulla sicurezza perché fornisci anche “il come” arrivarci.

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