ANCORA UN PO’ TRABALLANTE…

CAMERUM

 

 

VI MANDO UNA RICETTA-POESIA PER NON VIVERE IN “PRIGIONE”…

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una prigione in Camerum

 

 

Vivere una sola vita
in una sola città
in un solo paese
in un solo universo
vivere in un solo mondo
è prigione

 

Amare un solo amico
un solo padre

una sola madre
una sola famiglia
amare una sola persona
è prigione

Conoscere una sola lingua
un solo lavoro

un solo costume
una sola civiltà
conoscere una sola logica
è prigione

 

Avere un solo corpo
un solo pensiero
una sola conoscenza
una sola essenza
avere un solo essere

è prigione

 

Ndjock (Teodoro) Ngama

 

E’ nato in Camerun nel 1952, e nel 1973 ha lasciato il suo paese per trasferirsi in Italia. Attualmente vive a Roma. Ha seguito la strada dell’impegno politico, sociale, culturale per la conservazione delle culture africane e per la diffusione delle altre culture. Infatti, nell’89 ha fondato l’associazione Baobab con intellettuali africani e latinoamericani per l’integrazione degli immigrati per la convivenza tra razze, culture, religioni e l’ associazione Kel ‘Lam (“un bel giorno” in lingua basaa).

E’ attualmente consulente per la multietnicità del Comune di Roma e vicepresidente della consulta per l’immigrazione del VI Municipio. E’ membro del gruppo direttivo del Forum Intercultura della Caritas di Roma.
Ma Ndjock Ngana è anche e soprattutto poeta e scrittore. In Italia ha pubblicato le raccolte di poesie “Foglie vive calpestate” ( 1989, Ucsei-Regione Lazio) e “Nhindo-Nero” (Anterem, 1995), in lingua basaa con traduzione in italiano. E’ autore inoltre, di “Il segreto della capanna. Poema. Djimb li lapga. Hiembi” (Lilith Edizioni, 1998), di una raccolta di poesie e racconti “Maeba. Dialoghi con mia figlia” (Ass. Kel ‘Lam, 2005), primo libro della collana “Integrazioni interculturali” nata per iniziativa di Kel ‘Lam per rafforzare l’opera di sensibilizzazione portata avanti da anni nelle scuole.

Ultimo suo libro pubblicato è “Stress 1: Quel maledetto pezzo di carta” (Kel ‘Lam, 2006), che parla di storie di normale disavventura di un immigrato in Italia, raccontate in chiave tragicomica.

Nel file multimediale l’autore legge Prigione in italiano e nella sua lingua di origine. Subito dopo aver letto la poesia, Teodoro (TRADUZ. DEL NOME) ci ha detto che la parola “prigione” – mok in basaa – non esisteva in Camerun prima dell’arrivo degli occidentali. E’ stata creata dalla radice oko, che significa “maledizione”.

 

Daniele Verzetti, il Rockpoeta ha detto…
La prigione più brutta è quella formata dalla gabbia dei pregiudizi, gabbia nella quale molte persone si trovano rinchiuse 

nota: la scultura riprodotta è tratta dalla mostra del 2008 fatta al Museo Rietberg di Zurigo sull’arte reale del Camerum. “Le grandi sculture commemorative del piccolo regno Bangwa insieme alle altre del Grassland camerunese, hanno fortemente suggestionato il lavoro degli espressionisti europei d’inizio 900, soprattutto l’opera del movimento tedesco “Die Brücke”, fondato a Dresda nel 1905.

Il museo Rietberg lo sottolinea presentando nel gabinetto delle stampe alcune opere di uno sei suoi esponenti, Ernst Ludwig Kirchner (1880-1938), nelle quali l’influsso delle maschere e delle sculture del Grassland appare molto evidente.

Kirchner, come altri espressionisti tedeschi, ebbe modo di vedere queste opere nei musei etnografici di Berlino e Dresda, dove esse sono state trasferite tra il 1884 e il 1914, periodo in cui il Camerun fu territorio coloniale germanico”. (dal catalogo della Mostra)

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