AVEVO DUE PERLE DA MANDARVI, L’HO TENUTE CON ME, MA ADESSO CHE STO UN PO’ MEGLIO NE HO TRE! LA PIU’ GIOIOSA E’ QUESTA. Avete pensato “figurarsi le altre”? Sì, è così.

L’oiseau Lyre, Jacques Prévert


Dessin “Oiseau-Lyre” de Christophe Guerard Illustrateur-poète aux mille images de l’autre réel , le sensible , donc le vrai …

 

Audio clip: Adobe Flash Player (version 9 or above) is required to play this audio clip. Download the latest version here. You also need to have JavaScript enabled in your browser.

L’oiseau Lyre

Deux et deux quatre
quatre et quarte huit
huit et huit font seize…
Répétez ! dit le maître
Deux et deux quatre
quatre et quatre huit
huit et huit font seize.
Mais voilà l’oiseau lyre
qui passe dans le ciel
l’enfant le voit
l’enfant l’entend
l’enfant l’appelle
Sauve-moi
joue avec moi
oiseau !
Alors l’oiseau descend
et joue avec l’enfant
Deux et deux quatre…
Répétez ! dit le maître
et l’enfant joue
l’oiseau joue avec lui…
Quatre et quatre huit
huit et huit font seize
et seize et seize qu’est-ce qu’ils font ?
Ils ne font rien seize et seize
et surtout pas trente-deux
de toute façon
ils s’en vont.
Et l’enfant a caché l’oiseau
dans son pupitre
et tous les enfants
entendent sa chanson
et tous les enfants
entendent la musique
et huit et huit à leur tour s’en vont
et quatre et quatre et deux et deux
à leur tour fichent le camp
et un et un ne font ni une ni deux
un à un s’en vont également.
Et l’oiseau lyre joue
et l’enfant chante
et le professeur crie :
Quand vous aurez fini de faire le pitre
Mais tous les autres enfants
écoutent la musique
et les murs de la classe
s’écroulent tranquillement
Et les vitres redeviennent sable
l’encre redevient eau
les pupitres redeviennent arbres
la craie redevient falaise
le porte-plume redevient oiseau.

 

Jacques Prévert

 

chiara: dedico questa poesia e questa musica (Il flauto magico di Mozart, Vienna 1791) a tutti quegli esseri umani per i quali la realtà fa sempre “due e due – quattro” e gli va bene così:  cioè a quei presunti “normali”-handicappati che non sanno “sognare” (reverie),  chiusi al mondo del malato mentale, e a sentire”l’amor che move il sol e le altre stelle” (Dante, Paradiso XXXIII, 145): sono que-gli uomini cui risuona lo scheletro e cantano con una bocca piena di sole e di sassi.” (Lamento per la morte di Ignazio, Garcia Lorca, fucilato nel ’36 dai Falangisti, o Franchisti, proprio all’inizio della Guerra civile spagnola, perché di sinistra e omosessuale.)

Quattro parole non mie disegnano un volto che mi sono vista davanti per oltre quarant’anni, persone di nobili intenzioni di cui si dice “sia lastricato l’inferno”. Il loro tono di voce “pieno di inchiostro e di sassi” è iscritto indelebilmente nel mio sistema nervoso.

 

Mario Bardelli le ha disegnate per me nell’opera giustamente intitolata “L’INNOCENTE”.

 


4 risposte a AVEVO DUE PERLE DA MANDARVI, L’HO TENUTE CON ME, MA ADESSO CHE STO UN PO’ MEGLIO NE HO TRE! LA PIU’ GIOIOSA E’ QUESTA. Avete pensato “figurarsi le altre”? Sì, è così.

  1. D 'IMPORZANO DONATELLA scrive:

    Il due più due fa quattro è sopportabile solo se fa anche tre qualche volta e qualche altra ancora fa addirittura dieci. Direi, per metterci un po’ di retorica, che abbiamo i piedi per terra ma con lo sguardo vediamo il cielo con tutte le sue meraviglie e il suo abisso. Firmato 2+2=0

    • Chiara Salvini scrive:

      bello senz’altro il commento, del resto come tutto quello che scrivi, almeno per me, ma la firma è un capolavoro…Le persone che qualifico (ma dopo oltre quarant’anni di osservazione) come “2+2” mi fanno veramente male. Recentemente ho dovuto rivivere in mezz’ora questi quarant’anni di pietre che, puntigliosamente e ossessivamente, mi sono arrivate addosso da più parti (su un malato mentale chiunque – anche l’ignorante più tragico – si sente il diritto di avere qualcosa da dire) e ho sentito quel caratteristico “dolore mentale” che sentivo allora in quegli anni, e che in parte non mi è ancora passato. Tu non puoi conoscere a fondo queste persone che, secondo una vecchissima battuta di un mio professore di psicologia all’Istituto di Medicina a Milano, definiscono la “normalità” piatta- piatta. E’ normale, invece, colui cui la realtà fa 2+2, ma gli dà un gran fastidio che debba essere così. Allora, i tempi del professore di psicologia, Ettore Caracciolo, erano gli anni Sessanta: oggi si tende a dire che la “normalità”, oltre la sua quasi impossibilità di definirla se non dicendo che varia coi tempi e le culture prese in esame, dovrebbe comportare dei “momenti”, appunto momentanei (non mesi o anni), in cui anche allucinazioni e delirio sono normali. Non è normale, non solo a mio modo di vedere, colui che si orgoglia di vedere la realtà e per di più la chiama verità! Una volta, da giovane, ho letto in un romanzo una frase che mi ha colpito moltissimo, evidentemente in qualche modo mi riguardava…: “Coloro che si sentono in dovere di dire “sempre” la verità, hanno trovato un modo, per loro molto salutare, di sfogare la propria cattiveria (aggressività interna) che altrimenti dovrebbero sfogare su se stessi, magari con disturbi mentali o psicosomatici.” Ti assicuro che ho avuto negli anni intorno a me alcune “maschere”, tutte le gradualità di tono fino all’altissimo, che mi hanno convinto della profonda verità -questa volta sì- di questa frase. Probabilmente fanno parte anche della tua esperienza e forse ognuno di noi potrebbe fare i suoi ritrattini gustosi che, se ha spirito, sarebbero irresistibilmente comici specie se montati in una serie.
      Questo tipo di “normali”, più “realisti del Re” li avrai visti, almeno (mi pare) due hanno fatto parte della tua vita molto da vicino, ma non puoi conoscerle come in tantissimi anni, e nelle crisi soprattutto, le ha viste un malato mentale “prima-durante-e dopo” la malattia. Oggi, che della “normalità più variegata” (l’unica che esiste) faccio parte potendola così osservare “da dentro”, queste persone mi appaiono in una maniera più cruda perché adesso so che esiste una possibilità di essere dei “normali umani“: non c’è una ricetta, ma per esempio, lo sono persone chi, negli anni, ha preso visione della straordinaria trave racchiusa in se stessi. Questo, se hanno avuto sorte, potrebbe averli portati a capire che, anche quando credono di immedesimarsi negli altri, a meno che gli sia precisamente la stessa cosa, quello che vedono è soprattutto il riflesso di loro stessi. Voglio dire che queste persone hanno visto quanto è drammaticamente difficile uscire da quel circolo stretto che è il nostro io. Siamo come in un tunnel (e alcuni di noi non ne escono perché rimangono eterni adolescenti) in cui siamo sicuri di vedere la realtà, “è proprio lì la tocco con mano”, ma quello che vediamo, proiettato sulle pareti di questi muri che ci racchiudono, non sono la realtà, ma parti differenti di noi stessi. Senza accorgersene, non vediamo il diverso da noi ma per potersi relazionare lo vestiamo dei nostri panni.Infatti il diverso è la cosa che più spaventa gli esseri umani fin dalle origini, come si vede dalla storia e dalle stragi che sempre si sono fatte e si fanno nei confronti dei “diversi”. Oggi 27 gennaio è la giornata della memoria che ricorda lo sterminio degli ebrei come degli omosessuali, degli zingari, degli handicappati e infine dei malati mentali, che furono i primi ad essere internati nei campi di sterminio e, se ritenuti gravi, immediatamente soppressi. D’ altra parte non c’è bisogno dei malati mentali per valutarle, li vedi fare allo stesso modo con gli anziani e i bambini ecc. ossia con le parti più deboli della società…a meno che non siano extracomunitari – se sono di sinistra- il mito che nei famosi anni si chiamava “il proletario” (sì, con l’articolo!). pente di questo tipo di malati che sono i più complessi che ci sono da capire ed aiutare. Ci sono, diciamo, delle “griglie” riconosciute a livello internazionale per orientarsi nelle diagnosi (parlo di specialisti), dovresti vedere i dubbi…e anche il famoso Manuale di Psichiatria diretto da Cassano, di cui ieri sera ho letto il “concetto di normale, non puoi neanche immaginare quanti se e quanti ma e di nuovo se e di nuovo ma…Ma perché non sentono il bisogno di informarsi dallo psichiatra com’è quella persona, come deve essere trattata, cosa ha, perché fa così…anche nel mio caso, parenti vicini e lontani, nuovi e vecchi, non hanno mai sentito il bisogno di avere “un’informazione”. grazie bimbìn!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *