IN QUESTA FASE SONO ANNICHILITA DI FRONTE AI “NORMALI”: SONO SENZA PAROLE. AIUTATEMI A VEDERE OLTRE. (prima parte)

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D ‘IMPORZANO DONATELLA
fpicci@hotmail.com
93.36.84.172

Il due più due fa quattro è sopportabile solo se fa anche tre qualche volta e qualche altra ancora fa addirittura dieci. Direi, per metterci un po’ di retorica, che abbiamo i piedi per terra ma con lo sguardo vediamo il cielo con tutte le sue meraviglie e il suo abisso. Firmato 2+2=0

Quello che segue è la replica al commento di Donatella alla poesia di Prevért “L’osiseau lyre”, in particolare alla mia nota alla fine della poesia: ho risposto nei commenti, anche se la replica non è finita, ma ho preferito tornare a farne un articolo che è in due parti. Questa è la prima.

Avevo chiesto il vostro aiuto “per vedere oltre” e, a mio parere, non so se sarete d’accordo, mi avete aiutato a vedere il Narcisismo che è già una parziale risposta – si procede sempre a piccoli passi in ogni ricerca- alla mia estrema difficoltà a sopportare i normali mentre “assistono” un malato mentale. E la risposta è che si scontrano i nostri reciproci Narcisi! Ma non illudetevi di tanta democrazia verbale: è mia convinzione profonda, anche se modificabile ovviamente, che il narcisismo sia solo degli altri…come volevasi dimostrare!

 

Bello senz’altro il commento, del resto come tutto quello che scrivi, almeno per me, ma la firma è un capolavoro…! Le persone che qualifico (ma dopo oltre quarant’anni di osservazione) come “2+2″ mi fanno veramente male. Recentemente ho dovuto rivivere in mezz’ora questi quarant’anni di pietre che, puntigliosamente e ossessivamente, mi sono arrivate addosso da più parti (su un malato mentale chiunque – anche l’ignorante più tragico – si sente il diritto di avere qualcosa da dire) e ho sentito quel caratteristico “dolore mentale” che sentivo allora in quegli anni, e che in parte non mi è ancora passato. Tu non puoi conoscere a fondo queste persone che, secondo una vecchissima battuta di un mio professore di psicologia (all’Istituto di Medicina a Milano), definiscono la “normalità” piatta- piatta.

E’ normale, invece, colui cui la realtà fa 2+2, ma gli dà un gran fastidio che debba essere così. Allora, i tempi del professore di psicologia, Ettore Caracciolo, erano gli anni Sessanta: oggi si tende a dire che la “normalità”, oltre la sua “quasi” impossibilità di definirla se non dicendo che “varia coi tempi e le culture prese in esame”, dovrebbe comportare dei “momenti”, appunto momentanei (non mesi o anni), in cui anche allucinazioni e delirio sono normali. Lo dico come fosse una battuta (in seguito vi darò dati più scientifici) ma pare che l’Autorità Internazionale, competente a stabilire criteri per le diagnosi, vuole abolire il Narcisismo come categoria patologica dal momento che oggi, essendo diventati tutti narcisi, il fenomeno è diventato normale! E si vi guardate in giro, è proprio così: parallelamente alla mondializzazione dell’economia, ma non solo, anche delle informazioni e della cultura, ognuno di noi (reazione?) è diventato l’ombelico del mondo! I rapporti fra gli individui sono così inevitabilmente peggiorato: in Brasile c’è il detto, che allude ai loro meravigliosi pappagalli, che “dois bicudo nao se bejam”, “due col becco grosso non si possono baciare”: così siamo noi: “due onnipotenze possono solo scontrarsi”, traduco io, dato che onnipotenza, egocentrismo, innamoramento inconscio di se stessi sono le principali caratteristiche della “personalità narcisica”.

Ormai mi sono infilata in una specie di nota e la finisco: in realtà questa caratteristica (Narcisismo) tipica dell’essere umano bambino e adolescente, oggi diventata caratteristica principale dell’uomo adulto, nasce in verità a mio parere dalla mancanza di narcisismo: pensate al mito di Narciso: Narciso si specchia nelle acque innamorato del proprio volto perché così facendo riesce a mantenere nitida la propria immagine identitaria che, altrimenti, gli sfuggirebbe dalle mani facendolo precipitare in un baratro dal quale non c’è salvezza. Nessuno privo di un immagine costante e accettabile di se stesso riesce a vivere in equilibrio. Se questa identità diventa diciamo “umbratile”, la persona sta a letto, non può uscire di casa e men che meno incontrare l’altro per sostenere un confronto- come è sempre l’incontro con l’altro specie se poco conosciuto, ma anche quando conosciuto. Allora – la mia favoletta continua così – appena alzati ci guardiamo allo specchio, della prima persona che incontriamo ricerchiamo il sorriso che ci fa sentire “accettati” e via durante il giorno usiamo i più svariati modi, leciti e meno leciti, perché le persone ci tributino stima e ammirazione. Noi ci specchiamo nei loro occhi proprio come Narciso si specchiava nell’acqua e, naturalmente, cerchiamo di frequentare quelle persone che ci rimandano una immagine positiva di noi, aumentando la frequenza di quelle che ce la rendono addirittura bella, come (a meno di avere qualche problemuccio con il masochismo o bisogno di soffrire per colpe varie…perché magari abbiamo incendiato Roma al posto di Nerone…che poi non è stato neanche lui!) diminuisce la frequenza delle persone che ci rimandano il contrario di quello cui aspiriamo su noi stessi. La mia amicizia con Nemo per esempio è basata sul fatto che entrambi siamo  “approvigionatori di narcisismo-accettazione simpatica-uno per l’altro”. Questo esempio – volendo – potrebbe farci riflettere su quali sono per ognuno di noi i vari e, a volte, impensabili supporti di autostima scoprendo magari che la nostra immagine “buona” (=con cui possiamo convivere e sopravvivere psichicamente) è in parte un “raccogliticcio” captato qua e là attraverso le nostre varie relazioni o anche impegni di lavoro, politici, hobby ecc.; in altre parti l’ho più poeticamente definita un “nido” come quello che si fanno gli uccellini raccogliendo minuscoli fuscelli o rametti da tutte le parti: così noi-attraverso principalmente gli altri- per continuare la favoletta – alla sera raccogliamo anche noi tutte le parole, i sorrisi, gli sguardi, gli abbracci- tralasciano gli insuccessi (sempre che non ci tocchi soffrire…allora magari facciamo un nido all’opposto e piangiamo sconsolati)- ci guardiamo in questo mosaico di specchio, ci piacciamo e possiamo addormentarci contenti con i soliti sogni d’oro. Naturalmente ho disegnato due modelli estremi alla maniera di Disney: tutto buono di qua-tutto il cattivo di là- Biancaneve e la strega cattiva, la realtà, come tutti sanno, è miscelato di bianco e nero-attenti-che, però, non deve diventare grigio altrimenti siamo alle porte di una depressione. Anche questa -tra le tante- è una causa della depressione: il non poter tenere vicino senza sovrapporlo in alcuni tratti, o del tutto, il bianco e il nero della realtà e, parallelamente, quando lo teniamo uno troppo lontano dall’altro.

 

Prima di chiudere vi devo però sussurrare un nome importante dalla cui lettura+ osservazioni sulla vita mia e degli altri sono nate queste mie considerazioni sul Narcissimo: è Heinz Kohut, grande psicoanalista nato a Vienna nel 1913 e morto negli Stati Uniti mi pare nell’89. E’ lui che partendo da Freud (1914 “Introduzione al Narcisimo”) l’ha messo al centro della sua diagnosi e terapia.

Scusate tanta pedanteria, ma mi devo liberare dal disagio di dare come mio quello che è di altri, anche se-scusate se rivendico qualcosina- di mio ci sono meditazioni e riscontri nella realtà cui ho accesso. Ecco, adesso mi sento leggera come una nuvola e posso volare nel cielo…che però anche Sanremo è grigio-grigissimo, ha nevicato sulle colline di Genova, per cui lascio volare voi nel vostro cielo che sarà perennemente azzurro con il mio auspicio.

 

 

 

 

7 risposte a IN QUESTA FASE SONO ANNICHILITA DI FRONTE AI “NORMALI”: SONO SENZA PAROLE. AIUTATEMI A VEDERE OLTRE. (prima parte)

  1. D 'IMPORZANO DONATELLA scrive:

    Quello che hai scritto mi sembra molto chiaro, comprensibile e utile, per tutti, il che è molto. Io mi sono ritrovata in quello che dici: sostanzialmente ho di me un’immagine che tendo a difendere. Questa immagine a volte è più forte della realtà,tanto che, ripensando a quello che ho detto o fatto, nella mia mente mi rappresento come il personaggio di una commedia, che ha agito sul palco più o meno bene e soprattutto è stato più o meno applaudito. Gli altri sono il pubblico, possibilmente entusiasta. E’ difficile per me, nella mia mente, mettermi da parte e osservare davvero gli altri, anche se a volte possono essermi molto vicini. Ti ho senz’altro già detto ( ma in quel caso ero davvero piccolina) che avendo paura che i miei si dividessero, avevo già calcolato che in quella situazione,sarei andata con mia mamma perché mi dava più sicurezza e una realtà più organizzata.

  2. nemo scrive:

    E’ la primissima volta che vengo classificato fra gli ‘approviggionatori di narcisismo’: divertente ! Sono convinto – per esperienza – che il ‘disagio psicologico’ di molte persone è fondato sulla difficoltà ad accettarsi, sulla convinzione di non essere all’ altezza ( che è la stessa cosa ) delle ‘prove’ che la vita ci chiede, ogni giorno. Sgomberare la mente da questa ‘idea’ ( forse, aiutando a capire che nessuno è all’ altezza, e quindi che non siamo né diversi né ‘meno’ degli altri ) aiuterebbe molto.

  3. Salvatore scrive:

    E’ la prima volta che entro nel tuo blog, e sto cercando di orientarmi. Non aspettarti da me grandi contributi, sai che non sono per niente portato alle raffinatezze psicologiche, diresti tu: sono un normale piatto piatto. Ammesso che la parola “normale” abbia un senso univoco e permanente, cosa di cui dubito fortemente, perché il campo semantico di questa parola va ricercato più nella sociologia che nella psicologia. Detto questo, posso aggiungere che il mio modo di essere “normale” ha poco a che fare con il conformismo e molto, invece, con l’accettazione della mia propria miseria individuale. Ci convivo con la mia “miseria”, la accetto e ne prendo atto, senza farmi deprimere né abbattere. Il mio processo di invecchiamento ha prodotto dei risultati paradossali, facendomi diventare una persona molto più “leggera” di quanto non lo fossi in gioventù, quando anche le ali delle farfalle mi sembravano di pietra. E la leggerezza sta diventando la cifra dell’ultima fase della mia vita. Non mi prendo più troppo sul serio, sono indulgente verso gli altri quanto lo sono verso me stesso, nutro un grande anche se teorico sentimento di “compassione” verso i miei simili e mi sforzo per quanto posso non solo di non nuocere ma anche di aiutare dove sono in grado. Non mi interrogo più su me stesso, perchè una cosa l’ho capita: non vale la pena affaticarsi sul mistero che noi siamo a noi stessi, non per rassegnazione, ma per impossibilità di valicare il limite della nostra autocoscienza. Prendo atto che siamo una parte del mondo, coinvolti nel suo flusso inarrestabile, essenziali e inessenziali allo stesso momento, buoni e cattivi allo stesso tempo, destinati alla meta a cui è destinato il tutto. Mi dispiace, cara amica, non so dirti di più.

    • Chiara Salvini scrive:

      Caro Sal, come ti chiamava Lauretta, penso di farne un articolo perché mi sembra proprio bello ed eventualmente, se riesco, rispondere al fondo, ciao mio grande amore, qui sul blog possiamo tornare indietro (io almeno) e ricordare – cosa che non ho mai potuto per un grosso blocco di cui penso di avere il motivo. Ma non anticipiamo le puntate della telenovela. Fuori dagli scherzi, che non sono assolutamente scherzi, ti ringrazio proprio di aver risposto con tale celerità: la pistola più veloce dei blog!

  4. D 'IMPORZANO DONATELLA scrive:

    Mi fa piacere che Salvatore ci sia anche lui, perchè come amico ha fatto parte della mia, della nostra vita, da adolescenti e poi più grandi. Non so se lui se lo ricorda, ma siamo andati una volta insieme a Sanremo vecchia per la San Vincenzo e cercavamo di approfondire problemi cosmici e matematici. Ricordo il suo loden che sapeva di pizza mentre con sicurezza eravamo giunti alla conclusione che poesia e matematica coincidono! Pazienza, come direbbe il grande filosofo Pastorelli. Do

  5. Salvatore scrive:

    Ciao Donatella! Ma certo che mi ricordo della discussione, nonostante la mia memoria sempre più vacillante. D’altra parte si dice che la memoria dei vecchi è molto più efficiente rispetto ai tempi remoti che non rispetto a quello che è successo il giorno prima. Ricordi, Donatella, come eravamo seri e tutti compresi nelle nostre elucubrazioni? Dopo che tu e Franco siete venuti a trovarmi in ospedale ci siamo nuovamente persi di vista, anche se per quanto mi riguarda su di voi mi giungono generiche informazioni da parte di una comune amica, che, sia ben chiaro, non è la titolare di questo blog. Ti chiederai che ci faccio qui. Ho semplicemente risposto a una sollecitazione che, pur provenendo dall’esterno, mi sono assunto come sollecitazione della mia stessa persona. Non so né che cosa vi dite né che cosa potrò dire io, per la verità. Comunque la prendo come una bella occasione per incontrarvi di nuovo e, se permettete, per riabbracciarvi.

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