SECONDO VOI E’ QUESTA LA FUNZIONE DI GENITORE O DI QUALUNQUE ALTRO EDUCATORE O TERAPEUTA?

 

 

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NOTA:  A VOLTE NON PARTE SUBITO LA MUSICA, BISOGNA CHIUDERE SU QUELLE DUE RIGHE PARALLELE E POI RIPARTIRE.

 

8 GENNAIO 2012

Nicolò con Frufru, la sua mamma.

 

IL DONO DI RABINDRANAH TAGORE

 

 

Voglio darti qualcosa, bambino mio,
poiché stiamo andando alla deriva
nella corrente del mondo.

Le nostre vite verranno separate
il nostro amore, dimenticato

Ma non sono così sciocco da sperare
di comprare il tuo cuore coi miei doni

Giovane è la tua vita,
il tuo sentiero, lungo,
e tu bevi d`un sorso l’amore
che ti portiamo, e ti volgi,
e corri via da noi

Tu hai i tuoi giochi,
e i tuoi compagni di gioco

che male c`è se non hai
tempo di pensare a noi!

Abbiamo abbastanza tempo nella vecchiaia
per contare i giorni passati
per nutrire in cuore
ciò che le nostre mani hanno perduto
per sempre

Veloce scorre il fiume con un canto
travolgendo tutte le barriere

Ma la montagna rimane e ricorda,
e lo segue con il suo amore.

 

nota di chiara:

 

Non ho alcun dubbio sul fatto che un educatore e un terapeuta lavorano, o dovrebbero lavorare, perché il loro ruolo diventi nullo, ossia perché la persona in questione, di cui ci si sta prendendo cura, piano piano, attraverso uno specifico lavoro finalizzato a questo, assuma da sola, integralmente o in parte, quell’insieme di funzioni che – attraverso l’insegnante o il terapeuta – la facevano sentire protetta e appoggiata nella crescita.  Per quanto riguarda i genitori, fino a pochi anni ero sulla stessa posizione: educando mia figlia avevo nella mente proprio questa immagine del fiume che, nato dai ghiacciai della montagna,  deve allontanarsi perché il suo destino è il grande mare, mentre il destino della montagna-genitore è quello di accompagnarlo, e non perderlo mai di vista, ma da lontano senza più intervenire. Come capite da soli, ho cercato di tirarla su in funzione del momento in cui noi non saremmo più stati con lei.

Se al dolore della perdita del genitore, una persona deve anche aggiungere il terribile disorientamento di non avere più appoggi per agire, o (perché il senso è proprio questo) sente che le hanno tolto il terreno da sotto i piedi…possono volerci anni di dolore e depressione per superare questa frustrazione “estrema”. Ho accompagnato due persone cui è accaduto proprio questo, persone sposate con una figlia piccola, che, appena morto il padre entrambi stavano talmente male che si sarebbero trovate a non avere da mangiare se non avessero avuto una campagna coltivata. Il lavoro con loro è consistito nel rimettere in moto un cervello che non sapeva più pensare perché per tanti anni era stato messo in naftalina, da loro stessi prima di tutto, e insieme da un padre-suocero che “decideva tutto da solo”, un personaggio affascinanti che li aveva, per così dire, “sedotti” al punto che non si erano neanche accorti di vivere nell’ubbidienza più totale. E’ una situazione meno infrequente di quello che ci si immagina: quando si è giovani ed inesperti, se si ha vicino una persona che decide bene anche per noi, e noi lo constatiamo nei fatti, oltre alla devozione che ci dà una persona che si occupa così tanto di noi da “indovinare” ancor prima di noi il nostro bene, siamo felici di “affidarci ad un altro” così amoroso oltre tutto. A volte, come è stato il mio caso, di me Chiara, il mio essere mi dava così tanti problemi – anche se ufficialmente non ero malata- da “sognare” addirittura una persona cui consegnarmi “mani e piedi legati” perché finalmente se la sbrigasse lei con tutti quei pesi che mi facevano andare curva. La mia gigantesca fortuna è stata di non averla trovata. Noi non lo sappiamo, ma a questa famosa persona così “generosa” con noi (e non metto in dubbio che lo sia) noi regaliamo uno scopo di vitamentre – e questo lo vorrei gridare con forza se gridare desse forza ad un argomento mentre è il contrario- un essere umano non può mai essere scopo di vita di un altro essere umano. A mio modesto modo di vedere, neanche un animale può esserlo senza che la sua esistenza venga turbata, ma una persona mai e poi mai. Per me- che ho vissuto sulla mia pelle cosa vuol dire quando gli altri acquistano un senso alla loro vita attraverso di te- questo è un precetto religioso-sacro-e-inviolabile anche per chi religioso non è.

Ho incontrato una persona che di fatto riempie la sua vita di anziana con nipoti e pronipoti e mi sono premurata di avvisarla: ma, forse, non potendo fare altrimenti per vivere, mi ha risposto: “Quando non ci sarò più che si arrangino un po!” Escludendo questa persona che, per sua natura, è equilibrata e dà, per così dire, un colpo al cerchio, uno alla botte, insomma si barcamena come può,

se qualcuno si prende l’incarico di qualcuno facendone lo scopo della propria vita con precisione e ossessività, da tutta la mia storia non posso che dire, pur essendo una cosa violenta che in genere nessuno ama, in questo climax edonistico poi!, che questa persona si sta assumendo la responsabilità di “omicidio psicologico”.

 

Negli ultimi anni, ormai mia figlia è adulta, è sposata o convive con Verio e ha un bambino… tra pochi giorni, il 10 di gennaio, ha ventotto anni… dicevo, negli ultimi anni mi dicevo che “sarebbe giusto” (ma come mi diceva mio padre “l’unico giusto l’hanno crocefisso”) un ritorno per i genitori che si sono sobbarcati “la fatica enorme” di tirar su un figlio, cioè quando tocca a loro essere indifesi, fossero i figli ad erigersi protettori o addirittura badanti se i soldi non ci sono.

 

Adesso, ho di nuovo cambiato idea: adesso che mia figlia sta a Milano a casa sua con suo marito e suo figlio Nicolò, mentre io non posso resistere al freddo – mi sono addirittura ammalata in una settimana che ho passato là – me ne sto qui al semi-calduccio di Sanremo e sono felice di pensarli là che si arrabattano con la loro vita. Sono ritornata la montagna che li guarda felice mentre, tra tentativi ed errori, si provano a crescere. Sono anche stata fortunata: hanno dei genitori-suoceri “sempre” a disposizione e M. non si rincresce di passare del tempo su a fare il nonno. Io, invece, sarò una nonna di primavera!

Vi ringrazio, Chiara

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