“ADESSO VI TOCCA”: SUA MAESTA’ IL PAVONE ROSSO QUANDO CONTRO SNOOPY FA IL FAMOSO BARONE ROSSO, ASSO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE! DI DONATELLA D’IMPORZANO

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Il pavone è un grande fifone

tutto il giorno dorme ed è sornione. Non credete a quei vari colori che sono fatti per non venirne fuori. Tutti i giorni lo specchio gli riflette la sua bellezza vacua ed insolente. Se un giorno gli specchi spezzerà il gallinaceo vero si vedrà.

 

 

 

 

Ho letto sulla solita Enciclopedia Britannica che i piccioni discendono dai pavoni. Avevano capito, loro i piccioni quando erano ancora pavoni, che tutte quelle piume li rendevano facili prede di chi voleva adornarsene o semplicemente farsi un arrosto, la quale violenza non esclude l’altra. Riuniti in assemblea con a capo il Gran Pavo III, assiso solennemente sul Trono del Pavone, si spaccarono tra pavoni di destra e di sinistra: i pavoni di destra rinnovarono la loro fedeltà al Gran Pavo mentre i pavoni di sinistra fondarono il Partito dei Volatili Repubblicani . Piano piano si tolsero quelle piume vistose, si misero in grisaglia, cercarono riparo nei sottotetti e da lì propagarono la loro stirpe, restandosene sotto traccia e facendo di quell’accorgimento la propria fortuna. A ricordo dell’antico ma non rimpianto splendore, vollero mantenere delle piccole piume iridescenti intorno al collo, un vezzo che in fondo non possiamo rimproverargli. Quando i piccioni ci lasciano i loro indesiderati ricordi, lo fanno pensando di esprimere sconcezze su quei loro lontani parenti. Basterebbe quindi tenere un pavone sul terrazzo di casa (accorgimento suggerito da GEO).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Questa è la fotografia della Donatella mentre compone i suoi poemi in versi e in prosa: è meglio che cominciate a conoscerla per sapere cosa aspettarvi…!

 

 

 

nota dottissima di Donatella sul “Català o Llengua catalana”, lingua  in cui è stata scritta ed è cantata questa canzone per ora intraducibile. Dovrò ricorrere ad una catalana DOC che vi anticipo chiamarsi “La Bella Titti” (nome e cognome)

Il catalano è una delle lingue derivate dal latino che appartiene all’area “occitana” (lingua d’oc)  attualmente parlata in Catalogna, isole Baleari, zona di Valencia e Aragona in Spagna,  in Francia nel Roussillon- Provenza, in Italia nella zona di Alghero e nei dialetti nord occidentali tra cui il nizzardo, mentonasco e saremasco,e nel Piemonte e paesi vicini: nella Valle del Gesso, nel valle del Belino e nella Val Varaita; è lingua ufficiale del piccolo stato di Andorra.

ch. prima di ridere su questa tenera valle del Belino, che non credo di aver mai visto (ho sempre viaggiato “nun cestìn e tornata in un corbìn” – cestino e…cestino? , signfica uno che non vede niente, proprio come me), annuncio che questa mattina, insieme alla Do la Dotta, ho trovato che questo termine così diffuso in Liguria (belin) deriva dal dio Belino, dio del sole ligure-celta. E poi dicono “maschilismo” ligure!

Ho trovato ( da sola!) un testo magnifico su questo tema così serio sul “sito di Paolino”, u scito do belìn (accenti a parte) che a parte una introduzione molto seria, raccoglie espressioni dialettali che difficilmente conosce anche un vero ligure, ma non si può farne “copia”. Gli ho scritto pietendo… Volevo farvi un po’ ridere perché c’è la traduzione.  Vi trascrivo la più bella, sempre senza accenti, Paolino ha senz’altrO una tastiera speciale; mi pare che questo P. oltre che colto deve essere  un gran mattacchione:

Un belin ch’ o pa un figgie u piccin ch’ o rie”, trad. “Un c. che pare un bambino che ride”

Oh! voi donne e e uomini di questo pianeta: “non lo vorreste anche voi un… bambino così…?

 

 

TESTO DELLA CANZONE IN CATALANO  E LA TRADUZIONE IN INGLESE ( si prendeva tutto il pacchetto insieme)

Ens ho ha de dir la veu tremolosa i trista d’un campanar. Un cop de llum i el crit d’una garsa que ha despertat amb fam i busca per entre blats i civades qualsevol cosa per omplir el pap. O potser un gall que dins la cort canta: la nit és morta i ja es fa clar.  Mentre jo canto, de matinada, la vila és adormida encara. S’han despertat mullades les fulles del camp d’alfals veí. S’espolsen l’aigua de la rosada mentre que arriba la matinada i el sol que les escalfa fins que les tallin d’un cop de falç. Alcen la testa mullada i fresca. Per a caure a terra massa temps hi ha. Dintre la vila ja plora un nen i pels afores corren els bens. Amb el sarró i la bóta a l’esquena, amb un bastó a la mà, se’n va el pastor i el seu gos d’atura, se’n van cap unes altres pastures. Trencant rius i cabanyes a les muntanyes volen tornar. Surt amb l’aurora, cal sortir d’hora: el camí que han de fer és molt llarg. Cap a la vila ja ve el pagès, la bossa buida i el carro ple de roig tomàquet i de verdures collides del seu hort. La mula sua i el carro crida i l’home tanca els ulls i somnia mentre el sol es lleva d’un llit d’alzines, enlluernant les velletes que pansidetes, cap a l’església van caminant. I ara jo canto de matinada, la vila és adormida encara. Trembling and sad, the voice of a church bell Tells us that dawn is near. A gleam of light and the screech of a magpie That woke up hungry and is hunting In fields of wheat and of oats for Anything edible that might appear. Or else a cock that crows in the barnyard: The night is over and day is here.  But while at dawn I’m singing so roundly, The village still is sleeping soundly. Leaves of alfalfa in the next field have Woken up soaking wet. Water of dewdrops they’re busy shaking While dawn arrives and the sun is waking So it can later warm them Till with the sickle they get cut down. Up go their heads, they’re Cool and and they’re wet. There’s Plenty of time till they fall to the ground. In town is heard a young baby’s cry And all around are sheep running by. His walking stick in his hand and on his Back his canteen and his pack, Off goes the shepherd to find new pastures; His faithful dog will follow his master. Crossing rivers and valleys, Into the mountains they’re heading back. Up with the pearly Dawn, they leave early: They have to follow a long, long track. And now the farmer is coming to town; His purse is empty, his cart’s laden down With red tomatoes and vegetables freshly Picked from his garden plot. His mule is sweating, his cart is creaking; He shuts his eyes and soon he is sleeping While the sun is getting Up from a bed of oaks, shedding light On old ladies, Withered and faded, Walking to church for the morning rite. And now at dawn I’m singing so roundly, The village still is sleeping soundly.

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4 Responses to “ADESSO VI TOCCA”: SUA MAESTA’ IL PAVONE ROSSO QUANDO CONTRO SNOOPY FA IL FAMOSO BARONE ROSSO, ASSO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE! DI DONATELLA D’IMPORZANO

  1. nemo scrive:

    Belli i pavoni e bella la canzone. Circa il dio, mi pare che ci sia una ricerca storica del De Apollonia ( socialista d’ antan che conoscevo, e che ora non c’ è più … ) su Riva Ligure e il suo territorio dedicato al dio Beleno ( o qualcosa di simile … ). La pubblicazione ( un librone scritto con un suo collega, il prof. Durante, ancora attivo in quanto molto più giovane ) ce l’ ho ( perso fra le varie ‘montagne’ di libri leggiucchiati o solo ‘raccolti’, libri che mi ritrovo dappertutto … e che saranno rimossi con l’ intervento di una ‘ruspa’ ….. mah mahh ahhh, povero mi ! )

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    • Chiara Salvini scrive:

      NON RIESCI A TRADURMI? SONO ANALFABETA E IN PIù VORREI PASSARE IUL COMMENTO ALL’AUTRICE DEL TESTO CHE, LEI, E’ SICURO L’INGLESE NON LO SA PROPRIO, SEI CARINO CH.

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