SE TUTTO FOSSE “AMBIENTE” NELL’ORIGINE DELLE MALATTIE MENTALI…LA BELLA BB CHE CI RACCONTA LA SUA STORIA, NON SAREBBE OGGI UNA ROCCIA DI DIAMANTE CHE SPLENDE COME UNA STELLA E A VOLTE COME UNA STELLINA PICCINA PICCIO’…!

 

nota di ch. ho preferito lasciare l’intervista a BB nella sua spontaneità, anche se  determinerà qualche difficoltà di lettura – le sottolineature sono mie.

La tragedia nasce quando “tutti hanno conflittualmente ragione nei loro bisogni vitali”, anche se questa è una considerazione che esula dai criteri morali fondamentali per definire l’Homo Sapiens.

La musica doveva essere un gospel (canto religioso di origine afroamericana) ma anche un inno al Signore che fosse “allegro e danzante” come Barbarella (BB). Si tratta del notissimo “Oh Happy day”, ma-attenti-cantato live da Ray Charles. Il testo non mi pare necessario.

 

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RITRATTI DI BB LA BELLA    IERI                                            E OGGI

 

nota ch. : BB si riconosce solo nel porcospino (alle medie lo era veramente) e non in quel bel cucciolino che sembra disorientato, abbandonato com’è davanti all’officina delle moto…ma mi permetto di dire che ancora oggi, in una parte forse a lei nascosta, quel bel cucciolino vive in lei, e BB, per riuscire a stare in equilibrio, lei che oggi è un albero fiorito, deve inventare un modo per consolarlo, anche piantando patate, per dirne una, se al suo cucciolino piacessero le patate…

 

 


L’INTERVISTA

 

Ch. Questa cosa che tu mi dicevi, picchiava tutti e tre tua mamma

 

BB.  si, ce n’era per tutti e tre

 

non è che avesse qualcuno che…magari tu?

 

no, no no, lei ci assegnava un numero di cinghiate secondo la gravità potevano essere 5 o 10

 

ma per esempio, che motivi potevano esserci

 

i più stupidi

 

i più stupidi? Tipo?

 

L’ultima volta che mi ha preso a cinghiate, avevo 18 anni, le avevo stirato male una camicia, e quindi, a culo nudo, a 18 anni non  sei più bambina e quindi … e contare, devi contare le cinghiate, e se ti muovi ricomincia da capo. E poi c’era del sangue per terra, e mi ha detto “pulisci per terra puttana” e io quel “puttana” ce l’ho ancora qui; era disperata, era, tutti motivi che vuoi…

 

che motivi aveva, dimmene qualcuno

 

aveva tre figli da tirar su, tre figli che le erano tre palle al piede e poi col marito che aveva… e dopo un certo tempo, in seguito,  senza marito…lavorando solo lei

 

si ma lei che cosa avrebbe voluto fare

 

lei avrebbe voluto fare la vita che faceva prima di sposarci che lavorava alla Fiat, era una…

 

Come la Fiat, qui a Sanremo?

 

A Torino dove ha conosciuto mio padre

 

Cosa faceva alla Fiat

 

Disegnatrice tecnica, era un gran bel lavoro solo che mia nonna, aveva tre ragazze da marito da sistemare

 

tua nonna sarebbe la mamma di lei

 

la mamma di lei e non so come è entrato in questa famiglia questo “dottore”, siccome era laureato in economia e commercio, era un dottore e lei doveva accasare la più grande, obbligava la più grande a scrivere, a mio padre piaceva la seconda, ma invece è toccato a lei, la terza, insomma obbligava la più grande a scrivere a questo C., senonché per quale motivo, non so, a mio padre piaceva la seconda, e invece è toccato a lei. In quel periodo mio padre era a Bengasi, non o per ragioni di guerra eccetera,

 

Ragioni di guerra?

 

Eh si, nel 39-40

 

Ha fatto la seconda guerra mondiale?

 

E si

 

E in che.. non sai in che reparto?

 

Non lo so, so che sul suo diario c’è, ma non lo ricordo. Lui era in Africa e mia mamma doveva  scrivere e mia nonna l’obbligava a scrivere a C.. Lei era gran bella, mia mamma, c’era un concorso “un sorriso per l’Italia” che è stato precedente del… di Miss Italia, e lei ha partecipato, però era ancora il tempo del fascismo, cioè mia mamma è nata e cresciuta nel fascismo, è del 21, il fascismo è iniziato nel ’22,

 

Cosa faceva la famiglia di tua mamma?

Allora, il nonno era un socialista,

 

a Torino?

 

No, in Sardegna e solo che in quel periodo i socialisti li mandavano al confino, so che politicamente… io non ho mai capito questa storia, perché era una storia di famiglia che non si doveva dire

 

anche tua nonna è sarda?

 

E sì

 

e dove stavano allora?

 

Allora loro stavano a Trieste, poi mio nonno è stato mandato al confino, mi pare a Pola, proprio fuori. Lavorava per il Monopolio, tabacchi. Questo da quello che intuisco perché non mi hanno mai raccontato…

 

quindi aveva un buon posto. Era nell’amministrazione pubblica, allora sai cosa gli avranno chiesto? Di giurare al fascismo

 

qualcosa del genere, so che appunto… e quindi mia nonna era separata da mio nonno, quindi

 

separata fisicamente o si son proprio…

 

si so che c’erano anche storie di Tribunale, però anche lì cose sentite così che non si poteva parlare. Però nel frattempo ha fatto anche sei figli, quindi, non so.

Morale che, dunque mia nonna cuciva, difatti l’abito da sposa per la zia, l’ultima che si è sposata, lo faceva lei mia nonna.

 

Questo avviene in Sardegna

 

no, in Sardegna finché non hanno mandato al confino mio nonno, E.

 

e.. non so perché e non so come sono finiti a Torino e mi ricordo che una volta sono andata a Torino abitavano in Via…, una bella casa grande, avevano un cane che si chiamava Spiucci, però ci sono stata forse tre giorni, a casa di questa nonna.

 

Quindi stavano bene

 

diciamo che erano una media borghesia, anche perché i figli più grandi provvedevano a mantenere la nonna

 

erano maschi?

 

Tre maschi e tre femmine, no, due maschi e quattro femmine. Allora, aspetta che devo ritrovarmi. Alla fine ha trovato questo dottor C. e l’ha fatto sposare con mia mamma

 

la tua mamma lo voleva ?

 

No

 

ah non lo voleva, e non ha avuto il coraggio di..

 

no, non ha avuto la autorità, la forza e l’indipendenza, aveva 17-18 anni, ma…

 

io credo che a te non te lo avrebbero imposto, avevi un altro carattere

 

no

 

tua mamma aveva un carattere debole, dolce, debole, di quelle persone che hanno bisogno di un appoggio?

e se ne ha avuto bisogno di appoggio non ne ha avuto

 

si vede da come si è ridotta, poveretta, ma non riuscire ad opporsi alla madre

 

comunque, mia madre era giovane, era bella

 

molto bella, io l’ho vista nella foto

 

lavorava alla Fiat, aveva .. mi ricordo una frase, diceva “io per poter andare in piscina dovevo pulire il gabinetto” e la trovava una grande ingiustizia, nel senso che “vuoi andare in piscina? Allora prima di andare in piscina pulisci il gabinetto”, cioè era uno dei doveri di queste tre o quattro figlie che aveva che insomma, e lei trovava questo una grande ingiustizia

 

si capisce ma qualcuno doveva pur pulire

 

esatto e qualche volta toccava a lei ma lei lo trovava un’ingiustizia. Ha dovuto licenziarsi dalla Fiat, perché, “la moglie di un dottore non va a lavorare” quindi lei si è trovata sposata

 

poverina

 

lei si è trovata sposata

 

questo glielo ha imposto sua madre o suo padre?

 

Sua mamma, non lo so, io so che lei non ha mai accettato questo matrimonio. Si è trovata a 18 anni, senza più il suo ambiente, senza … mio padre abitava a Tireste.

 

lei dove abitava?

 

Torino, quindi sradicata da Torino a Tireste con un uomo che le era stato imposto. Era andata ad abitare in casa di mio padre dove c’era la sorella di mio padre e il nonno, M.

 

tuo papà, dici, era molto legato alla sorella, tu non ne sai niente?

È tutta un’altra storia difatti questa sorella di mio padre la E. poi un’altra sorella di mio padre W., poi ci sono i nomi delle sorelle e dei fratelli di mia mamma che erano…

 

tutti gli zii insomma, e li hai conosciuti?

 

Ho conosciuto tre zii, si più o meno li ho conosciuti

 

come erano?

 

Erano, diciamo se ti parlo adesso di T. e di altro, perdo il filo…

 

si, si

 

Allora si sono sposati. Mia mamma si è trovata che stava bene a Torino, era ragazza, allora si trova a Trieste…

 

che studi aveva fatto tua mamma?

 

Dattilografia, scuole di segretaria,

 

beh, se era disegnatrice…

 

però era una dote che aveva

 

ma avrà dovuto studiare

 

e no allora imparavi sul lavoro, cioè le tue attitudini, anche io sono andata a lavorare, non avevo titoli specifici, poi sul lavoro mi sono scelta la mia strada.

Si è trovata in questo ambiente estraneo e lei e il nonno le metteva le mani un po’ addosso

 

il papà di tuo padre

 

eh si, e lei si offendeva, andava da suo marito e diceva “guarda che tuo papà mi mette le mani addosso” e suo marito le ha detto “hai visto il vecchietto che gli tira ancora” o una frase del genere, quindi lei non si è sentita neanche difesa da C. La sorella di mio padre  era una donna molto religiosa, molto di chiesa, tutte le mattine andava a messa eccetera

 

ma questa sarebbe quella a cui tuo padre era legato, nel diario mi pare dica che è stato l’unico suo vero dolore

si, ed era anche molto morale; dopo nove mesi e una settimana è nato il primo figlio, siamo nel 41, si maggio 41 è nato F.

 

quello che sta a Bordighera?

 

no.. e lei era disorientata, so che mi raccontava che una volta sua mamma era andata a Trieste a trovarla, ma non per trovare lei, ma per sbrigare delle pratiche di questioni sue, sbrigate le pratiche se ne è tornata a Torino. Quindi lei sperava tanto nell’aiuto dell’appoggio di sua mamma, invece lei, finiti i suoi affari se n’è andata.

 

Quindi lei aveva un’immagine brutta di sua madre, perché l’ha obbligata a sposare uno che non voleva, aiuti non gliene ha dati, addirittura  è arrivata a Trieste  e non le ha dato…

 

e in più le diceva: “pensa che a casa mia ho sette materassi  di lana e non so cosa farne”, e mia mamma, ma santo cielo, qui abbiamo bisogno di tutto e mi vieni a dire che hai della roba che non sai cosa fartene

 

perché tuo papà non lavorava?

 

Si, però c’era la guerra,

 

lui non era soldato?

 

Si era, so che ha partecipato a questa guerra.

 

Allora aveva un’immagine di sua mamma molto brutta.  Addirittura, scusami, che si vantava dei sette materassi e non le dava niente…io credo che questo abbia una grande importanza, deve aver avuto un odio profondo con sua madre.

Morale… dopo tredici mesi è nato il secondo figlio, a giugno del 42

 

e lei come se la cavava coi figli, coi bambini? Dipende dalle persone, ci sono quelli che non li sopportano

 

non lo so, non ho ricordi. Intanto la guerra continuava e succede, nel 43 che Trieste era zona di occupazione, quindi tutti i civili li hanno sfollati, dove vanno? A M. c’era una sorella di mio padre, la L., che le ha detto vieni da me con i bambini, intanto ti cerchi casa

 

questa è un’altra sorella?

 

di mio papà che abitava a M., lei era già sposata, anche lei aveva due bambini, a questo punto mia mamma ha preso: F.  che camminava appena, G. attaccato al seno, insieme alla sorella di mio papà, hanno preso un treno e sono andate a M. a casa della W. Nel frattempo mio papà era a Napoli. Allora vanno a M., questa W. abitava, come, poniamo a San Martino, mia mamma va lì e fa le pratiche per la tessera quelle cose lì le assegnano i negozi come per esempio a S. Martino, intanto cerca casa e trova casa a M. A., che era, poniamo alla foce. Quindi lei partiva dalla foce, andava a San Martino, lasciava i bambini, faceva la spesa nei negozi della zona per sé e per sua cognata, tornava lì si riprendeva i bambini andava a casa eccetera. Insomma è stato un periodo prima di trasferire tessere e tutto quanto dall’altra parte. Ha trovato una bella casa. E le scrive suo marito e dice: “Cara moglie, visto che Napoli… intanto cosa succedeva, arrivavano gli americani, gli americani prima di arrivare hanno bombardato a tappeto perché il danno che non l’ha fatto tutta la guerra l’hanno fatto anche gli americani quando sono arrivati, loro tanto per cominciare bombardavano in modo che non ci fosse nessuno e arrivavano tutti belli trionfanti. Mio padre scrive a sua moglie e dice: “Cara Moglie, visto che Napoli è la città più bombardata d’Italia e qui si muore, visto che la vita sta per finire, prendi i bambini vieni a Napoli così moriamo tutti quanti e non se ne parla più”

 

sei sicura?

 

si. Glielo ha scritto. Allora mia madre

 

e ubbidisce di nuovo a una cosa così grave…

 

e prende due bambini uno che cammina appena, l’altro attaccato al seno, si prende un bel treno di terza classe con le panche di legno e va sino a Napoli. A Napoli ha passato due o tre mesi e ha un bel ricordo di quel periodo lì, nonostante i bombardamenti perché lasciare M. freddo e andare a Napoli… morale  che non sono morti nessuno però è tornata su ed era incinta di me.

 

Quindi siamo nel ’44

 

siamo… quindi nell’estate del 43.

 

Morale che arriva a M. A Napoli sentiva questa che ha abortito di qua, l’altra che ha abortito di là, l’altra che diceva “si, si, vieni da me…” cioè, abortire a Napoli era molto facile, aveva 20 anni, arriva a M., si rende conto di essere incinta, va in una farmacia a chiedere qualcosa per abortire, non l’hanno messa in galera perché aveva una faccia da bambina. E una cosa che m’ha detto, che ce l’ho ancora qua, mi dice “ho fatto di tutto per abortirti, e tu, carogna, sei rimasta attaccata”, è quel “carogna” che non mi va giù ancora adesso

 

e lo credo. E in che tono te lo diceva? Parlando tranquilla?

 

… così, si, parlando di un episodio della sua vita, ha fatto di tutto…

 

ma lei non ci metteva non so come dire, in questo “carogna” non c’era cattiveria?

 

Ma neanche tanta bontà

 

non voglio dire .. si può anche essere, siccome son parole che sentite da bambino...

 

no, non ero più bambina ero già abbastanza grande.

 

Tu hai chiesto a tua mamma che ti raccontasse la sua storia?

 

No, la raccontava lei così, a episodi.

 

Ma a te non interessava? Non facevi domande?

 

No, perché non…cercavo di non apparire … di non farmi notare.

 

Cosa facevi per non farti notare?

 

Cercavo di mandare giù e di stare zitta… non mi ricordo, ho pochi ricordi di M.. Poi mio padre è tornato dalla guerra e lì è cominciato il casino, perché lavorare non aveva voglia. Ecco c’era da andare a lavorare al sindacato, e mia mamma dice “Vai che c’è…” e lui dice “si ma io non voglio fare il mezze maniche” e ricordo che diceva mio padre: “Dammi un par de cento lire che vado al bar a vedere se faccio qualche affare” e mi ricordo che ritornava a metà mattinata

 

quindi i soldi…

 

no soldi non ce n’erano né per lei né per lui. Ritornava a metà mattinata e si faceva un uovo al tegamino, e io ci perdevo le bave dietro al pane intinto nel rosso dell’uovo e gli giravo intorno per chiedergli un pezzo di pane pucciato  nel… Addirittura ho preso una sedia e mi sono seduta vicino a lui, e lui continuava a mangiare, si finisce il rosso, si mangia il bianco e mi son messa protestare, lui mi ha dato una sberla, e il marmo me ne ha dato un’altra, il tavolo di marmo, ho picchiato. E io quell’episodio ce l’ho ancora lì.

 

Quanti anni avevi?

 

Sono venuta via da M. che avevo sei anni

 

quindi eri ancora piccola, avevi cinque anni

 

mio fratello più grande dice che arrivava a casa e diceva “speriamo che i bambini siano stati cattivi, così li mandiamo a letto senza cena e mangiamo noi”

chi lo diceva

 

mio padre. Oppure arrivava a casa e diceva: “Mi go magnà, voi arangeve”

 

ma di dov’era di origine?

 

Di T., ma la mamma di mio papà era slava, si chiamava K.

 

ma allora, scusa, io non voglio dir niente…ma era proprio …

 

ok

 

ma allora era malato, non era cattivo

 

malato, depresso o qualcosa perché poi…

 

perché la cattiveria c’è lo stesso perché mi metti al mondo dei figli e non  gli dai da mangiare e gli mangi sotto il naso?

 

No, allora… mi ricordo un episodio M. che c’erano i primi cartoni animati, mi pare che fosse Biancaneve e i 7 nani, e piangevamo tutti e tre perché volevamo andare, mi ricordo questo episodio, andavamo da soli, a parte che  allora i bambini si poteva girare da soli tranquilli, non c’erano grossi pericoli, e c’era questo cinema e volevamo andarlo a vedere noi tre. Allora mio padre dice “va bene ci vediamo alle tre dal cinema”. Io mi ricordo di essere stata come.. immagina l’entrata di un cinema pieno pieno di gente, io che giravo e vedevo solo le gambe della gente perché ero piccina, e guardavo di qui di là e mio padre non c’era

 

i tuoi fratelli…

 

 

anche loro erano con me, e guardiamo di fuori e non c’era nessuno, guardiamo di dentro mio padre non c’è. Siamo tornati a casa e troviamo mio papà a casa,  e dico: “Ma papà, ma non dovevamo andare al cinema? Non t’abbiamo visto” e dice “Ma dove avete guardato?” “Abbiamo guardato dentro” “Ebbè, io ero di fuori”, “Ma abbiamo guardato anche di fuori” “Ebbè io allora ero dentro”

 

vi pigliava in giro, si divertiva

 

ci ha preso per il culo. Però avrebbe voluto che noi fossimo entrati lo stesso, cioè che ci fossimo fatti furbi, fossimo entrati nonostante, entrati senza pagare, perché diceva che “bisogna che si facciano furbi, bisogna che…” insomma, tutto così

 

bisogna che si facciano furbi…

 

cioè: meno gli dai, più si arrangiano

 

ah, era una filosofia la sua

 

esatto

 

ma, era fascista tuo papà come ideologia?

Ma c’era nato e cresciuto anche lui, quindi non potevi non esserlo

 

volevo dire ma..

 

era anticlericale, era…non lo so

 

questa cosa di mettere le persone nel massimo delle difficoltà perché imparino ad arrangiarsi io non me ne capisco gran che ma io la direi un’ideologia fascista

non lo so.

Di che anno è nato, lo sai?

 

Dell’11

 

beh dell’11 era bambino nel 22, sarà stato anche lui figlio della lupa

 

mia mamma l’ha fatto quel percorso

 

e la famiglia non lo sai se era fascista?

 

no, mio nonno paterno era un gran comunista, si

 

ah si?

 

Si, si, quella zia che era molto di Chiesa, la E., ha pregato per tutti, per B. per W. e per tutti e ci ha aiutati, ogni tanto arrivava un vaglia di 10.000 lire, quando eravamo già a Sanremo

 

tuo padre era comunista?

 

Si, per finire. Morale che mio papà non lavorava, ma mamma diceva: “Come quello mette le braghe sul letto io sono incinta” quindi non aveva più rapporti con lui, e lui ha scritto poi sul diario “mia moglie  per cinque anni non ha voluto rapporti e questo mi umiliava”, giravano pochi soldi, poco da mangiare, botte da orbi e  mia mamma andava a lavorare

 

tuo papà la picchiava?

 

E picchiava, mio papà prendeva a calci mio fratello G. perché si faceva la cacca addosso, con gli scarponi, G. avrà avuto 5, 6 o 7 anni. E anche mia mamma si è presa delle botte. Mia mamma lavorava mio papà stava a casa

 

e guardava voi?

 

Non lo so, noi eravamo una cricca di una decina di ragazzini che ci divertivamo di sotto avevamo un fiume sotto casa, se non eravamo di qua eravamo di là

 

questo aspetto dei giochi come te lo ricordi?

 

Come un’evasione da casa., un buon ricordo.

 

E sei cresciuta come una scugnizza…

 

si, infatti ero una monella. E un certo punto mia mamma trova da lavorare presso un personaggio che aveva lasciato la Iugoslavia e stava andando in Austria da una sorella di sua mamma, questo personaggio parlava solo tedesco e serbo bosniaco, e aveva bisogno di una persona che capisse il tedesco e scrivesse a macchina e mia mamma “è il posto che fa per me” non sapeva il tedesco, non sapeva scrivere a macchina, cioè scrivere a macchina si, però era intelligente, aperta, duttile, quindi è andata a lavorare presso questo signore che doveva fermarsi solo una settimana, senonché, sempre per questioni di guerra, di passaporti, di cose strane, questo si è fermato molto a M., non so, o si sono innamorati o le ha fatto pena, insomma, ha preso mia mamma e se l’è presa sotto l’ala, come un angelo custode, e si sono voluti bene. Quindi …

 

qualche riscontro di questa cosa voi l’avevate?

No. No, questa è tutta una storia che ho capito molto, molto dopo, sapevo che c’era questo personaggio

 

ma tua mamma portava per lo meno da mangiare

 

e certo ma mio papà non si domandava da dove arrivasse, per quello che ne so.

 

Tua mamma lavorava, non è che facesse la vita

no, no, questa è l’unica cosa che non posso rimproverare a mia mamma, ma poi era anche sessuofoba mia madre, aveva una paura nera del sesso, perché…

 

e certo, chissà tuo papà come l’aveva…

 

come l’ha trattata, quindi… vabbè.

 

E com’era questa persona, tu l’hai conosciuta?

 

Si, però viene dopo. Morale che mia mamma vuole lasciare mio padre e dice “per mantenerne quattro e rischiare di metterne al mondo degli altri, ne mantengo solo tre e mi faccio la mia vita”. C’era un’amica di mia mamma. Perché mia mamma aveva tante, tante amicizie, fuori di casa era un gioiello, una simpatia, sempre vivace, piena di cultura, di tante cose e questa signorina che era una norvegese, ha saputo che era una collaborazionista, sapeva cinque lingue, quindi collaborava con l’uno e con l’altro, con questo e con quello, aveva un amico qui a Sanremo che l’aveva invitata a venire giù, questa dice a mia mamma “andiamo a Sanremo, io ti guardo i bambini, tu vai a lavorare e vediamo di tirare avanti”

 

ha trovato sempre delle persone che la sfruttavano

 

diciamo che…

 

tuo padre l’ha sfruttata in tutti i sensi..

 

ha venduto la fisarmonica che aveva…

 

tua mamma suonava

 

si, d’istinto, non ha mai saputo leggere una nota, si metteva le mani su una tastiera e suonava

 

ma davvero? Aveva molte qualità

 

molte qualità, e questo M.  la sera prima di partire tutti quanti da M. a Sanremo è stato a cena con mia mamma, sono stati a cena fuori e ci ha accompagnato lui alla stazione

 

tuo padre rimaneva a M.

 

e mio padre rimaneva a M.

 

non se ne faceva niente di perdere la famiglia

 

peggio. Sui suoi diari, quando ho copiato i suoi diari, ho cercato qualche riferimento di affetto o di interessamento ai figli e ti trovo questa frase “Quando mia moglie e i miei tre figli se ne sono andati, non ho fatto niente per trattenerli, anzi è stata una liberazione”

ma io ho visto anche in quel pezzetto che mi hai dato c’è scritto che lui ha fatto di tutto per staccarsi dalla sua famiglia, per non volercisi attaccare…

si, qualcosa del genere, in pratica è questo

 

come un impegno, una disciplina di non legarsi alla sua famiglia

 

esatto e quindi noi siamo venuti qui a Sanremo e da lì è cominciata l’avventura che ti ho raccontato.

 

 

nota di ch. : questa intervista, d’accordo con BB, che l’ha trascritta dal nastro, ha un seguito ancora tormentato, ma un finale felice che verrà pubblicato sul blog. Non ho condizione per ora di approfondire un aspetto fondamentale: il padre di BB ha sempre tenuto un diario fino agli ultimi anni, depositato dalla figlia, che l’ha integralmente trascritto, presso l’Archivio dei Diari fondato da Saverio Tutino negli anni Ottanta, con la collaborazione-mi pare- di Duccio Demetrio. Il titolo del diario è “Anni terribili senza una lira”. BB è attiva collaboratrice volontario di questo Archivio.
Un estratto del diario è stato pubblicato sulla loro rivista “Prima persona”: ho letto questo estratto e ho potuto constatare (come afferma BB)  che il padre di BB soffriva di depressione. Dalla lettura del diario intero, che per ora non ho fatto, forse – forse – potrò capire qualcosa di più delle caratteristiche  e del tipo di depressione sofferta. Vi trasmetterò le mie “ipotesi ipotetiche”. Voglio però segnalare una cosa importante che riguarda l’ereditarietà delle malattie mentali : recentemente si è scoperto che non segue le leggi di Mendel, ma che è solo un membro della coppia che trasmette il materiale genetico portatore della malattia.

Nel mio caso è abbastanza chiaro: la famiglia del papà di mia madre era composta di due fratelli e una sorella. Nei loro discendenti si trovano tre persone (mie cugine in secondo grado) che hanno dei trascorsi di malattia mentale leggeri o gravi. Questo significa che, anche se il padre di BB soffriva di depressione, non è detto che abbia passato questa sua caratteristica a BB. Per quello che la conosco, certo non approfonditamente, anche se abbiamo fatto elementari e medie insieme (ci siamo ritrovate per caso dopo cinquant’anni di vita), intuitivamente direi che è la persona più sana mentalmente che conosco. Affermazione forte, lo so, ma per ora (e scruterò con ossessione: cara BB è una  minaccia!…di cui so già non te ne farai un baffo!) non riesco ad intravvedere in lei nessun segnale di nevrosi, come è caratteristica di tutti i cosiddetti “normali” in forma invisibile o più o meno accentuata quando visibile.

6 risposte a SE TUTTO FOSSE “AMBIENTE” NELL’ORIGINE DELLE MALATTIE MENTALI…LA BELLA BB CHE CI RACCONTA LA SUA STORIA, NON SAREBBE OGGI UNA ROCCIA DI DIAMANTE CHE SPLENDE COME UNA STELLA E A VOLTE COME UNA STELLINA PICCINA PICCIO’…!

  1. D 'IMPORZANO DONATELLA scrive:

    Mi spiace che sia sparito il commento precedente; probabilmente avrò schiacciato qualche tasto sbagliato e il computer non ammette errori. Ad ogni modo dicevo due cose: che l’esperienza di BB è da lager ed è miracoloso che ne sia uscita anche brillantemente. E’ anche straordinario che tu abbia voluto riprendere questa conoscenza, che ti aveva dimostrato ai tempi della scuola solo ostilità. C’è voluto un bel coraggio e una reale voglia di conoscere. Ciao. Ti abbraccio.Do

    • Chiara Salvini scrive:

      guarda che il commento che cerchi è qui sotto (sempre che non viaggi), inviato da me il 12 marzo (vuoi sapere anche l’ora?) come “non-replica” al tuo commento all’articolo “Qualche numero sui lavoratori a contratto…”. ciao bimbìn, quando mi vedrai (scritta), un bel bacio di primavera, ch.

  2. nemo scrive:

    Le malattie ‘famigliari’ ( mentali, oncologiche, ecc. ecc. ) vanno ‘osservate’ anche e soprattutto non colle leggi di Mendel ma ‘attraverso’ gli ‘stili di vita’. Alimentazione, comportamenti, ambiente, condizioni economiche, igieniche, sociali, ecc. ecc. Allora, ci si accorgerebbe che l’ ereditarietà pericolosa non riguarda la genetica ma riguarda ben altri fattori ancora più ‘decisivi’. I ‘guai’ genetici ( che dovremmo considerare come le meraviglie del caso ) sono quasi sempre una ‘variante’ colla quale ci si vive benissimo e rendono colorata e bella la vita, perché complessa e varia. Purtroppo, è con l’ ambiente, in cui gli infanti vengono a trovarsi, che si devono fare di più i ‘conti’. Ma anche qui, una via di fuga ci può essere, fortunatamente: quella che fa dire che i bimbi diventano grandi nonostante i genitori. Ma come ?

    • Chiara Salvini scrive:

      Forse per idiozia mia, a volte sembra che tu polemizzi su quanto dico (anzi, “riporto dai testi di genetica”) sul ruolo del patrimonio genetico che, sempre per quello che so, è oggi-fuori alcune poche malattie- considerato “un patrimonio virtuale che ha bisogno dell’ambiente per svilupparsi”. Come forse ho già riferito, il titolare della cattedra di genetica dell’università di Bologna, di cui purtroppo in questo momento non ricordo il nome (oh grandi pregi della vecchaiia!!), in una comunicazione telefonica più che gentilmente concessa a me, mi diceva testualmente: “noi nasciamo con un una potenzialità a molte malattie, ma queste si sviluppano solo ed esclusivamente se trovano un ambiente (non te la prendere: fin dal concepimento…è comunque “ambiente rispetto al feto!”) e poi, dopo la nascita (quindi famiglia società alimentazione prima di tutto, ma non solo) solo se trovano le condizioni necessarie al loro sviluppo, altrimenti rimangono pura potenzialità”. Questa è, a mio parere questa volta, la ragione dell’incredibile espandersi della malattia “depressione” nel mondo, grave e meno grave, a sottolineare che a queste condizioni di vita – escludendo alcuni vincitori…che poi bisognerebbe seguire fino al compimento della vita- l’essere umano non riesce più a sopravvivere. Fortunatamente il cervello è un organo estremamente duttile e soggetto a modifiche non da poco (basta vedere la straordinaria, per noi, velocità con cui i giovani apprendono le nuove tecnologie, le rapide connessioni della loro mente…e magari la quasi impossibilità a misurarsi con un testo, scritto o al computer, di una qualche complessità di pensiero e di concetti) per cui possiamo immaginare che i nostri figli e nipoti (devo proprio aggiungerlo, povero Nicolò!) si troveranno a vivere in un mondo, che per noi significherebbe la quasi impossibilità di sopravvivenza per mancanza di ossigeno, e che loro, invece, potranno considerare pienamente umano. Degenerazione della specie, nuovi barbari? Solo se ci poniamo noi “antichi”e il nostro tipo di “civiltà” a modello. Il Rinascimento, in tutto il suo splendore, è nato dall’interconnesione, miscelazione, non so come dire, dei Romani e della loro eredità, conservata e trascritta nei monasteri, e l’apporto della “nuova civiltà” di cui erano portatori i vari popoli, chiamati “barbari”, appunto, dai Romani, come i Vandali, Visigoti, Franchi ecc. Quelli che soffrono di più, a mio modo di vedere, siamo noi che viviamo in un periodo intermedio perché una parte di noi, del nostro sistema nervoso è intessuta della civiltà e i valori del dopoguerra fino a più o meno gli anni Ottanta…Novanta (?), e la cultura di oggi alla quale, anche per chi cerca di stare più o meno vicino ai nuovi tempi, magari attraverso i giovani, rimane assai estranea. Per citare un fatto recentissimo: all’inaugurazione a Mentone, per tuo invito, poche settimane fa, della lapide che ricordava il martirio di un gruppo di giovani francesi e italiani morti in lotta contro il nazismo e il fascismo, fuori i cantarini un po’ stonatelli, non ho visto molti giovani (forse ero distratta) mentre noi, “che avevamo vissuto” quell’epoca, chi più chi meno, eravamo molto commossi. Per me si trattava di respirare un’aria salubre e necessaria ai miei tessuti mentali che non sapevo più che esistesse e ancor più che “fosse possibile”.
      Ma per uscire dalla traversa, per me sempre più interessante della strada dritta ahimé per chi legge, e tornando all’ambiente-patrimonio ereditario, a me pare che diciamo la stessa cosa. Tu con parole “più colorate”, io con la mia monotonia di linguaggio, ma “fuori il periodo della gravidanza che, a quanto pare non ti entra in testa”, a te come a tanti altri, diamo lo stesso accento all’ambiente che troviamo venendo al mondo. Ti ringrazio del contributo, in genere prezioso, che dai al nostro blog, soprattutto perché ti so in un frullatore tra piastrelle, PD, piastrelle della sede del PD, beninteso, Tribunale dei malati, assistenza festosa a pittori di fama…gatti (ci sono ancora?) che non sono tuoi…e -qui bisogna proprio dire “dulcis in fundo”- la fila di femmine assatanate che ti aspetta già pronte davanti alla porta della tua casa! Che il cielo ti mantenga così tanta energia!, è una benedizione atea, puoi accettarla, fanatico mio, non “laica”, perché laici siamo tutti noi cittadini di un paese…fuori quelli che non lo sono, ciao, grazie, chiara.

  3. nemo scrive:

    Condivido e rido, il ‘finale’, poi, è strepitosamente divertente …. cara Chiara.

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