TUTTE LE FAMIGLIE, GRUPPI, COMUNITA’ NECESSITANO DI UN CAPRO ESPIATORIO, CHI PIU’ CHI MENO, PER VIVERE INSIEME TRANQUILLI. QUESTA E’ ZIA MINA NEI RICORDI DELLA NIPOTE, DONATELLA D’IMPORZANO

 

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Canzone “Lo spazzacamino”, gruppo di Beppe junior, dal sito “Liscioterapia”

 

 

 

 

 

Zia Mina (1a puntata)

 

Veramente si chiamava Catterina, perché così fu registrata all’anagrafe di Diano d’Alba in provincia di Cuneo, dove era nata all’inizio del ‘900. Per noi, suoi due  unici nipoti, figli di una sua sorella minore, la storia incomincia circa cinquant’anni dopo, nel secondo dopoguerra. Da bambini, gli adulti, tranne i genitori sempre presenti, si vedono un po’ come dei personaggi di teatro che appaiono e scompaiono, ma che  non fanno realmente parte della nostra vita. Zia Rina era sarta e quella professione per noi era appiccicata  a lei, come fosse la sua vera identità. A me faceva sovente dei vestiti, con la stoffa comprata da mia mamma oppure con   ritagli avanzati da qualche cliente. “E’ molto precisa – questo lo dicevano  i miei genitori- anche troppo”- aggiungevano subito, facendo intendere che c’era qualcosa di esagerato, di fastidioso in lei che disturbava. Noi bambini avevamo intuito che potevamo con lei azzardare qualche capriccio, qualche piccola mascalzonata. Durante le misurazioni dei vestiti, che erano lunghe e numerose, ricordo di avere apposta  esagerato il fastidio che mi davano gli spilli infilati nella stoffa, che ogni tanto mi sfioravano. Alle mie lamentele, mia mamma, sempre presente, si rivolgeva a lei, dicendole: “ Ma sta ciù atenta, nun ti vei che ti ghe fai ma a sta petita!”. Allora zia Rina si rivolgeva a me e, quasi scusandosi, mi diceva :”E dai… non ti ho mica fatto così male!” Una volta, ero molto piccola, mi portò in regalo una borsetta rossa: al momento ne fui molto felice, ma subito dopo, aprendola e constatando che dentro non c’era niente, la scagliai per terra con violenza, gridando “Ciodi, ciodi!”, urlando la mia rabbia perché  non ci avevo trovato dei soldi, come mi sarei aspettata. Quella volta i miei mi rimproverarono, ma in seguito li sentii dire tra di loro: “ Però, sta garsuna, a nun ariva  propriu a gnente. Cousu l’eira metighe drentu caiche soudu!”. Così anche quella volta mia zia venne azzerata in poche parole. Lei abitava da sola, non molto distante da noi e ricordo che una volta, andati da lei  io e mio fratello,  non so se per dispetto o per noia riuscii a farle  entrare in casa un gatto nero che vagabondava nei dintorni. Quando se ne accorse, scacciò  di casa noi e il gatto dal nefasto pelo, ma io ebbi solo una leggera sgridata dai miei, inevitabilmente informati della bravata. Con me era in genere molto permissiva: se capitava di andare a passeggiare insieme, io e lei da sole, le riempivo la borsa di semi, pigne e datteri, che poi portavo a casa e che mia mamma regolarmente buttava.

C’era stato sicuramente qualcosa di oscuro nella vita di mia zia. I vaghi accenni che sentivamo in famiglia, mai peraltro svelati, ci facevano pensare a qualche segreta colpa. Mia mamma diceva che zia Rina era stata molto bella da giovane (c’era in casa sua una foto che lo confermava), aveva avuto un mucchio di pretendenti, che  aveva rifiutato non ritenendoli “abbastanza all’altezza” – come dicevano in casa; passata la giovinezza, diradatisi  gli ammiratori, si era ritrovata zitella. Proprio così si diceva allora- zitella- con un misto di commiserazione e di disprezzo. Oggi si direbbe elegantemente “single”, ma ai tempi era un marchio sulla donna che non aveva adempiuto al suo dovere naturale, quello di riuscire a prendere  marito e fare dei figli.  Mia mamma, parlando di zia Rina da giovane, diceva che era stata la carina della famiglia perché era la più bella tra le sorelle, la più vezzeggiata. Poi, morta la madre di spagnola, pur essendo lei la più grande d’età (doveva avere diciott’anni), non si era presa cura della famiglia. Questo compito era toccato a zia Maria, la seconda per età, che avrebbe voluto studiare e farsi una vita indipendente. Con il senno di poi, credo che questa povera zia Rina (ma anche tutti gli altri che le stavano attorno) avrebbe potuto fare una vita  migliore, come tanta parte dell’umanità, se ci fosse stato  verso di lei uno sguardo diverso.  I miei dicevano che aveva un caratteraccio, che era sempre piena di mali, che  per ogni vestito che doveva fare si agitava e faceva diventare matti tutti. Mia mamma diceva che  fin da piccola aveva dimostrato un brutto carattere: solo sua madre riusciva a farle smettere le mattane buttandole addosso un secchio d’acqua!  Eppure zia Rina con noi nipoti era sempre allegra; le piacevano le canzoni un po’ jazz, soprattutto quelle di Natalino Otto e le canterellava con noi.  Le piacevano i gioielli, naturalmente falsi, quelli più luccicanti (l’oro di Nizza che non vale una stissa, diceva mia mamma). Con tutto questo carico di cattiva fama riuscì in seguito, quando già si trovava a “Casa Serena”, a sposarsi con un violinista, a  sopravvivere al marito e a vivere fino a novant’anni. L’ultima volta che l’andai a trovare cantava, con la sua compagna di stanza, “Spazzacamino” e  ricordava come era buona la freisa che beveva quando andava da piccola in Piemonte.

 

minuscolo dizionarietto:

Ma sta ciù atenta, nun ti vei che ti ghe fai ma a sta petita! = ma stai un po’ più attenta, non ci vedi che le fai male a questa bambinetta.

Ciodi, ciodi! = soldi soldi

“ Però, sta garsuna, a nun ariva  propriu a gnente . Cousu l’eira metighe drentu caiche soudu!” =’sta ragazza però non arriva proprio a niente, cosa le costava metterci dentro un po’ di soldi.

 

nota di chiara, speriamo breve: il meccanismo del “capro espiatorio” è sempre esistito,  dalla prima minuscola comunità umana e forse anche animale, ma non lo so. Il gruppo si tiene compatto, legato da sentimenti “prevalentemente” positivi (l’ambivalenza tra una persona del gruppo e l’altra non svanisce mai, può essere “coperta” o “autodisciplinata”, ma esiste sempre in gradi molto variabili) perché “elegge” (casualmente, ma qualche base di realtà è necessaria per far partire  “l’immaginazione creatrice di realtà” e i più triviali sentimenti umani, da cui siamo tutti ansiosi di liberarci perché ci portano disagio, ansia, mal umore soprattutto ecc. : quanto stiamo meglio quando ci sentiamo “buoni”!), dicevo “sceglie” un suo membro (meglio se parente stretto perché “il filo elettrico” è più corto…), ma anche una categoria (meridionali, immigrati, zingari, ma anche “svizzeri”, adesso “tedeschi”…) un partito, una squadra di calcio, la famiglia vicina o del paese vicino ecc. – il gruppo “sceglie” un X  per dirottare e sfogare, come su un parafulmine, l’energia cattiva che ci nasce da dentro a tutti, chi più chi meno, e così facendo liberarci e sentirci leggeri, soprattutto sentirci delle “brave persone” piene di buone intenzioni, come comanda (“comanda”)  la nostra coscienza cristiana o musulmana o atea.

Questo tipo di sentimenti  (più frequenti nei gruppi perché siamo animali sociali, possono però riguardare anche i singoli, soprattutto quando persone solitarie ed estremamente riservate) hanno la tendenza a nascere più o meno casualmente e da un pretesto che può essere piccolo, ma si allargano e si montano da soli come un soufflé fatto a regola d’arte, e soprattutto si contagiano agli altri attraverso la parola come la peste; inoltre, nel tempo, tendono a cristalizarsi quasi un’allucinazione collettiva che ci mostra che “la realtà è proprio così”. Credo inutile citare le folle che adoravano Hitler Mussolini Stalin ecc. e che, naturalmente, “sapevano fino in fondo e in buona fede che la realtà era proprio così come la vedevano loro e come la vedevano tutti”. Questo tipo di sentimenti sono, direi, peggio del delirio perché-anche quando “il delirio è florido”, come si dice tecnicamente in un modo un che trovo ridicolo, il malato è accessibile ad una larvata critica se fatta con garbo e sapientemente. I deliri che riguardano il proprio capro espiatorio di elezione preferiscono “uccidere” che incrinarsi: pensando ad una famiglia e alla zia Mina pare un’esagerazione (ma estremizzando a volte si vede più chiaro), e poi  la storia è una miniera…florida, appunto, come i deliri dei suoi popoli.

conclusione ch.: lunga e illeggibile per “floridezza” di parentesi!

2 risposte a TUTTE LE FAMIGLIE, GRUPPI, COMUNITA’ NECESSITANO DI UN CAPRO ESPIATORIO, CHI PIU’ CHI MENO, PER VIVERE INSIEME TRANQUILLI. QUESTA E’ ZIA MINA NEI RICORDI DELLA NIPOTE, DONATELLA D’IMPORZANO

  1. D 'IMPORZANO DONATELLA scrive:

    Mi sembra molto bello questo tuo pezzo sulla nascita e sviluppo della ” pecora nera”. Sarebbe così bello potersene liberare, soprattutto per il povero animale! Penso che potresti nel titolo dire il nome vero ( zia Rina), anche perché nel testo è rimasto. Descrivi molto bene quel compiacersi di sentirsi buoni rispetto agli “altri”. Sicuramente, svelato il meccanismo infernale, si potrebbe migliorare, ma poi, sentirsi uguali agli altri… con gli stessi difetti e le stesse miserie! Ti abbraccio dalla mia tana . Ciao.Do

    • Chiara Salvini scrive:

      MA CICCI SANTA! IL RACCONTO E’ TUO! MAGARI CAMBIO IL PUNTO DOVE E’ RIMASTO IL NOME VERO! SAI CON TUTTE QUESTE MIGLIAIA DI LETTORI CHE CI ASPETTANO…POTREBBE ANCHE ARRIVARE AD ORECCHIE INFERNALI (PUR NELLA LORO GRANDEZZA DUMBO TUTTA CATTOLICA!) E SOPRATTUTTO—COME TU SAI ANCHE TROPPO BENE—-A BOCCHE INFERNALI TIPO “S’I FOSSI FOCO ARDEREI LO MUNDO…”, FRASE CHE DEVE ESSERE ASSOLUTAMENTE DETTA CON LA VOCE DI SALVO RANDONE CON DUE RANTOLI IN FINALE MOLTO RALLENTATI…COSA NE DICI SE COMINCIASSIMO A FARE UNA RETE DI TANE, ANCHE UNA RETE DI TANE ONLINE, NON SE NE PUO’ PROPRIO PIU’ DI QUESTE CASETTINE CON LE NOSTRE BELLE FAMIGLINE MARITINI O MOGLINE CHE SAREBBERO DA IMPALARE E CHE DIVENTANO ACIDI (IO PER PRIMA) COL TEMPO E I FIGLIOLINI CHE POI NON LAVORANINANO MA FANNO ALTRI FIGLIOLINI E LE PIANTINE E I GATTINI E I PAVIMENTINI CHE FINITI DI PULIRE SONO DI NUOVO PIENI di POLVERINA e lana E QUELLA COSA TRAGICA DEL MANGIARINO (CICCY E’ PRONTINO!) CHE APPENA FATTO SPARISCE COME LO BUTTASSI DI COLPO “bum” NEL PATTUMINO…E FUORI, CHE TUTTO IL MONDO VIVE E SI RINNOVA SOPRATTUTTO I TEATRI E E LE COREOGRAFIE DEL BALLETTI E LA MUSICA…TE LO RICORDERAI IL NOSTRO GRUPPO DI STUDIO SUL NOVECENTO…TRE SPARUTE MAESTRINE DALLA PENNA GRIGIA CHE PONZAVANO PONZAVANO SU ELIOT? SIAMO RIMASTE – O PEGGIORATE-COME ALLORA CON TUTTO ‘STO GIOCARE ALLE MALEDETTE CASETTE come vespa…NON ABBIAMO ANCORA “INGOIATO” IL NOVECENTO, FIGURARSI OGGI! SIAMO RIMASTI AL POVERO PASCOLI…LAMENTOSI COME LUI, COME LUI CON IL NOSTRO SFIANCATO SOCIALISMO…E BE’, FINISCO IN GIOIA PURA: TI RICORDI QUANTE RISATE CI SIAMO FATTI SU ALCUNE SUE POESIE, FORSE ADDIRITTURA SU MYRICAE…CI AVEVA PRESO LA RIDAROLA…FERMO RESTANTE LA NOSTRA GLORIA NAZIONALE INTATTA! e POI ERA ROMAGNOLO, SEMPRE SE NON SBAGLIO, SE CI SENTE IL NOSTRO NEMO!!
      ps. ti volevo solo ricordare che Donatella D’Imporzano sei tu e che il racconto veridico è tuo! baci baci di primo mattino di venerdì. Adesso mi è venuta in mente una canzone di gaber sulle famiglie che, se la trovo, la metto subito dedicandola a tutte noi, “care mamme pastasciutta”! e ai nostri mariti figli nipoti che se la strasbaffano magari dicendo è “un po’ troppo al dente o scotta”, per loro non fa differenza, importante è “esistere”!! fosse appena per “mettere a posto una mogliolina vecchia e tutta scodinzolante morta di fame da quel dì, ma che non osa…e soprattutto non trova…” Guarda la nostra “single” alla nostra età, non potendo “appoggiarsi ad un uomo come possiamo fare noi”!!, è rimasta svelta aitante nella sua piccolaggine… sexy lo è anche con le donne tutta vestita e pettinata e garbata: 68 anni tra poco e tre uomini tre! a disposizione: uno che l’accompagna ai ristoranti e al cinema o a teatro, un altro che la porta in India e poi nel Madagascar, un mese a New York ci va da sola e ci andrà tutti gli anni, magari due mesi alla volta, inglese? alla perfezione…con i corsi a gratis del comune…tutto economico anche, che ti dà anche maggiore rabbia dati i risultati, tutto fatto con fatica, questo va detto, la figlia a Montecarlo in un posto da favola…assunta assuntissima proprio come i nostri disoccupati, e poi, ma questo è stradulcis in fundo e nu cominciu: una passione sterminata per un bellissimo persiano, con studi ad Oxford, ça va sens dire, cose da “ricci stranieri e asiatici”…l’unica cosa che non le invidio, ma chissà, la teologia e’ per me anche interessante, deve studiare i “Pentecostali”, una costola, come avevi già immaginato, in cinque!! nel mondo! della Chiesa anglicana, gente che non ha bisogno neanche di pensare: al mattino.-mezzogiorno-e sera apre la Bibbia e sa subito come organizzarsi la giornata e in più devono essere “puri”, per cui ti puoi immaginare quando-inesorabilmente peccano – perché come direbbe Franchino “la carne non è acqua proprio come la classe o il sangue, come variante- e non hanno quell’affare precox…be’ insomma, ci sarebbe da diventare voyeurs o meglio, voyeuse…sì, ma poi gli spari, specie tu assassina non solo potenziale, che se girassi con la rivolterra…avresti già fatto pulizia di una valanga di bastardi che anche ti sorridono e ti stringono le mani umidicce-le loro- e fanno vedere i denti sdentati e tu li vedi benissimo anche se il sorriso loro untuoso è intatto…poi ci sono i bastardi espliciti, ma questi almeno li vedi al primo occhio anche mezzo cieco come il nostro…be’ vuoi sapere altro per metterti di buon umore di venerdì mattina senza uno straccio di sole o ti basta? ch. con baci—perugina! vedi come conosco la mia pollastra?

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