25 APRILE A SANREMO: VERA FESTA DEL POPOLO ITALIANO TUTTO INTERO!

 

 

NOTA DI CHIARA: ALLA MANIFESTAZIONE DEL 25 APRILE, A SANREMO, CUI HO PARTECIPATO CON ALTRI “COMPAGNI” (QUESTI,  CHE ERANO CON ME, TRA CUI MIA CUGINA LINDA SIMO E ROSANNA, ALTRA MIA CUGINA,  ERANO PROPRIO “COMPAGNI DI  LOTTA DI LUNGA DURATA”, NON POTREI PROPRIO CHIAMARLI “AMICI” ANCHE SE LO SONO…), HO ASCOLTATO TUTTI PROPRIO TUTTI CON PARTECIPAZIONE E PIACERE: LA RESPONSABILE DELL’ANPI, CHE HA RICORDATO COME LA RESISTENZA SIA STATO FATTA “DAL POPOLO ITALIANO TUTTO”, TRA CUI GENTE DEL PARTITO POPOLARE CATTOLICO (FONDATO DA DON LUIGI STURZO NEL 1919  CHE NEL 1942 DIVENTERA’ DC (DEMOCRAZIA CRISTIANA),  E TRA I NON-SOCIALISTA E NON- COMUNISTI,  PRINCIPALEMNTE DAL PARTITO D’AZIONE…

NOTA DI CH. INTITOLATA “LA STORIA QUESTA SCONOSCIUTA …DA -PIU’ O MENO-  GLI ANNI OTTANTA NOVANTA, QUANDO LA RIVOLUZIONE DELLA GLOBALIZZAZIONE CI HA FATTO CREDERE CHE, DI FRONTE AD UN TALE “SCONVOLGIMENTO CAOTICO” DI TUTTI I NOSTRI PARAMETRI O PUNTI DI RIFERIMENTO, QUELLO CHE AVEVAMO ALLE SPALLE NON SAREBBE SERVITO PIU’ A NIENTE PER CAPIRE IL MONDO IN CUI VIVEVAMO…DIMENTICANDO CHE ANCHE QUESTA RIVOLUZIONE MONDIALE AVEVA TUTTE LE SUE RADICI, APPUNTO, IN QUESTO “PRIMA DI NOI” UOMINI E DONNE “GLOBALIZZATI DOC!”

A DEDICATA  “A CHI ANCORA INTERESSA LA STORIA, E QUELLO CHE E’ SUCCESSO PRIMA CHE LUI NASCESSE, HABITAT DA CUI FU “QUASI” COMPLETAMENTE CONDIZIONATO ANCHE SE NON LO SA “fonte Wikipedia:

Il Partito d’Azione, conosciuto anche con la sigla PdA, è stato un partito politico italiano, che trasse il nome e dall’omonimo partito fondato da Giuseppe Mazzini nel1853 e sciolto nel 1867. Tra i suoi obiettivi c’erano le elezioni a suffragio universale, la libertà di stampa e di pensiero, la responsabilizzazione dei governi davanti al popolo.

Il Partito d’Azione rinacque il 4 giugno del 1942 nell’abitazione romana di Federico Comandini. Di orientamento radicale, repubblicano e socialista-moderato, ebbe vita breve e si sciolse nel 1947. I suoi membri furono chiamati “azionisti” e il suo organo ufficiale era «L’Italia libera».

L’ Italia Libera fu il giornale ufficiale del Partito d’Azione, nato per diffondere il programma -inizialmente condensato nei famosi ‘ Sette Punti’ (vedi Partito d’Azione ) – che i dirigenti della nuova formazione politica (costituitasi a Roma nel luglio del 1942) consideravano come possibile base comune di una larga concentrazione di forze democratiche e antifasciste.

Il primo numero, elaborato da Mario VinciguerraUgo La MalfaAdolfo Tino, uscì a Milano nel gennaio 1943, dopo varie peripezie che si resero necessarie per sfuggire al rigido controllo della polizia. Ne furono stampate 3000 copie, distribuite in tutt’Italia grazie alla rete efficiente dei singoli militanti , come Siglienti, Visentini, Craveri, Albertelli, Berlinguer, De Ritis, De Ruggiero, Schiano e Fiore, che, rischiando di persona, si adoperarono per il loro smistamento nelle varie regioni. L’editoriale conteneva un appello agli Italiani nell’ “ora più tragica della nostra storia” . Grande fu l’effetto emotivo prodotto sugli ambienti antifascisti che si differenziavano dai comunisti, perché, finalmente, compariva sulla scena una nuova forza organizzata, decisa a dar battaglia al regime e alla monarchia sua connivente, opponendosi apertamente alla guerra in cui il paese era stato trascinato contro la sua volontà.

Un supplemento, in due sole facciate, fu pubblicato a marzo e venne dedicato “ai compagni di lotta del Partito d’Azione”, cioè agli operai protagonisti degli scioperi a Torino e a Milano, che venivano additati ad esempio in vista di una prossima auspicabile mobilitazione popolare. Seguì, a fine aprile, la terza uscita, dopo un incontro avvenuto in casa di Piero Calamandrei, a Firenze, dove gli esponenti ‘liberalsocialisti’ ( Guido CalogeroCarlo Ludovico Ragghianti) –una delle componenti del Partito d’Azione, insieme a ‘Giustizia e Libertà’(Emilio Lussu,Riccardo Lombardi) e ai ‘liberal-democratici’(Ugo La Malfa, AdolfoTino) – avevano posto l’esigenza di un maggior approfondimento ideologico.

Rivolgendosi ai lettori l’ estensore dell’articolo di fondo (Guido Calogero) precisava che il Partito d’Azione non era un ‘aggregato di forze’ avente per scopo la conquista e l’esercizio del potere né una combinazione di ex liberali e di ex socialisti, ma un partito nuovo, che traeva ispirazione da una interpretazione originale della storia e intendeva lottare per assicurare agli uomini non solo le garanzie formali della libertà , ma anche le condizioni economiche necessarie a rendere concretamente possibile il suo esercizio. Il problema sociale, dunque, veniva posto con forza, non già come un complemento estrinseco, ma come aspetto coessenziale al problema del ritorno della libertà in Italia. Il Fascismo si opponeva alla realizzazione di questi ideali – sintetizzabili nella formula della ‘libertà giusta’– non soltanto per la sua ideologia gerarchica e per il regime dittatoriale in cui si era storicamente concretizzato, ma anche perché esprimeva gli interessi delle oligarchie economiche ed era veicolo di una cultura reazionaria. L’antitesi tra Azionismo e Fascismo era sollevata dal piano strettamente politico a quello etico e della civiltà, che non ammettono concessioni e compromessi sul principio dell’uguale valore di ogni essere umano e veniva rappresentata di conseguenza in termini di assoluta inconciliabilità.

Alla pubblicazione del terzo numero de L’Italia Libera seguì un’ondata di arresti: a Milano furono arrestati Mario Vinciguerra con la figlia e Antonio Zanotti; a Firenze, Carlo Furno; a Bologna, Carlo Ludovico Ragghianti, Cesare Gnudi e altri; a Roma, Federico Comandini e Sergio Fenoaltea; a Bari, Guido Calogero, Guido De Ruggiero e Tommaso Fiore. Il quarto numero non poté uscire subito per l’arresto di Bruno Visentini, incaricato di provvedere alla stampa (1).

Con la caduta del fascismo (25 luglio 1943) L’Italia Libera uscì dalla clandestinità e se ne ebbero diverse edizioni (a Roma, Milano, in Piemonte). L’edizione romana fu curata specialmente da Francesco Fancello, Manlio Rossi Doria, Carlo Muscetta e Leone Ginzburg, che ne fu direttore fino al suo arresto. L’edizione milanese si deve all’opera di Gaetano De Luca e, poi, di Mario Dal Pra. Altri collaboratori di spicco furono i piemontesi Luigi Pareyson e Carlo Levi. Quest’ultimo diresse il quotidiano azionista dal 1945 al febbraio 1946.

Accanto al giornale vennero pubblicati, periodicamente, i ‘Quaderni dell’Italia Libera’. Tra i diversi titoli ricordiamo: “La ricostruzione dello Stato” (Emilio Lussu); “La crisi italiana” e “Socialismo oggi e domani” (Franco Venturi); “L’economia pianificata” (Leo Valiani); “Il Partito d’Azione. Che cos’è e cosa vuole” (Riccardo Lombardi); “Il Partito d’Azione nei suoi metodi e nei suoi fini” (Francesco Fancello); “Il problema politico italiano ed il Partito d’Azione” (Manlio Rossi Doria); “Il P.d’A. e il socialismo” e “Il P.d’A. e il liberalismo” (Riccardo Bauer).

 

(1) Giuliano Pischel, Che cos’è il Partito d’Azione, Tarantola editore, Milano 1945, pp. 80-85 – L’Italia libera. Organo del Partito d’azione 1943-1945, a cura di Francesca Ferratini Tosi e Gaetano Grassi, Feltrinelli Reprint (Fondazione Feltrinelli), Milano 1975

, ANCHE SE LA SINISTRA ERA NUMERICAMENTE PREVALENTE E  IL  SINDACO ZOCCARATO (PDL), CON “SINCERA PARTECIPAZIONE”. LA RELAZIONE FINALE DEL SEGRETARIO PROVINCIALE DELLA CGIL (CHE SPERO DI PASSARVI) ERA ALL’INSIEME: UNITARIA E -PER ME FONDAMENTALE- CORRETTISSIMA POLITICAMENTE SIA IN RELAZIONE AL PASSATO CHE ALLA SITUAZIONE  DI OGGI, COSI’ DURA (DA ESSERE PER MOLTI IMPOSSIBILE DA VIVERE), OLTRE CHE MOLTO BELLA…VOGLIO DIRE ERI FELICE DI ESSERE LI’ “PARTECIPANTE” ASCOLTANDO QUALCOSA CHE SENTIVI  “ANCHE TUA” E COME PER ME LO E’STATO PER TANTI ALTRI.

E’ VERO CHE DILETTA LUNA ( QUEST’ANNO 80) OGNI ANNO  PASSAVA -COME BEN POCHI ALTRI- UN MESE A PARLARE CON I RAGAZZI DEL 25 APRILE, E’ VERO-  COME HA DETTO AD ENRICO

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

acquerello di mario bardelli

 

 

 

 

 


 

 

 

 

 

 

 

Informazioni:

 

Il 9 maggio 1965 si è svolta la commemorazione ufficiale e unitaria del ventennale della Resistenza, a Milano.

9 maggio: dal centro sinistra all’autunno caldo (1963-1969)

 


 


www.ildeposito.org/archivio/canti/canto.php?id=133 (SI APRE)

 

TESTO (1965)


E nei giorni della lotta
rosso era il mio colore
ma nell’ora del ricordo
oggi porto il tricolore.

Tricolore è la piazza
tricolori i partigiani
«Siamo tutti italiani»
«Viva viva la nuova unità».

E che festa e che canti
e che grida e che botti
e c’è Longo e c’è Parri
e c’è anche Andreotti.

E c’è il mio principale
quello che mi ha licenziato
quello sporco liberale
anche lui tricolorato.

Mi son tolto il fazzoletto
quello bianco verde e rosso
ed al collo mi son messo
quello che è solo rosso.

E mi hanno dato del cinese
mi hanno detto “disfattista”
ho risposto secco secco
«Ero e sono comunista».

Ieri ho fatto la guerra
contro il fascio e l’invasore
oggi lotto contro il padrone
per la stessa libertà.

E se vi va bene il liberale
con Andreotti e il tricolore
io vi dico «Siete fottuti
vi siete fatti incastrar».

E mi hanno dato del cinese
mi hanno detto “disfattista”
ho risposto secco secco
«Ero e sono comunista».

 

 

Fonte: AA.VV., Avanti popolo – Due secoli di popolari e di protesta civile, Roma, Ricordi, 1998

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