(LAVORI IN CORSO E CORRENDO!) E’ sparito il titolo…meglio, lo chiameremo: “HA ANCORA QUALCOSA DA DIRCI L’IDEA di “CULTURA” DI GRAMSCI SOCIALISTA? (1916)…TITOLO OGGI (29 APRILE)RITROVATO PER CUI LO PUBBLICO: “A PROPOSITO DI CULTURA…UN PIVELLINO DI 22 ANNI (NATO NEL 1904) CI OMAGGIA DA UN SECOLO DELLA SUA IDEA…POI CI CHIEDE PERO’ ESPRESSAMENTE DI CONTROBATTERLA E DISCUTERLA’ FINO A FORMARCI UN’OPINIONE CON LA NOSTRA TESTA E DIFFONDERLA SUL WEB…!”

 

chiara: di proposito…molto in basso!, se questo è l’alto…trovate ben grande e rosso un “FINALMENTE L’ARTICOLO” A CUI SALTARE DIRETTO.

 

(Antonio Gramsci, lettera alla madre, 10 maggio1928)


«
Non ho mai voluto mutare le mie opinioni, per le quali sarei disposto a dare la vita e non solo a stare in prigione […] vorrei consolarti di questo dispiacere che ti ho dato: ma non potevo fare diversamente. La vita è così, molto dura, e i figli qualche volta devono dare dei grandi dolori alle loro mamme, se vogliono conservare il loro onore e la loro dignità di uomini »

Antonio Gramsci (Ales22 gennaio 1891 – Roma27 aprile 1937) è stato un politicofilosofogiornalistalinguistacritico letterario italiano. (WIKIPEDIA, “Antonio Gramsci”)

 

 

CH.  Questo articolo di Antonio Gramsci, “SOCIALISMO E CULTURA” del 1916, è stato,  per me,  dai 20 circa in poi, tanto importante da scoprire, rileggendolo, di saperlo quasi a memoria. Tanto importante che il mio cervello e la mia mente hanno cercato di “farsi”, e ancora oggi e’ così, su questo che,  non è tanto un modello di cultura, ma di vita (“Cultura”, maiuscolo,  o visione del mondo, come si diceva una volta).

Formare la nostra “coscienza”, o cervello-mente, nel tentativo costante (in me credo “ossessivo”) di integrare i miliardi e miliardi di stimoli, i più opposti e “disperati di avvicinarsi”, che, dalla pancia della mamma in poi – ci sono arrivati o che abbiamo provocato-in costante reciprocità dei termini- ,  in “qualcosa” che non so chiamare in altro modo che “un organismo”, come siamo appunto noi vivi, in cui tutto si raccorda e si combatte reciprocamente fino a, nei tanti tanti anni,  poter dire:”sono io, nel mio passato futuro presente” stampato sulla faccia (…nelle “mille rughe”…che non è quel magnifico cane!) …Se perdonate la pedanteria, ma ahimé ci tengo molto, il futuro, o prospettiva, viene “prima” (?) del presente;  nasce  dal nostro passato  tramite i mille e più di mille tentativi di  “fare di un  pessimo affare un buon affare”,  lungo processo che performa “una speranza e una prospettiva” in cui muoversi, anche se qui  – sia ben chiaro –non c’è “prima poi durante”, ma un unico processo , tutto “attuale” (in atto – qui – e – adesso),  che è il nostro presente.


Complicato, troppo complicato?
Ma se provate a pensarci….

A MINUSCOLI BOCCONI DA MASTICARE poco alla volta e A LUNGO!!! …

…ARRIVERETE  AD UN MASTICATO SPUTABILE TIPO IL MIO!

 


Quello che conta però dire è che, questo modello di cultura che vi porgo oggi, mi ha lasciato sempre un po’ “spostata” dal cammino di tutti, che come un fiume ci sostiene,  pregi-difetti: sono convinta che proprio questo impegno “inumano”, se questa parola vi dice qualcosa e, soprattutto, se qualcosa significa, è stato  uno dei fattori importanti (questi sì, incontabili) a generare la mia pazzia nel 1975 – fino (con ampi momenti alterni)  a circa il ’94.


 

ORMAI, QUASI 70, IO-ME- DI QUESTO MODO DI VIVERE NON NE POSSO FARE A MENO-

 

MA A VOI SEMBRA SERVIBILE OGGI, O, MEGLIO, E’ MAI STATO “SERVIBILE” (UTILE) A MANTENERE L’EQUILIBRIO DEL NOSTRO ORGANISMO? O, INVECE, PIUTTOSTO IL PREZZO E’ SEMPRE STATO TROPPO ALTO PER “UNA VITA- UNA?”

 


Gramsci diceva che, l’eternità unica consentitaci, è tramandare ai nostri “figli” un habitat migliore di quello che abbiamo trovato:

 

VI PARE UN IDEALE DI VITA SPOSABILE
o ANCHE SOLO “PENSABILE”?

 


E SIAMO CONSCI CHE DA SOLI…?!

 

O VALE, COMUNQUE,  PER VOI, LA “TESTIMONIANZA” INDIVIDUALE – O TRA DUE, TRE…,ANCHE SE C’E’ SOLO QUELLA?

 

O SENZ’ALTRO MEGLIO UNA VITA DIRETTA A CONSEGUIRE IL MASSIMO DI FELICITA’ POSSIBILE, PERSONALE O DEL MIO GRUPPO-FAMIGLIA?

DETTO ALTRIMENTI: “MA CHI MAI CE LO FA FA’?

 

 

Gramsci è incarcerato nel 1926 e,  dopo il processo, condannato per ventanni nel 1928…e qualche mese e giorno… !:  ha 35 anni:  muore in carcere a Turi il 27 aprile del ’37 (ieri) a 44 anni, se non sbaglio i conti.

 

 

 

nota : (“BISOGNA IMPEDIRE A QUESTO CERVELLO

DI FUNZIONARE PER VENTANNI”,

DIRA’ MUSSOLINI DOPO UN  INTERVENTO di G. IN PARLAMENTO,

frase poi ripetuta dal Pubblico Ministero ISGRO’ nella sua requisitoria finale,

Gramsci ha 35 anni, durante il processo a ventidue imputati,

fra i quali Umberto TerraciniMauro ScoccimarroGiovanni Roveda (1928).

Mussolini aveva istituito il 1º febbraio 1927 il Tribunale Speciale Fascista

che significa (ch.) che la Magistratura invece di essere autonoma dal Potere

(Montesquieu, Lo spirito delle leggi, 1748), è assoggettata

al potere politico, che si tratti di democrazia o dittatura.

 

E,  PER ULTIMO, UNA DOMANDA CHE MI PONGO ASSILLANTE, ANCHE SE DA POCHI ANNI, IN VICINANZA DELLA MIA MORTE:


PER GRAMSCI, IN CARCERE UNDICI ANNI CIRCA, POI LA MORTE,

 

(TEMPO PER NOI “INDICIBILE”, MA DA LUI TRASFORMATO NEL GIOIELLO CHE SONO “I QUADERNI”, PATRIMONIO FONDAMENTALE PER LA NOSTRA CULTURA TUTTA, NAZIONALE SENZA DISTINZIONI),

 

NON AVER MAI CHIESTO LA GRAZIA

 

– CHE IMMEDIATAMENTE SAREBBE STATA ACCETTATA DAL POTERE IN QUANTO MASSIMO SUCCESSO POLITICO DI PRESTIGIO-PROPAGANDA ANCHE ALL’ESTERO…-

 

E’ “SERVITO”

SENZ’ALTRO ALLA SUA COSCIENZA

 


MA

DOPO DI LUI,

 

L’HABITAT, CUI LUI PENSAVA,

 

E’ STATO MIGLIORE

 

 

O IL SUO

 

– A PARTE LUI E LA SUA COSCIENZA-

 

NON E’ FORSE STATO UN SACRIFICIO INUTILE?

 

VISTO CHE NESSUNO OGGI SE LO RICORDA PIU’:

A COMINCIARE DAL PCI PRIMA E DAL PD OGGI…

mmesso che anche lì,

NEL CENTRO-SINISTRA O IN QUALUNQUE ALTRO PARTITO  “”RIFORMISTA”” (QUATTRO VIRGOLETTE!),

qualcuno lo studi ancora e  lo conosca, fuori l’Istituto di Studi Gramsciani?

 

 

 

FINALMENTE L’ARTICOLO:

 

 

Bisogna disabituarsi e smettere di concepire la cultura come sapere enciclopedico, in cui l’uomo non è visto se non sotto forma di recipiente da empire e stivare di dati empirici; di fatti bruti e sconnessi che egli poi dovrà incasellare nel suo cervello come nelle colonne di un dizionario per poter poi in ogni occasione rispondere ai vari stimoli del mondo esterno. Questa forma di cultura è veramente dannosa specialmente per il mondo operaio. Serve solo a creare degli spostati, della gente che crede di essere superiore al resto dell’umanità perché ha ammassato nella memoria una certa quantità di dati e di date, che snocciola ad ogni occasione per farne quasi una barriera fra sé e gli altri…. Lo studentucolo che sa un po’ di latino e di storia, l’avvocatuzzo che è riuscito a strappare uno straccetto di laurea alla svogliatezza e al lasciar passare dei professori crederanno di essere diversi e superiori anche al miglior operaio specializzato (o a qualunque altro lavoratore specializzato) che adempie nella vita ad un compito ben preciso e indispensabile e che nella sua attività vale cento volte di piú di quanto gli altri valgano nella loro. Ma questa non è cultura, è pedanteria, non è intelligenza, ma intelletto, e contro di essa ben a ragione si reagisce.

La cultura è una cosa ben diversa. È organizzazione, disciplina del proprio io interiore, è presa di possesso della propria personalità, è conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti e i propri doveri. Ma tutto ciò non può avvenire per evoluzione spontanea, per azioni e reazioni indipendenti dalla propria volontà, come avviene nella natura vegetale e animale in cui ogni singolo si seleziona e specifica i propri organi inconsciamente, per legge fatale delle cose. L’uomo è soprattutto spirito, cioè creazione storica, e non natura. Non si spiegherebbe altrimenti il perché, essendo sempre esistiti sfruttati e sfruttatori, creatori di ricchezza e consumatori egoistici di essa, non si sia ancora realizzato il socialismo. Gli è che solo a grado a grado, a strato a strato, l’umanità ha acquistato coscienza del proprio valore e si è conquistato il diritto di vivere indipendentemente dagli schemi e dai diritti di minoranze storicamente affermatesi prima. E questa coscienza si è formata non sotto il pungolo brutale delle necessità fisiologiche, ma per la riflessione intelligente, prima di alcuni e poi di tutta una classe, sulle ragioni di certi fatti e sui mezzi migliori per convertirli da occasione di vassallaggio in segnacolo di ribellione e di ricostruzione sociale. Ciò vuol dire che ogni rivoluzione è stata preceduta da un intenso lavorio di critica, di penetrazione culturale, di permeazione di idee attraverso aggregati di uomini prima refrattari e solo pensosi di risolvere giorno per giorno, ora per ora, il proprio problema economico e politico per se stessi, senza legami di solidarietà con gli altri che si trovavano nelle stesse condizioni. L’ultimo esempio, il piú vicino a noi e perciò meno diverso dal nostro, è quello della Rivoluzione francese. Il periodo anteriore culturale, detto dell’illuminismo, tanto diffamato dai facili critici della ragione teoretica, non fu affatto, o almeno non fu completamente quello sfarfallio di superficiali intelligenze enciclopediche che discorrevano di tutto e di tutti con pari imperturbabilità, che credevano di essere uomini del loro tempo solo dopo aver letto la Grande enciclopedia di D’Alembert e Diderot, non fu insomma solo un fenomeno di intellettualismo pedantesco ed arido, simile a quello che vediamo dinanzi ai nostri occhi… Fu una magnifica rivoluzione esso stesso, per la quale, come nota acutamente il De Sanctis nella Storia della letteratura italiana (1870-1871), si era formata in tutta l’Europa come una coscienza unitaria, una internazionale spirituale borghese sensibile in ogni sua parte ai dolori e alle disgrazie comuni e che era la preparazione migliore per la rivolta sanguinosa poi verificatasi nella Francia.

In Italia, in Francia, in Germania si discutevano le stesse cose, le stesse istituzioni, gli stessi principi. Ogni nuova commedia di Voltaire, ogni nuovo pamphlet era come la scintilla che passava per i fili già tesi fra Stato e Stato, fra regione e regione, e trovava gli stessi consenzienti e gli stessi oppositori da per tutto e contemporaneamente. Le baionette degli eserciti di Napoleone (che proclamarono la Repubblica italiana nel 1781 avendo come bandiera il tricolore) trovavano la via già spianata da un esercito invisibile di libri, di opuscoli, che erano sciamati da Parigi fin dalla prima metà del secolo XVIII e che avevano preparato uomini e istituzioni alla rinnovazione necessaria. Piú tardi, quando i fatti di Francia ebbero rinsaldate le coscienze, bastava un moto popolare a Parigi per suscitarne altri simili a Milano, a Vienna e nei piú piccoli centri. Tutto ciò sembra naturale, spontaneo ai faciloni, e invece sarebbe incomprensibile se non si conoscessero i fattori di cultura che contribuirono a creare quegli stati d’animo pronti alle esplosioni per una causa che si credeva comune.

Lo stesso fenomeno si ripete oggi per il socialismo. È attraverso la critica della civiltà capitalistica che si è formata o si sta formando la coscienza unitaria del mondo lavoratore, e critica vuol dire cultura, e non già evoluzione spontanea e naturalistica. Critica vuol dire appunto quella coscienza dell’io che il poeta tedesco Novalis (1772 –1801) dava come fine alla cultura. Io che si oppone agli altri, che si differenzia e, essendosi creata una meta, giudica i fatti e gli avvenimenti oltre che in sé e per sé anche come valori di propulsione o di repulsione. Conoscere se stessi vuol dire essere se stessi, vuol dire essere padroni di se stessi, distinguersi, uscire fuori dal caos, essere un elemento di ordine, ma del proprio ordine e della propria disciplina ad un ideale. E non si può ottenere ciò se non si conoscono anche gli altri, la loro storia, il susseguirsi degli sforzi che essi hanno fatto per essere ciò che sono, per creare la civiltà che hanno creato e alla quale noi vogliamo sostituire la nostra. Vuol dire avere nozioni di cosa è la natura e le sue leggi per conoscere le leggi che governano lo spirito. E tutto imparare senza perdere di vista lo scopo ultimo che è di meglio conoscere se stessi attraverso gli altri e gli altri attraverso se stessi.

Se è vero che la storia universale è una catena degli sforzi che l’uomo ha fatto per liberarsi e dai privilegi e dai pregiudizi e dalle idolatrie, non si capisce perché il proletariato, che un altro anello vuol aggiungere a quella catena, non debba sapere come e perché e da chi sia stato preceduto, e quale giovamento possa trarre da questo sapere.

(Antonio Gramsci, firmato ALFA GAMMA, Il Grido del Popolo, 29 gennaio 1916).

 

PS ch.

” não me pergunte quem eu sou e não me pessa para ser o mesmo” ( Foucault) (non mi chiedermi chi sono e non domandarmi di essere me stesso”.
Questa citazione – trovata adesso sul sito di una ragazza brasiliana molto colta (dagli autori che cita, se mai questo fosse un criterio…) che si chiama Andrea (nome femm. ), vive a Sao Paulo e mi ha “chiesto amicizia”-
dato l’Autore della frase, mi pare che mostri-ma è così-che tutto il mio impegno ad essere persona coerente e unitaria, per quello che si può, è un’identità che fa parte dell’antiquariato. <Oggi forse non si può essere diversi, ma l’identità “attuale”, non voglio dire “di moda” che sembra voler sfottere qualcuno da tutti riconosciuto grandissimo, è la multipersonalità o
identità multipla che permette la convivenza (armoniosa o sopportabile a colpi di un accetta sempre in mano?) di varie personalità, varie scale di valori ecc, per adattarsi ad un mondo mutevolissimo al nano-istante e agire di conseguenza in circostanze diverse. Il famoso Jekill – Hyde è un modello da seguire, ma due opposti sono troppo pochi.
PROVVEDETE A MOLTIPLICARVI ma non in senso biblico!
La recente riorganizzazione del capitale, seguita alla crisi del petrolio del ’73, o globalizzazione,  ha  bisogno di “personalità multiple e complesse” tali da potersi mimetizzarsi negli ambienti più diversi come le sempre citate farfalle inglesi che diventano nere su un muro di una fabbrica perché i loro bei colori li renderebbero facilissime prede. Sono proprio stanza, ma ha senso quello che ho scritto? Me lo chiederò domattina all’alba, perdonate…se leggete?? Buona notte a grandi e piccini, ch.

2 risposte a (LAVORI IN CORSO E CORRENDO!) E’ sparito il titolo…meglio, lo chiameremo: “HA ANCORA QUALCOSA DA DIRCI L’IDEA di “CULTURA” DI GRAMSCI SOCIALISTA? (1916)…TITOLO OGGI (29 APRILE)RITROVATO PER CUI LO PUBBLICO: “A PROPOSITO DI CULTURA…UN PIVELLINO DI 22 ANNI (NATO NEL 1904) CI OMAGGIA DA UN SECOLO DELLA SUA IDEA…POI CI CHIEDE PERO’ ESPRESSAMENTE DI CONTROBATTERLA E DISCUTERLA’ FINO A FORMARCI UN’OPINIONE CON LA NOSTRA TESTA E DIFFONDERLA SUL WEB…!”

  1. nemo scrive:

    ‘nosce te’, dicevano già i latini: come non essere d’ accordo con Gramsci ?

  2. D 'IMPORZANO DONATELLA scrive:

    Il pensiero di Gramsci che trascrivi dovrebbe essere il filo conduttore di qualsiasi pedagogia ed educazione. Penso che andrebbe unita la voglia della verità con l’amore per la vita e per gli uomini. Senza ” simpatia”, cioè senza vedere gli altri uomini come guarderemmo noi stessi, non riusciamo a capire quasi niente. Non è facile ; è più facile guardare la reltà e l’umanità dall’alto, come se noi fossimo di un altro pianeta. Ma, stabilito che si è piccolini., è meglio guardare ad altezza d’uomo. Ciao. Un abbraccio caldo ed affettuoso, ad altezza d’uomo ( e di donna, e di bambino, e di cagnolino e di micino, ecc.)

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