OGGI E’ IL 25 APRILE…MA “LA LIBERAZIONE DOBBIAMO RICOMICIARLA NOI GIORNO GIORNO PASSIN PASSETTO ANCHE SE I NOMI NON SONO GLI STESSI”. SIETE D’ACCORDO? ALLORA, VIA, OGNUNO AL SUO GIARDINETTO DI LAVORO MA….INSIEME c. di b.!!!” sentite sentite: CI TOCCA RI-TESSERE LA SOLIDARIETA’ A PARTIRE DAI VICINI E POI….QUI SI: ALLARGHIAMOCI! AUGURI DA CHIARA

 

 

acquerello di mario bardelli

 


 

nemonemo ha postato sul blog cinelibri

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Giovanni De Luna : Dai nazisti ai marines, quando saltano le regole

 

 

“””… Furono 15 mila le vittime civili delle stragi naziste che insanguinarono l’ Italia tra il 1943 e il 1945. Dappertutto, a Sant’Anna di Stazzema come a Marzabotto, con la stessa ferocia, con un surplus di violenza che lascia sgomenti anche nel contesto della guerra totale. A Marzabotto, all’ eccidio si accompagnarono gli stupri. E poi ovunque scene raccapriccianti, bambini finiti a colpi di baionetta, ostaggi bruciati vivi, cadaveri lasciati insepolti. Perché ? L’ essenza della guerra è certamente uccidere e farsi uccidere. Ma in quella efferatezza c’ è qualcosa di più. Non ci si limita a uccidere il nemico; se ne profana il corpo, si attacca la sua integrità personale, penetrando nelle case, squarciandone l’ intimità, distruggendo le famiglie. Come può accadere ? Cosa succede nella testa degli uomini normali, di soldati che non
sono SS, di ufficiali che pure hanno imparato a obbedire alle regole ? Parlando delle stragi naziste in Italia, quegli eccessi sono < spiegabili > con il forte risentimento scaturito dall’ armistizio dell’ 8 Settembre, dal < tradimento > badogliano, dalla frustrazione di sapere che gli italiani erano usciti da una guerra che per i tedeschi continuava e continuavano ormai senza prospettive di vittoria. Ma non era solo questo. Più in generale, la guerra si presentava come una sorta di terra di nessuno, in cui non valgono più né i comandamenti religiosi del < non uccidere >, né i precetti delle leggi civili che puniscono l’ omicidio. Anzi, l’ uccidere, da gesto vietato, diventa un atto dovuto, un segno di valore. Ed è questo capovolgimento che consente a uomini normali di oltrepassare una soglia, di immergersi in un senso di estraneazione psicologica e sociale nei confronti delle abitudini quotidiane, di avviare una frequentazione assidua con la fisicità corporea della morte. […]
…”””

( da Il  commento di Giovanni De Luna, il Venerdì di Repubblica del 20 Aprile 2012 )

 

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