stasera, se la trovo, vorrei aggiungere l’aria “Pietà, Signore” cantata da Franco Corelli. Ero a Milano al primo anno di università, sola, disperata e quest’aria mi consolava.

 

 

Alessandro Stradella Niedermayer, (Aria di chiesa) Pietà, Signore!
Rec, 1963, Milano.

 

SUGGERISCO DI METTERE IL VOLUME IL PIU’ BASSO POSSIBILE SENZA UCCIDERE GLI ARMONICI che sono “il timbro” specifico di una persona. Anche quando vi sembrerà di ascoltarla a basso volume, sembrerà a me, che però non sono lì con voi, per sorte vostra, sempre troppo alta. Deve essere un sussurro e neanche Franco Corelli, stasera, ci riesce. Per me.

 

http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=RsZQQ4VS68k

 

 

ma adesso: nanna! Domani mi aspetta un giorno importante: vado a Genova a fare il tagliando con il Prof. Gianfranco Placidi che arriva ogni tanto in Liguria da Pisa. E’ mio psichiatra dal 1994, ricercato da me, contro il parere di tutto il mio habitat di professionisti che mi curavano, per la depressione seguita ad una brevissima crisi di mania (eccitazione) durata circa una settimana, durante la quale, per la prima volta in vita mia da malata, sono stata trattata come una persona: ho telefonato io stessa allo psichiatra di allora, dott. Crosina, per il quale serbo gratitudine nonostante tante cose, chiedendo una visita perché “ero in delirio e avevo bisogno di farmaci”. Lo psicoterapeuta (psichiatra-psicoanalista) Prof. Gian Carlo Zapparoli mi ha ricevuto ed ascoltato tre volte senza neanche accennare ad un possibile ricovero. Mi ha chiesto: “La realtà, lei la vede?”. Mio marito per la prima volta mi ha lasciato agire, non è venuto dallo psichiatra né-pur accompagnandomi- è entrato dal terapeuta. Era un anno che era morta mia madre: io e lei abbiamo lo stesso nome, per sbaglio avevo dato il suo nome da sposata, e alle sei del mattino, in chiesa, da sola, ho sentito una voce che pregava per l’anima…che ero ero io, nome cognome. Mia madre, mi manca ancora oggi così tanto perché lei-quando si è svegliata, ma avevo passato i 32 anni- era capace di accogliermi-capirmi  come fosse naturale. Le nostre parole avevano lo stesso senso. Ho impiegato 12 anni a piangere la sua mancanza,c’è voluto un certo fatto che mi ha “reso evidente” che ero assolutamente sola e che, quel qualcuno pronto ad accogliermi-capirmi con semplicità, non esisteva più. Proprio come oggi; ma oggi non piango, sono serena e ascolt questa musica che, per gentilezza, vi porgo, chiara

 

7 risposte a stasera, se la trovo, vorrei aggiungere l’aria “Pietà, Signore” cantata da Franco Corelli. Ero a Milano al primo anno di università, sola, disperata e quest’aria mi consolava.

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