DOMENICA 03 GIUGNO ORE 03:41 DAL BLOG DI NEMO: L’EQUIPE DI ARIANNA PESCI A BOLOGNA (Ingv)

 

chiara a nemo: tu vivi accorciando ed…io ri-allungo…un lavoro che non può finire!

PS : per chiarire DEVO AVER MESSO INSIEME GAGLIO CON BUGAGLIO?

 

nemonemo ha postato sul blog cinelibri
DI QUALCHE GIORNO FA

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“Oggi le due torri presentano zone di evidente “debolezza”, dobbiamo capire come hanno reagito a queste centinaia di scosse”. Mentre parla, la fisica dell’Ingv (  Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia ) sfoglia il corposo dossier consegnato a Palazzo d’Accursio (SEDE DEL MUNICIPIO) già nel 2010, quando l’istituto mise nero su bianco le sue preoccupazioni sullo stato di “affaticamento” delle torri. “Il timore è che il terremoto abbia peggiorato la situazione, e gli interventi di consolidamento degli ultimi anni potrebbero non bastare”. Entrambe costruite per durate nei secoli “ora sono affaticate dall’età ma siamo fiduciosi sulla loro tenuta”.

Nell’attesa, ad ogni scossa Arianna sarà ai loro piedi. Un lavoro sempre fatto di notte “per evitare il frastuono delle auto. E poi ci sono sempre tantissimi ragazzi che si fermano e restano con noi fino all’alba perché hanno interesse per il nostro lavoro”. Che ovviamente non si ferma qui. L’intera
città è “osservata” dagli esperti dell’Ingv con occhio scientifico: “In quanti sanno che quando piove molto, le falde acquifere si “caricano” e il suolo della città si alza di alcuni centimetri?”. Ma tutte le energie sono concentrate sulle torri. E martedì sera, mentre i bolognesi speravano di non dover correre in strada, nel cuore della notte, a causa dell’ennesima scossa improvvisa, lo staff della Pesci ha passato ore ai piedi delle torri, cuore e simbolo di Bologna.

 

 

 

da:

LA POLEMICA

Boschi e le Torri studiate di notte
“Sì, la Garisenda rischia grosso”

Il professore che sollevò nei mesi scorsi l’allarme sulla stabilità del centro bolognese: “La Cancellieri avrà questo dossier. Confermo, il Civis non può passare”

di CARLO GULOTTA

Enzo Boschi incontrò il commissario cancelieri nei giorni dell’allarme sul Civis

La Garisenda non è soltanto una torre pendente: i suoi fianchi son pieni di rigonfiamenti, “pance” sospette, allarmanti deformazioni. “Una torre ammalata”. A due mesi dalle polemiche per quel vaticinio-choc (“le Due Torri di Bologna potrebbero cadere se il Civis passerà per Strada Maggiore”), Enzo Boschi si prende la rivincita su chi l’aveva accusato di “ingiustificato allarmismo”. Una “vendetta” da studioso: il capo dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha spedito i suoi collaboratori a prendere le misure del monumento più amato dai bolognesi per dimostrare che le sue condizioni non sono buone.

Blitz notturno, a suo modo carbonaro: due ricercatori dell’Ingv hanno piazzato cinque apparecchi laser a scansione attorno alle torri e con precisione millimetrica le hanno fotografate centimetro per centimetro, su ogni lato.

Non era mai stato fatto prima, con questa tecnologia. Per ora lo studio, 12 paginette totalmente inedite, è stato effettuato solo sulla Garisenda. Nel giro di qualche settimana toccherà alla torre più alta. I risultati, sostiene Boschi, non sono confortanti. “Lo studio dettagliato della geometria della Garisenda – annuncia il geofisico – ha rilevato alcune anomalie che potrebbero indicare una deformazione cumulativa distribuita in parti ben localizzate della torre, sia alla base che in alcune fasce soprastanti. Non credo che manderò il dossier al pm Gustapane, che sta indagando sul Civis. Ma di sicuro lo consegnerò al commissario Cancellieri. Forse le sarà utile. Là sotto non devono passare nemmeno i filobus. Altroché Civis”.

Nel rapporto redatto dai ricercatori Arianna Pesci e Giuseppe Casula sta scritto che sulle quattro facce della Garisenda, che è inclinata di tre metri rispetto alla verticale, le deformazioni sono diverse. “C’è un rigonfiamento di circa 4 centimetri lungo una fascia fra i 10 e i 25 metri d’altezza, fra la seconda e la terza cinghia metallica, sui lati Rizzoli e Zamboni – spiega Arianna Pesci -. Un altro, sempre sul lato di via Zamboni, l’abbiamo individuato a 35 metri. E alla base, nel punto di congiunzione fra le lastre di selenite e i mattoni, c’è un rigonfiamento nell’ordine di 4-5 centimetri. Gli strumenti non mentono: il laser a scansione terrestre che abbiamo utilizzato ha un margine di errore massimo di 5 millimetri a 50 metri di distanza”.

Qualcuno, all’alba, s’è chiesto che diavolo facessero i ricercatori con la giubba dell’Ingv appostati con gli strumenti laser fra via dei Giudei, Zamboni, Rizzoli e sul sagrato della chiesa di San Bartolomeo. “Tutti a chiedere se le torri venivano giù e quando”, sorride Arianna Pesci. “Ma è tutto un equivoco – ribatte Boschi -. Non ho mai detto che le Torri cadranno per colpa del Civis. Asinelli e Garisenda sono uniche al mondo, non esistono altri edifici in laterizi come questi. Devono spiegarmi perché il Civis dovrà passare proprio là sotto. A Roma, i bus li tengono ben lontani dal Colosseo. Chissà perché”.

 

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