MERCOLEDI’ 22 AGOSTO ’12 ORE 22:03 UN PAESE CHE ACCETTA QUESTO NON E’ NE’ CIVILE NE’ DEMOCRATICO. UNA PAESE E’ I SUOI CITTADINI CHE ACCETTANO QUESTO.

 

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tutte le opere sono di mario bardelli

 

QUESTO PAESAGGIO UMANO DI MARIO BARDELLI NON LO TROVATE IN CARCERE.

 

A Survivor from Warsaw Op. 46 (Ein Überlebender aus Warschau), work for narrator, men’s chorus, and orchestra. Author: Arnold Schönberg (1874-1951).

[audio:http://www.neldeliriononeromaisola.it/wp-content/uploads/2012/08/Arnold-Schönberg-A-Survivor-from-Warsaw-Op.-46.mp3|titles=Arnold Schönberg – A Survivor from Warsaw Op. 46]

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Alessandra Ballerini:

 

 

 

Nell’ inferno del carcere di Savona

 

quadricromia di MB

 

“””… […] Siamo in visita,

 

Francesca Dagnino e io come osservatrici di Antigone,

 

nel carcere di Savona.

 

È piena estate, le carceri in questo periodo danno il peggio di loro ed entrambe sappiamo che stiamo entrando nel peggior carcere ligure. [ … ] La struttura è insanabile: vecchia, umidissima, cade letteralmente a pezzi. Muffa ovunque e aria irrespirabile. Gli spazi angusti diventano, in un carcre che ospita – come quasi tutte le carceri italiane – il doppio dell persone che potrebbe contenere, vere e proprie trappole per umani. Ci sono celle senza finestre. […] non ci sono neppure, per ogni detenuto, i tre metri a disposizione che costituiscono il limite di spazio sotto il quale è corretto parlare di tortura. Ma non c’è problema. In Italia ancora manca una legge che la punisca come reato. In molte celle anche letti a castello a tre
piani. E li vedi questi prigionieri, distesi in una cella buia, senz’aria, con la faccia a pochi centimetri da un soffitto che trasuda muffa. Non si lamentano neanche, rassegnati a non essere ascoltati né a essere esauditi. Non possono nemmeno fare una doccia senza chiedere il permesso alla polizia penitenziaria. Le docce sono esterne alle celle e sistemate nel piano inferiore. L’ antro che le contiene è forse lo spazio più umido e fatiscente. La puzza prende lo stomaco. Facciamo due passi dentro, ma subito scappiamo via. [ …] abbiamo visitato molte carceri qualcuna anche in Africa. Eppure l’ aria del carcere di Savona la sopportiamo a stento. Un calvario non solo per i detenuti ma anche per chi in carcere ci lavora. Ma vivere dall’ altra parte delle sbarre è senz’ altro peggio, specie se non sei colpevole. In carcere la colpa che spesso si sconta è quella di essere tossicodipendente, o straniero o in stato di disagio. Quasi la metà sono detenuti senza che sia stata emessa nei
loro confronti una sentenza definitiva. Dunque scontano la pena più a causa di quello che sono o rappresentano che per quello che hanno fatto. In barba alla Costituzione che prevede peraltro che la pena debba tendere alla rieducazione del condannato. E come ti rieduchi se marcisci disteso su una branda ? […] …”””

( da Carcere di Savona un viaggio all’ Inferno di Alessandra Ballerini, avvocato, la Repubblica/Il Lavoro di Genova, Mercoledì 22 Agosto 2012 )

 

 

 

 

NOTA CHIARA:


“UN SOPRAVVISSUTO DI VARSAVIA”, op.46


per voce recitante, coro maschile e orchestra.


Arnold Schoenberg (Vienna 1874 – Los Angeles 1951)

Berlino, 1925.
Schoenberg, figlio di un modesto commerciante ebreo, occupa la cattedra di composizione all’Accademia Statale di Musica. Con l’avvento di Hitler fu allontanato dall’insegnamento e, abbandonata velocemente la Germania, si reca con l’intera famiglia in Francia. Riparte poco dopo alla volta di Boston per accettare la cattedra di composizione ma prima, in segno di protesta contro le persecuzioni ebraiche, abbandona la religione protestante, nella quale era stato battezzato, e riabbraccia quella israelita della sua famiglia.
Boston, 1947.
Turbato dalle notizie provenienti dall’ Europa riguardanti le stragi di ebrei nei campi di sterminio nazisti, Schoenberg compose la cantata “Un sopravvissuto di Varsavia” utilizzando il racconto di un ebreo scampato al massacro del ghetto di Varsavia.
Nella toccante composizione una voce recitante narra in lingua inglese con alcune frasi in tedesco il momento in cui un gruppo di prigionieri ebrei viene fatto uscire dalle baracche per essere portato nelle camere a gas.
Drammatico è il momento della conta che viene sottolineato musicalmente da un ritmo incalzante che porterà all’inno di chiusura del brano. Al termine della prima esecuzione il pubblico non ebbe il coraggio di applaudire rimanendo in un turbato silenzio.


TESTO (segue traduzione)

I cannot remember everything.
I must have been unconscious
most of the time.

I remember only the grandiose
moment when they all started
to sing, as if prearranged,

the old prayer they had
neglected for so many years –
the forgotten creed!

But I have no recollection
how I got underground
to live in the sewers of Warsaw
for so long a time.

The day began as usual:
reveille when it still was dark.
Get out! – Whether you slept or
whether worries kept you awake
the whole night. You had been
separeted from your children,
from your wife, from your parents;
you don’t know what happened
to them – how could you sleep?

The trumpets again – Get out!
The sergeant will be furious!
They came out; some very slow;
the old ones, the sick ones;
some with nervous agility.
They fear the sergeant.
They hurry as much as they can.
In vain! Much too much noise,
much too much commotion – and not
fast enough! The Feldwebel shouts:
“Achtung! Stilljestanden! Na wirds
mal? Oder soll ich mit dem
Gewehlkolben nachhelfen? Na jutt;
wenn ihr’s durchaus haben wollt!”

The sergeant and his subordinates
hit everybody: young or old,
quiet or nervous, guilty or innocent.

It was painful to hear them groaning
and moaning. I heard it though
I had been hit very hard,
so hard that I could not help
falling down. We all on the ground,
who could not stand up were then
beaten over the head.

I must have been unconscious

The next thing I knew was a soldier
saying: “They are all dead”,
whereupon the sergeant ordered
to do away with us. There I lay aside
– half-conscious. It had
become very still – fear and pain.
Then I heard the sergeant shouting:
“Abzählen!”
They started slowly and irregularly:

one, two, three, four – “Achtung!”
the sergeant shouted again, “Rascher!
Nochmal von vorn anfangen!
In einer Minute will ich wissen,
wieviele ich zur Gaskammer abliefere!
Abzählen!”.

Thein began again, first slowly: one,
two, three, four, became faster
and faster, so fast that it
finally sounded like a stampede
of wild horses and all of a
sudden, in the middle of it
they began singing the Shema
Ysroël.

Shema Ysroël
Adonoi, Elohenu,
Adonoi echod;
Vehavto et Adonoi elohecho
bechol levovcho,
uvchol nafshecho
Uwechol meaudecho.
Vehoyù had e vorim hoéleh
asher onochi metsavacho hajom al levovechò
veshinantòm levonechò
vedibarto bom
beschitechò, bevetecho
uv’lechetecho vadérech
uvshochbecho
evkumechò.

TRADUZIONE

Non posso ricordare ogni cosa.
Devo essere rimasto privo di conoscenza
per la maggior parte del tempo.

Ricordo soltanto il grandioso
momento quando tutti cominciarono
a cantare, come se si fossero messi d’accordo,

l’antica preghiera che essi avevano
trascurato per tanti anni –
il credo dimenticato!

Ma non so dire
come riuscii a vivere nel sottosuolo
nelle fogne di Varsavia,
per un così lungo tempo.

Il giorno cominciò come al solito:
sveglia quando era ancora buio.
Venite fuori! – Sia che dormiste
o che le preoccupazioni vi tenessero svegli
tutta la notte. Eravate stati
separati dai vostri bambini,
da vostra moglie, dai vostri genitori;
non si sapeva che cosa era accaduto
a loro – come si poteva dormire?

Di nuovo le trombe – Venite fuori!
Il sergente sarà furioso!
Vennero fuori; alcuni molto lenti;
i vecchi, gli ammalati;
alcuni con agilità nervosa.
Temono il sergente.
Si affrettano quanto più possibile.
Invano! Molto, troppo rumore,
molta, troppa agitazione – e non
svelti abbastanza! Il sergente urla:
“Attenzione! Attenti! Beh,
ci decidiamo? O devo aiutarvi io
con il calcio del fucile? E va bene;
se è proprio questo che volete!”

Il sergente e i suoi aiutanti
colpivano tutti; giovani e vecchi,
remissivi o agitati, colpevoli o innocenti.

Era doloroso sentirli gemere
e lamentarsi. Sentivo tutto sebbene
fossi stato colpito molto forte,
così forte che non potei evitare
di cadere. Eravamo tutti stesi per terra,
chi non poteva reggersi in piedi era allora
colpito sulla testa.

Devo essere rimasto privo di conoscenza.

La prima cosa che udii fu un soldato
che diceva: “sono tutti morti”,
al che il sergente ordinò
di sbarazzarsi di noi. Io giacevo
da una parte – mezzo svenuto. Era
diventato tutto tranquillo – paura e dolore.
Fu allora che udii il sergente che gridava:
“Contateli!”.
Cominciarono lentamente e in modo irregolare:

Uno, due, tre, quattro – “Attenzione!”
il sergente urlò di nuovo, “Più svelti!
“Cominciate di nuovo da capo!
Fra un minuto voglio sapere
quanti devo mandare alla camera a gas!
Contateli!”.

Ricominciarono, prima lentamente: uno,
due, tre, quattro, poi sempre
più presto, sempre più presto tanto che
alla fine risuonò come una fuga precipitosa
di cavalli selvaggi, e tutto ad
un tratto, nel mezzo del tumulto,
essi cominciarono a cantare lo Shema
Ysroël!

Ascolta Israele,
il Signore è il Dio nostro,
il Signore è uno.
Amerai il Signore tuo Dio
con tutto il tuo cuore
con tutta la tua anima
e con tutte le tue forze.
e saranno queste parole
che io ti comando oggi, sul tuo cuore
e ripeterai ai tuoi figli
e ne parlerai con loro,
stando nella tua casa
camminando per la via,
quando ti coricherai
e quando ti alzerai
.

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