31 ottobre 2012 ore 19:21 LA SINISTRA PRENDE L’ISOLA MA NON HA LA MAGGIORANZA DI ROBERTO D’ALIMONTE- DAL SOLE 24 ORE 30 OTTOBRE 2012

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OSSERVATORIO POLITCO di Roberto D’Alimonte

L’ombra dell’ingovernabilità.
Non è mai successo nel no­stro Paese che in una elezio­ne regionale la partecipazione elettorale sia scesa sotto il 50%. In Sicilia ha votato il 474%. 

Per trovare un valore inferiore dob­biamo far riferimento alle euro­pee in Sardegna nel 2009 quando solo il 40,9% degli elettori è anda­to alle urne.

Questo’dato rappresen­a il record negativo per qualunque regio­ne in qualunque tipo di con­sultazione. In Sicilia ci si è andati molto vicino. Nelle regionali del 2008 aveva vo­tato il 66,7% ma allora si vo­tava anche per le politiche e le urne erano aperte an­che’ il lunedì. Il confronto più attendibile è quello con le regionali del 2006 quan­do la partecipazione è stata il 59,2%. Il calo quindi è sta­to di quasi 12 punti percen­tuali. In valori assoluti vuol dire una differenza di mez­zo milione di elettori. Non è mai nemmeno suc­cesso che in una elezione regionale il primo partito abbia ottenuto meno del  15  % dei voti. Questa è più o meno la percentuale del movimento di Grillo. È una cifra che per il Movimento 5 Stelle rappresenta un no­tevole successo, ma che da un punto di vista sistemico desta gravi preoccupazio­ni. Dopo il M5S troviamo un Pd al 13,5% e un Pdl addi­rittura al 12,9%. Certo, si tratta della Sicilia e di una .elezione regionale con liste civiche legate ai candidati. Ma anche tenuto conto di  queste attenuanti resta la netta impressione che si sia davanti alla ulteriore fran­tumazione del sistema dei partiti. E come si governa­no una regione e un paese in queste condizioni? È in questo contesto di ac­centuata disaffezione dell’elettorato e di crescen­te frammentazione’ della rappresentanza che va in­quadrato il risultato di que­ste elezioni. Ha vinto Cro­cetta. Non era un esito scon­tato. Gli ultimi sondaggi di­sponibili davano Mu­sumeci in vantaggio o quan­to meno lasciavano presagi­re una competizione molto più serrata tra i due princi­pali sfidanti. E invece non è stato così. La vittoria di Cro­cetta è stata netta e rappre­senta un successo storico per il centrosinistra. Da quando è stata introdotta l’elezione diretta del presi­dente non era mai successo che vincesse un candidato di sinistra. Né che il centro­destra non avesse la mag­giqranza assoluta dei seggi. In Sicilia nessuno oggi ha la maggioranza. Né la destra né la sinistra. È l’effetto del successo di Grillo. La de­stra l’ha persa per la prima volta dal 1948, ma la sini­stra non l’ha conquistata. Né in termini di voti né in termini di seggi. Il premio previsto dal sistema eletto­rale non è bastato a convertire una minoranza in mag­gioranza come invece av­viene nelle altre regioni ita­liane. Da domani vedremo come Crocetta riuscirà a governare.  Il centrosinistra ha vinto con poco più del 30% dei consensi in una regione che è ancora, nonostante Grillo, prevalentemente orientata a destra. Il risulta­to del Pd non è soddisfa­cente. Non cresce in una si­tuazione in cui il mercato elettorale diventa più flui­do. Lo stesso si può dire della sinistra radicale e dell’Idv. Entrambi non rie­scono ad arrivare al 5% e quindi restano fuori dalla assemblea regionale. Com­plessivamente il bacino elettorale della sinistra non si è allargato. Ha fun­zionato però l’alleanza tra Pd e Udc. E questa è una no­ta positiva.  La destra siciliana esce male da queste elezioni. Nella sua sconfitte c’è di tut­to. C’è il voto di protesta che si è rivolto sia verso Grillo che verso l’astensio­nismo. C’è la voglia di cam­biamento. C’è forse una mi­nore presa del voto cliente­lare. Ma ci sono anche le di­visioni profonde che sepa­rano le sue varie compo­nenti. E questo spiega non solo la vittoria di Crocetta ma anche il pessimo risulta­to del Pdl. Alle politiche del 2008 il partito di Berlusco­ni aveva ottenuto addirittu­ra il 46,6% dei voti. Nelle re­gionali del 2006 aveva il 33.4. Il 12,9% di oggi è una débacle, anche se si deve te­ner conto della scissione di Fini e di quella di Miccichè che si sono presentati con liste diverse. Nel suo com­plesso però la destra non è sparita. Resta lì, con i suoi Musumeci, Lombardo, Mic­cichè, Romano ecc. Aspet­ta un nuovo federatore. E cosa dire infine di Gril­lo e del suo movimento? Il 18% del suo candidato fa impressione. Fino ad oggi a livello regionale aveva ot­tenuto il suo maggiore suc­cesso in Emilia Romagna nel 2010 arrivando al 6% come lista e al 7 % come voto al candidato-presiden­te. Il risultato di Parma per quanto importante era pur sempre un successo citta­dino. In Sicilia alle ammini­strative della scorsa prima­vera si era presentato in so­li tre comuni superiori ai 15 mila abitanti ottenendo il 4,2%. Si parla di pochi mesi fa. Oggi è il primo par­tito nell’isola. Il Sud non è più il buco nero del M5S. È così che si spiegano le sti­me che lo danno oltre il 15% a livello nazionale. Fi­no ad oggi erano dati di sondaggio, oggi sono un dato reale.

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One Response to 31 ottobre 2012 ore 19:21 LA SINISTRA PRENDE L’ISOLA MA NON HA LA MAGGIORANZA DI ROBERTO D’ALIMONTE- DAL SOLE 24 ORE 30 OTTOBRE 2012

  1. D 'IMPORZANO DONATELLA scrive:

    Molto approfondito ed esaustivo il commento alle elezioni siciliane. Volendo essere cattivi e razzisti, si potrebbe dire che questa volta la mafia ha scelto di non scegliere. Ma non credo che sia così. In questi mesi e anni è diventato maggioritario il ritornello: la politica ci ha deluso, detto da persone che non si sono mai occupate di politica. La cosa più pericolosa è che sono i cosiddetti media, direi pressoché tutti, a ripetere la stessa litania: i politici sono tutti uguali. Pochi minuti fa, in una rassegna stampa sul TG Skay si ribadiva questa corrosiva e falsa teoria: si esponeva la questione del D-day e si faceva notare come sia il PDL sia il PD avevano ciascuna su questo punto una posizione opposta a quella sul D-day per il 2008. In sostanza, non si analizzava per niente la diversità delle situazioni ( nel 2008 il D-day, sostenuto dalla sinistra, non avrebbe costretto a contorsioni sulla Costituzione, come sta avvenendo ora, e avrebbe davvero costituito un risparmio; quello attuale, invece, sostenuto dalla destra, costringe a forzature penose dei regolamenti e della Costituzione, cioè mancanza di un governo eletto in più Regioni per parecchi mesi, quando la legge dice che dopo 90 giorni dalla decadenza del governo regionale devono essere indette le elezioni; chiusura accelerata della legislatura nazionale. Naturalmente anche questa volta , come nella precedente, prevale la volontà della destra di farsi gli affari propri, cioè di scegliere le modalità di voto che pensa più le convengano. E anche questa volta l’ha avuta vinta. Certo, so benissimo che di fronte alla crisi economica queste cose hanno sicuramente una importanza minore, però credo che il giornalismo dovrebbe dare tutti i dati necessari per farsi un’idea il più possibile oggettiva. Più che lo stravolgimento della realtà è pericolosa l’omissione, il tacere alcuni particolari che sono fondamentali per capire anche la realtà politica e dei partiti. E poi, a forza di modificare la Costituzione a seconda degli interessi di parte, questa Carta per l’Italia fondamentale, finisce di perdere valore e autorevolezza. Per tornare ai cosiddetti ” delusi” che pullulano da ogni parte, vorrei chiedere a ciascuno di loro cosa ha mai fatto per il bene comune, chi ha mandato al governo nelle precedenti elezioni, se è andato a votare. Penso che il manto della ” disillusioni” per molti cadrebbe come una maschera posticcia e fasulla.

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