25 NOVEMBRE 2012 ORE 05:26 SPROLOQUIO PER LA DONATELLA. ACCENTUANDO DRAMMATICAMENTE I “PIANI-PIANISSIMI” E “I FORTI-FORTISSIMI” DI QUESTO NOTISSIMO WALZER DI STRAUSS (FILARMONICA DI VIENNA, DIRETTORE: PROMETTO… “HO UN BIANCHISSIMO”…, VI FARA’ DANZARE FELICE INSIEME ALLE STELLE E IL SOLE DANZERA’ CON VOI E LA LUNA CHE OGGI SENTO TRISTE, MA A SUO MODO DANZERA’: OGGI PARTO PER MILANO, “PARTIRE E’ UN PO’ MORIRE” DICEVANO MIA MAMMA E MIA NONNA…MA VADO DAI RAGAZZI, E NINI MI DARA’ LA MANINA PER CAMMINARE INSIEME…+ UNA COSA DI CHIARA….VECCHIA AL SOLITO…QUALCOSA DI BUONO C’E’, CERTO PIU’ NEI FATTI CHE NELLA FORMA: “UNA CRISI CHE HA COSTRUITO INVECE DI DISTRUGGERE”: CI TERREI CHE NEMO LEGGESSE…AGLI ALTRI LO CHIEDO UMILMENTE, CHIARA

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Come sai, cara DO, detto mille volte, tu sei un campione di “tesori sotterrati”…a partire dal bisogno di uccidere (tutti sanno che vaneggio, non preoccuparti), energia di odio che-ri-indirizzata (ma come? un modo c’è, difficile, difficilissimo, ma c’è) ti darebbe in mano l’energia di una bomba atomica “per costruire le tue bellezze che sono tantissime” e che vedo come un altro vede un oggetto reale. Anche tu lo sai, né bellezza stella?

NOTA DI CHIARA:  Questo testo pone un problema che è serio: ci sono delle crisi “utili”, che ti fanno andare in avanti fuori dal marasma della malattia o sono tutte distruttive come ripetutamente ho vissuto io tante volte? A mio parere, una crisi non fa polvere di tutti i tuoi tentativi di uscirne, solo a  certe condizioni esterne-interne. Ne parlo in tutto il libro. E’ la stessa domanda di chi si chiede: “il delirio è solo malattia da combattere? O se ne vede un’utilità?” Se mai si potesse dire in poche parole: nel delirio salta il tappo di una te stessa che hai ingoiato (censurato e nascosto) perché “ammetterla alla coscienza e farla vivente nella pratica”, ti avrebbe posto in guerra con quello che già eri tu, il tuo habitat, e i tuoi schemi mentali attraverso cui leggi la realtà. Questo processo (“rimozione”…che, attenzione, difficilmente ti lascia tranquillo, come la pentola a pressione un po’ – o molto- disagio/gas, anche angoscia, a seconda dei casi- lascia sempre uscire) è una difesa sana del nostro “io” per mantenerci in equilibrio.  Ma dipendendo da mille circostanze, quello che ti ingoi o reprimi, può anche essere “il tuo io più vero”, quello che ti farebbe sentire “un vivente vero” (io non ho parole adeguate), con la possibilità di mettere a frutto le tue più vere potenzialità, insomma potresti sentirti “pienamente te stesso che vive”, sensazione, a me pare la più profonda, per sentire, non solo superficialmente, che “vale la pena di vivere”. Cosa che non è affatto detto, anche se una forza ci attacca alla vita spasmodicamente. Non vale per tutti. Alcuni questo attaccamento sembrano non sentirlo: per questo possono suicidarsi. Non parlo solo di persone che si tolgono la vita perché malate.

7.  2

 


Oggi

che sono passati tanti anni da allora

dall’ultima crisi del lontano ’94

lontano

anche se il ricordo è vivo come fosse oggi

guardando i campi bruciare

vivi tanto dolore

ma

quella volta

solo quella volta

alla fine di tutto

del delirio

e

delle allucinazioni

quando tutto il dolore era quasi passato

ti sei accorta

per la prima volta

in una crisi

che in quella larga distesa di campagna

che guardavi dalla collina vicina

e che tanto pericolo ti ha fatto tremare nelle vene

non eri tu a bruciare

né tu a bruciare legami

ma solo dei contadini

che bruciavano le loro stoppie:

per cui “niente di buono” è stato distrutto

come temevi tu

ma anzi del nuovo si è costruito

una nuova immagine

di sé

una nuova identità

una personalità che aveva bisogno di due porte

come la casa del sogno durante l’ultimo delirio

due porte come la casa che mi stavo costruendo

io che ho un occhio che guarda ad ovest

e l’altro che guarda ad est

(è una metafora!)

con una parte sana e una malata          tutte e due risanate allo stesso tempo

tutte e due ugualmente importanti

che tendenzialmente guarderebbero da parti opposte

un occhio che guarda ai signori,

che tanto signori non erano i miei genitori,

e l’altro alle colf che mi hanno fatto da mamma

un occhio che ha sempre guardato alla strada come luogo di libertà e trasformazione

e l’altro solo oggi alla casa come luogo di intimità e riserbo.

(Tutte cose che spiegherò per bene verso la fine del presente romanzo perché avvengono dopo la conclusione dell’ultima crisi).

 

AMMESSO CI SIA AL MONDO QUALCUNO CHE VOGLIA CAPIRE QUELLO CHE DICO, MAGARI CONOSCE O HA VICINO UN MALATO DI MENTE, O PER APPRENDIMENTO-ESISTE- AGGIUNGO IL BRANO SEGUENTE—-LUNGO LINGHISSIMO, LO SO, MA MIEI BEI RAGAZZI, LO SAPETE BENE, LE MALATTIE SONO LUNGHE E LE TERAPIE ANCORA MOLTO DI PIU’: MA PER TUTTI C’E’ LA LIBERTA’ DI ASCOLTARE  E DI NON ASCOLATRE UN RACCONTO, CHE E’ LA PIU’ BELLA COSA CHE CI E’ STATA DATA.

 

7.  3

 


Allora così è stata la mia ultima crisi di mania:

niente distrutto

ma

quei “no” ricevuti così stabilmente dal Professore

costantemente

rigorosamente

insieme ai “si” naturalmente

lo ripeto perché non si equivochi

quel mondo esterno già ben costruito negli anni della terapia

dieci

avevano bisogno di

una rin-saldatura

a fuoco

difficile da dare

ma ci siamo riusciti

il terapeuta ed io

lui

che

delirava

con me

senza essere matto

noi

e l’energia

inesauribile

del delirio

con le sue temperature

da alto forno

e la sua energia pura

da champagne

di grande marca.

Quest’episodio dell’ultima crisi

l’ho voluto inserire

per mostrare

che

non sempre

seguire la linea retta

ti porta a casa:

sia per la salute che per l’apprendimento.

E non solo:

che la linea storta

o contorta

o strabica

e poco consigliabile

perché poco di buon senso

poco quadrata

perché poco 2+2

sempre uguale quattro

può

significare

anche

costeggiare un abisso

col rischio di caderci dentro

ma può significare

anche

guadagnarti

un’identità

definitiva (e provvisoria)

di sanità possibile

per te

Chiara

e non

per

Chirina o Chiaretta ecc.

 

Un’identità

che avevi sempre intravisto

nelle varie crisi

e anche agguantato

nella terapia

ma mai

come ora

nel calore dell’alto forno

e nel fresco dello champagne

nel delirio a due

ossia

in termini più chiari:

così bene

per il collo

come si agguanta un pollastro

su cui  hai un’ideina o due.

PS. È solo una metafora, nessuno toccherà il pollo!

 

Io ho finito di imparare la terapia attraverso una crisi

che

per la prima volta

è stata positiva

ripeto

“per la prima volta”

e so bene

perché

ripeto:

Ero

alla quarta

crisi.

E’ stato

così

perché

per la prima volta

avevo gli strumenti

psichici o mentali per affrontarla.

E’ una vecchia discussione.

In base alla mia esperienza di paziente

non tutte le crisi sono favorevoli

come tutto nella vita

del resto.

Se affronti un’esperienza di lavoro

per esempio

senza avere i minimi strumenti

non apprendi

e stai molto peggio di prima.

E così è

un’esperienza d’amore.

E’ vero che

l’esperienza

si fa

facendo-

la

ma qualcosa in mano

devi avere

per non sfracellarti per strada:

i bambini si tengono a casa con i genitori

e si danno loro degli strumenti.

Nessuno

li butta per strada

per fare esperienza

almeno, quando disgraziatamente si fa,

non

si

fa

per

quello.

“A tutto c’è un tempo”.




 

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  1. D 'IMPORZANO DONATELLA scrive:

    E’ molto bello e comprensibile, accessibile. Mi piace quel dire che non tutte le crisi sono positive, ma che bisogna avere gli strumenti per maneggiarle o, almeno, per non uscirne con le ossa tutte rotte. Credo che, facendo un salto, si potrebbe dire lo stesso della crisi politica, sociale, etica, economica, che stiamo attraversando. Se complessivamente come popolo non abbiamo gli strumenti giusti, usciranno altri mostri ( un po’ ne abbiamo esperienza, basta pensare al dopo-tangentopoli), che ci diranno il fatidico “Ghe pensi mi”. Dalla crisi bisogna uscirne facendo ragionare il cervello, la memoria soprattutto. E poi smettiamola di continuare a dire : seconda rapubblica, terza repubblica. Ma quando mai, se non abbiamo neppure attuata la prima!

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