29 DICEMBRE 2012 ORE 16:38 FELICE RICEVO DA DONATELLA D’IMPORZANO: “Un articolo sulla sanità pubblica e privata da “l’Unità” di venerdì 28 dicembre 2012 di Massimo D’Antoni, pag.15”

 

 

L’articolo parte dalla lettura dell’editoriale del 27 dicembre del “ Corriere della Sera” a firma Alesina e Giavazzi, in cui i due economisti lamentano l’eccessiva timidezza di Monti sul fronte della riduzione della spesa pubblica e del ridimensionamento del ruolo dello Stato e prendono come esempio due settori, la sanità e l’istruzione. La tesi che sostengono è abbastanza suggestiva: non è giusto che tutti i cittadini, indipendentemente dal reddito, siano egualmente a carico dello Stato in questi due settori. Sarebbe meglio abbassare le tasse e fare pagare invece ai ricchi i servizi offerti. Le poche risorse disponibili potrebbero essere concentrate per fornire servizi gratuiti ai non abbienti.

Le critiche che D’Antoni fa a questa tesi sono le seguenti: quale sarebbe il vantaggio per un cittadino di reddito medio-alto di pagare meno imposte se poi deve pagarsi quasi totalmente le cure mediche di tasca propria o sottoscrivendo una costosa polizza privata? Inoltre, una volta che questo cittadino si sarà pagato privatamente la sanità, perché dovrebbe essere favorevole a finanziare il servizio pubblico di cui lui non usufruisce? E’ probabile che, seguendo questo schema, nel tempo il risultato sarà una riduzione delle risorse destinate alla sanità pubblica, che diventerà sempre di più la sanità dei poveri, mentre i ricchi si rivolgeranno alla costosa ma qualitativamente superiore sanità privata.

La strategia, quella di concentrare le risorse in modo mirato sui meno abbienti, apparentemente ispirata a principi di equità, finirà per produrre esiti ben diversi, relegando la sanità pubblica a compiti di assistenza per “ i poveri” ( come già succede ad esempio negli USA). E’ per questo che i sistemi di welfare dell’Europa continentale, a differenza di quelli anglo-sassoni, tengono duro sui principi di universalismo e utilizzano con grande cautela lo strumento della selettività.

Le stesse considerazioni valgono per l’università: sostanzialmente ci sarebbe l’università tipo Bocconi per chi può permettersi rette alte, che fornisce servizi di qualità e figura molto bene nelle classifiche internazionali;  poi ci sarebbero le università pubbliche  di serie B, dove i figli di chi non può permettersi di mandare i figli in università prestigiose, magari all’estero, deve accontentarsi di ciò che passa lo Stato. Nel campo dell’istruzione purtroppo in questi ultimi decenni molto è stato già fatto in questo senso: basta vedere la diminuzione vertiginosa del numero degli iscritti all’università. Infatti, allo stato attuale delle cose, chi può permettersi rette che sono alte anche nelle università pubbliche e magari pagare affitti sproporzionati per un posto letto? C’è da sottolineare che attualmente, non so in quale proporzione, le università private prendono dei bei soldi anche dallo Stato. Mi ha colpito l’articolo perché recentemente c’era capitato di parlare tra di noi di questo argomento.

 

 

Passo a cercare di riassumere due documentari che ho visto pochi giorni fa sulla vita di Gesù e sulla descrizione del momento storico in cui va inserita. Il primo documentario, condotto da Piero Angela sul 1° canale TV, interrogava storici cattolici, per lo più anche sacerdoti e teologi. Parlavano soprattutto delle fonti: i quattro vangeli, che distano  pochi decenni dai fatti narrati ad eccezione di quello di Giovanni; i luoghi dove si trovano i reperti più antichi ( nella Biblioteca Vaticana e al santuario di Montserrat); gli storici pagani che fanno cenno della vicenda. Sottolineavano anche come Gesù, sulla cui nascita ed infanzia non si sa nulla storicamente, si faccia mano a mano consapevole della sua missione e cerchi di spiegare alla gente e ai suoi stessi seguaci che il cambiamento che vuole portare non è la rivolta armata contro gli oppressori romani. Mi è parso che il passaggio successivo, cioè dimostrare l’origine divina di Gesù, fosse molto zoppicante. Un unico studioso e sacerdote, di cui non ricordo il nome, affermava che quando Gesù invoca Dio nell’uliveto del Getzemani e quando esala l’ultimo respiro sulla Croce, Dio inspiegabilmente non risponde. Tutti gli intervistati sottolineavano che a condannare a morte Gesù erano stati principalmente gli Ebrei, insoddisfatti nelle aspettative di catarsi politica.

L’altro documentario, su una rete di Sky, interrogava soprattutto degli storici americani di origine ebraica, molti anzi erano vestiti da rabbini. Spiegavano che durante il periodo precedente alla nascita di Gesù c’erano molte sette in Palestina che volevano una riscossa contro i Romani. Roma aveva mandato il suo migliore generale del momento, Pompeo, a conquistare quel territorio povero ma importante strategicamente. L’amministrazione fantoccio era poi stata affidata ad Erode, un piccolo tiranno della zona, che si sospetta essere stato di origine araba (!). I Romani temevano più della peste le rivolte di questo popolo inquieto e frammentato e vedevano anche nelle affermazioni di carattere religioso un pericolo per la loro sovranità. In questo quadro la crocifissione di Gesù è un episodio tra i tanti: molti in quel periodo furono gli ebrei giustiziati per analoghi motivi.  Tra le varie sette  abbiamo notizia degli Esseni :erano ebrei che volevano seguire in totale purezza di costumi il Vecchio Testamento e quindi si ritiravano in posti inaccessibili, meditando, pregando, invocando la fine del mondo e la venuta del vero Dio. Scrivevano testi che poi nascondevano accuratamente perché non cadessero nelle mani sbagliate. Alcuni decenni fa si ritrovarono dei papiri da loro scritti, accuratamente sigillati in orci, in una zona montagnosa ( i famosi Papiri del Mar Morto), scoperti casualmente da un pastore. Delle altre sette, la più famosa è quella dei Farisei, a cui avrebbe appartenuto anche Gesù : questi mettevano in risalto comandamenti che già esistevano nell’Antico Testamento, come “ Ama il prossimo tuo come te stesso”. La rivoluzione doveva avvenire nell’intimo di ciascuna persona (“ Il mio regno non è di questo mondo” di Gesù ). Dopo la morte del crudelissimo Erode, la situazione per i Romani si fa pesante ed eccoli allora mandare in Palestina un altro loro generale eccellente, Vespasiano, destinato a diventare imperatore. Questi fa terra bruciata dove passa, uccidendo sistematicamente tutta la popolazione e arriva ad assediare Gerusalemme, che però è ben difesa da tre cinte murarie, spesse complessivamente venti metri. Nella città gli Ebrei hanno accumulato un mucchio di provviste, che potrebbero farli resistere per anni, ma si dilanieranno tra loro, incendiando molte volte le provviste delle fazioni avverse. Tra questi partiti il più violento è quello degli Zeloti, che cercano di prevalere con il terrore. Già prima dell’assedio uccidevano chi pensavano collaborasse col nemico. Gli assassini erano chiamati “ sicari” dal tipo di pugnale che usavano. Questi Zeloti, durante l’assedio, uccidevano chiunque sorprendessero a volere fuggire. Del resto, fuori delle mura, c’era l’esercito romano, forte di numerose legioni fatte lì affluire, che crocifiggeva dopo averli torturati, gli sventurati fuggiaschi. Dentro la città assediata c’erano ancora dei farisei che sostenevano, anche prima dell’assedio, la necessità di trattare con i Romani. Il capo di questi “ pacifisti” si chiamava Jocanan Ben Zaccai e i suoi discepoli riescono a farlo uscire da Gerusalemme facendo finta che sia morto: l’unica uscita che gli Zeloti permettevano era quella dei cadaveri, di notte. I Farisei riescono nel loro intento circondando la presunta salma del loro capo con carne imputridita e fermando fortunosamente la mano di uno zelota, che voleva, per maggior sicurezza,pugnalare al cuore il presunto cadavere ( quando si dice che a pensar male…). Ben Zaccai riuscirà a fuggire anche dai Romani e a tramandare la tradizione ebraica ( se ho capito bene questo importante personaggio si trova nel Talmud). Gerusalemme viene infine presa dal generale Tito, figlio di Vespasiano, che diventerà poi imperatore e nominato con l’epiteto di “ delizia del genere umano” !!!

Naturalmente tutti gli abitanti di Gerusalemme vengono sterminati o presi come schiavi, il Tempio è distrutto dalle fondamenta e questo provoca la dispersione degli Ebrei. Il Tempio per gli Ebrei era molto di più di una chiesa per noi, perché era l’unico luogo dove  Dio poteva stare, dove c’era l’Arca dell’Alleanza, che custodiva le Tavole della Legge che Dio aveva consegnato esclusivamente al popolo ebraico. I tesori del tempio vennero tutti saccheggiati e possiamo vedere l’immagine del saccheggio a Roma, nelle sculture dell’Arco di Tito. Lo storico ebreo contemporaneo che parlava  di queste vicende affermava che il primo Olocausto è stato proprio quello operato dai Romani, forse secondo solo a quello nazista.

In un altro documentario che ho visto ieri, sempre della stessa serie filo-ebraica, parlava del Talmud, che è stato iniziato nel secondo secolo dopo la dispersione, per tramandare tradizioni, aneddoti e comandamenti che fino ad allora  erano stati solo orali. Il nome dell’iniziatore del Talmud credo che sia molto famoso nella cultura ebraica, anche lui imprigionato e ucciso, però tramite scorticamento ( che  fantasia questi Romani!) ma non ho fatto in tempo a segnarmelo. Il narratore diceva che grazie al Talmud, che è stato poi proseguito nella sua stesura da altri dotti, molte comunità ebraiche, anche del tutto isolate ( faceva l’esempio di una piccola  comunità al tempo della dominazione araba in Spagna) hanno potuto mantenere il contatto unificante con gli altri gruppi di ebrei della diaspora.  Devo dire che il tono trionfalistico dei servizi era abbastanza pesante e fastidioso, ma è stato molto interessante vedere la storia dello stesso periodo da prospettive diverse, anche se tutte e due abbastanza integraliste.

 

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