30 giugno 2013 ore 16:41 ALBERTO STATERA (REP. DI OGGI) “I FACCENDIERI IN TONACA E GESSATO”

I FACCENDIERI IN TONACA E GESSATO di  Alberto Statera (Roma, 16 settembre 1947) è un giornalista e scrittore italiano, attualmente editorialista de La Repubblica.

DA JACK’S BLOG  BY  ON 30 GIUGNO 2013

 

 

3coloriL’anticristo veste la tonaca e il gessato. L’ennesimo scandalo rivela quanto “la bestia che sale dal mare”, “l’uomo del peccato e della perdizione” sia diabolicamente incistato dentro i sacri palazzi. Accanto alla tonaca di monsignor Nunzio Scarano spunta il gessato di Paolo D’amico.

Nunzio Scarano, capo della contabilità dell’Amministrazione della Sede Apostolica ed ex funzionario della Deutsche Bank. D’amico, presidente della Confitarma, la confederazione aderente a Confindustria che rappresenta gli armatori. Intorno, il solito girone di faccendieri, broker, peccatori del settimo comandamento (non rubare) quando non del sesto (non commettere atti impuri), così oltraggiato da indurre Papa Francesco a lamentare la potenza della lobby gay in Vaticano.

Sullo sfondo, stavolta, non l’Opus Dei, non Comunione e Liberazione, né i Legionari di Cristo o i Focolarini, ma una new entry tra le cento sigle del mondo cattolico: il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, che si propone “la gratificazione della croce, la propagazione della fede cattolica e la difesa della Chiesa apostolica romana”. È qui che monsignor Scarano avrebbe incontrato il broker Giovanni Caranzio che, con lo 007 dell’Aisi Giovanni Maria Zito, doveva aiutarlo a riportare in Italia 20 milioni illegalmente esportati, con un blitz su un jet privato.

Gran Maestro dell’Ordine è nientemeno che Carlo di Borbone delle Due Sicilie, Duca di Castro, il quale è consorte di Camilla Crociani, figlia di quel Camillo Crociani defunto protagonista dello scandalo d’antan della Lockheed, e dell’ex attrice Edy Vessel. Madre e figlia sono azioniste della Vitrociset, partecipata anche da Finmeccanica, che si occupa di sistemi di difesa e gestisce la rete in ponte radio di Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.

Oltre che dal monsignore salernitano arrestato ieri e dal suo compare, il Sacro Ordine è frequentato dal presidente della regione Campania Stefano Caldoro e dal re delle cravatte napoletano Maurizio Marinella. Ma con il grado di “Cavaliere di Gran Croce di merito con placca d’oro del S. M. O Costantiniano di San Giorgio”, troviamo tra gli adepti nientemeno che Silvio Berlusconi, iniziato il 14 marzo 2003. La presenza più interessante è tuttavia quella dell’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe, ex capo di Propaganda Fide, la congregazione vaticana proprietaria di un immenso patrimonio immobiliare, che per anni ha ceduto palazzi e appartamenti a prezzi di favore a un numero imprecisato di politici, tra i quali l’ex ministro Pietro Lunardi e l’ex sottosegretario all’Economia nel quarto Berlusconi, Nicola Cosentino, accusato di camorra.

“Monsignor 500”, come lo chiamano per la quantità di banconote da 500 euro che maneggiava, all’Apsa si occupava delle migliaia di immobili di pregio dell’Amministrazione e dei relativi depositi per centinaia di milioni. Mattoni e riciclaggio, riciclaggio e mattoni, le “correnti di corruzione” incrociate che albergano protette dall’Anticristo in Vaticano, come ha pubblicamente denunciato Papa Francesco, insieme al potere della lobby gay, che affluisce a sua volta. Una specie di coalizione anticristica di interessi e di peccati, come sostengono le comunità cristiane di base.

Fu dal telefono intercettato di Angelo Balducci, capo della cricca degli appalti e supervisore delle manutenzioni del patrimonio di Propagande Fide per conto di Sepe, che venne a galla il giro di prostituzione maschile nei sacri palazzi, di cui l’ex presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici usufruiva spesso. Tra le alte protezioni in Vaticano Balducci poteva contare anche su quella del Cerimoniere pontificio Francesco Camaldo, cui “prestò” 280 mila euro prelevati dal suo conto allo Ior, quando il cardinale si trovò nei guai per l’acquisto dell’ex villa di Sofia Loren sui Castelli Romani.

Papa Francesco ha dato segnali pubblici ripetuti di voler scoperchiare il pentolone luciferino. Ha costituito la commissione d’inchiesta sullo Ior e ha di fatto cassato i Gentiluomini di Sua Santità, il club più esclusivo del mondo che dà diritto ad avere un conto allo Ior e che nel corso dei decenni ha visto fregiarsi dell’onorificenza schiere di malfattori, dal piduista Umberto Ortolani al bancarottiere Roberto Calvi, fino, per l’appunto a Balducci, facendo della banca vaticana la sentina di tutte le nefandezze che hanno percorso questo paese nei decenni. Pochi giorni fa ha fatto traboccare il vaso papale l’arresto del prefetto e Gentiluomo di Sua Santità Francesco La Motta, ex vicecapo dell’Aisi (cui appartiene anche Giovanni Maria Zito, arrestato ieri con monsignor Scarano) con l’accusa di aver fatto sparire 10 milioni di euro del Fondo del Culto del ministero dell’Interno.

«San Pietro non aveva il conto in banca», ha detto il Papa. Tutti siamo peccatori, ma in Vaticano alligna una particolare specie di peccatori: «Questi — ha spiegato — sono corrotti; erano peccatori come tutti noi, ma hanno fatto un passo avanti, come se fossero proprio con-solidati nel peccato: non hanno bisogno di Dio, loro stessi si sentono Dio».

 

Ma alle forti e ripetute denunce pubbliche non sono seguiti finora atti papali risolutivi e questo in Curia sta provocando un misto, nell’ordine, di sconcerto e paura. «Fa paura persino l’umiltà di Papa Francesco — ci ha detto un alto prelato — e questo rischia di creagli inimicizie anche tra i molti che qui dentro implorano pulizia e un cambio deciso delle regole. Per cui urge mettere in atto un progetto globale di rinnovamento». Una voce voleva che il Papa stesse per annunciare novità, forse una grande riforma della governance vaticana già oggi, in occasione della celebrazione di San Pietro e Paolo. Ma la scoperta dei nuovi peccatori del settimo comandamento avrebbe consigliato ancora un rinvio.

 

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2 Responses to 30 giugno 2013 ore 16:41 ALBERTO STATERA (REP. DI OGGI) “I FACCENDIERI IN TONACA E GESSATO”

  1. g. fieramosca scrive:

    Non mi meraviglio che Berlusconi e gli altri personaggi citati nell’articolo abbiano ricvuto cotanto onore . In fondo la loro vita e’ stata tutta dedicata alla osservanza dei principi etici e morali della Chiesa . Quella del cardinale Ruffo o di Papa Borgia .. Ma , battute a parte , per quale ragione altissimi prelati per servire la Chiesa sentono il bisogno di ricevere un collare da un Ordine laico . Non lo fanno gia’ nella loro missione ? Mi viene il dubbio che questo gruppo di alti prelati , militari , industriali ecc ecc . ha interessi ben diversi . Non sarebbe il caso di pubblicare la lista con i nomi di questi personaggi ? Non dovrebbero avere niente in contrario , non credete ?

  2. nemo scrive:

    Crediamo…. crediamo…..

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