28 luglio 2013 ore 01:50 A DIFFERENZA DI MICHELE SERRA, CHIARA NON CE L’HA CON I COMUNISTI NE’ RIESCE A VEDERE (DALLA SUA TANA) TUTTI QUESTI COCCI…MA E’ D’ACCORDO CHE “IL CONGRESSO NON POSSA ESSERE LA SOLITA ADUNATA DEGLI ADDETTI”. TUTTI GRIDIAMO PER UN RINNOVAMENTO DI QUESTO PARTITO CHE TANTI DOLORI CI HA DATO…E’ VERO CHE “QUESTA CLASSE DIRIGENTE E’ SCONFITTA E CHE IL SUO POPOLO RECLAMA UNA NUOVA RAPPRESENTANZA”.

DA  JACK’S BLOG  DI   giacomPolitica, cultura

L’AMACA del 27 luglio 2013 (Michele Serra)

27 luglio 2013

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Si capisce che le questioni di forma sono anche questioni di sostanza: ed è inevitabile che nel Pd si discuta della coincidenza (oppure no) tra la figura del segretario e quella del candidato premier, e della maniera di eleggere l’uno e l’altro. Ma se esiste un istinto di sopravvivenza che ancora sorregge quel gruppo di italiani, quell’istinto dice con forza, anzi con veemenza, che la prossima fase congressuale non può essere la solita adunata degli addetti. Dev’essere, non può che essere, una drammatica, vibrante resa dei conti tra una classe dirigente sconfitta e il suo popolo che reclama una nuova rappresentanza. Non si tratta di alimentare il mito della “società civile” migliore dei “professionisti della politica”. Si tratta di ridare forma e significato a un insieme di cocci, alcuni dei quali per giunta assai taglienti, del tutto inutilizzabili nell’attuale stato, che è appunto quello di un contenitore in frantumi. Le istituzioni chiuse, quando sono integre, paiono minacciose. Ma un’istituzione chiusa che sia per giunta in pezzi non è neanche minacciosa, è patetica. Il clero comunista, arroccandosi, poteva ben apparire una casta di potenti arrogante, ma autosufficiente. Il clero piddino non può neanche simulare quel genere di arroganza: la sola, vera manifestazione di forza che può esibire è chiedere, democraticamente, aiuto.

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