28 LUGLIO 2013 ORE 17:45 INFORMATEVI SULLE ROTTE DEL GAS E GUARDATE LA PIANTINA—COSì SE A FORZA ESPATRIANO QUALCUNO O LO RUBANO ECC. ECC. SAPETE GIA’ PERCHE’ TANTA VIOLENZA!—LA VOSTRA PREVIDENTE CHIARA

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LA STAMPA DI OGGI

Il gas del Caspio sceglie
la via dell’Adriatico

La nuova rotta dell’energia 

Accordo con l’Azerbaijan
Il metanodotto Tap che passa dall’Italia sarà un’alternativa
alle forniture russe
MAURIZIO MOLINARI
CORRISPONDENTE DA NEW YORK

Il gas azero arriverà in Europa attraverso l’oleodotto trans-adriatico riducendo la dipendenza del Vecchio Continente dalla Russia e ridefinendo la posizione dell’Italia, non più alleata di ferro di Mosca negli equilibri energetici. Il Trans-Adriatic Pipeline (Tap) è stato scelto dal consorzio che gestisce il giacimento azero Shah Deniz e a partire dal 2019 porterà ogni anno 16 miliardi di metri cubi di gas – di cui 10 miliardi azeri e 6 turchi – attraverso Georgia, Turchia, Albania e Grecia fino all’Italia, da dove entrerà nella rete di distribuzione europea.

 

Arriva così a compimento il progetto iniziato con l’inaugurazione nel 2006 dell’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan di creare una via di alimentazione energetica per l’Europa alternativa a quelle russe. Le amministrazioni Bush e Obama sono state protagoniste di sforzi continui per frenare la dipendenza dell’Europa dalla Russia e Washington vede nell’accordo fra il consorzio azero e il Tap quella che il Dipartimento di Stato descrive come «una nuova fonte di approvvigionamento del gas per l’Europa» e un passo verso «la diversificazione delle risorse e il rafforzamento della sicurezza energetica».

 

«Gli Stati Uniti considerano l’importanza del corridoio meridionale del gas in un contesto più vasto» aggiunge il Dipartimento di Stato, con un riferimento ai timori avuti sulle conseguenze negative per la Nato della dipendenza europea dalla Russia. Ciò che più conta per Washington è che, secondo una stima del German Marshall Fund, il Tap è destinato a modificare nel medio-termine l’equilibrio fra fornitori di gas dell’Europa perché se al momento il 34% del fabbisogno viene da fonti interne, il 23% dalla Russia e il 21 dalla Norvegia ora Oslo è destinata a strappare quote di mercato a Mosca.

 

Il Tap vede in posizione dominante la norvegese Statoil, che è anche uno dei maggiori operatori di Shah Deniz, affiancata dalla svizzera Axpro e dalla tedesca E.On Ruhrgas. Ma se la Norvegia si rivela l’alleato più importante di Washington su estrazione e trasporto del gas, è l’Italia ad avere rilevanza nella distribuzione per via dell’importanza delle sue infrastrutture – considerate fra le più efficienti in Europa – destinate ad essere lo sbocco all’Ue. Proprio le infrastrutture italiane hanno consentito al Tap di prevalere rispetto al gasdotto concorrente Nabucco Ovest che avrebbe attraversato l’Est con costi più alti ed affidabilità minore.

 

Ciò comporta un riposizionamento dell’Italia di Enrico Letta nel «grande gioco» dell’energia rispetto quanto avvenuto fino al 2011, quando Obama mostrava contrarietà per scelte dei governi Berlusconi considerate troppo favorevoli a Mosca. «Andrò a Baku in Azerbaijan, l’altro punto cardinale del gasdotto che porta energia dal Caspio all’Adriatico, un fatto straordinario» ha detto ieri il premier soddisfatto dell’accordo. Marta Dassù, viceministro degli Esteri con delega al gasdotto, ha spiegato invece come «grazie al Tap l’Italia possa ambire ad avere una posizione strategica in Europa nella distribuzione del gas» e che «sarà costruita una bretella per portare il gas in Bulgaria e nei Balcani contribuendo alla riduzione della dipendenza dalla Russia anche dei Paesi dell’Est».

 

La «diversificazione delle fonti in Europa» è una partita che apre a molti sviluppi: dalla possibilità, al momento teorica, che l’oleodotto azero possa essere collegato ai giacimenti in Iraq ed Iran fino all’arrivo dello shale gas Usa. «La revisione delle restrizioni all’esportazione di gas liquido Usa verso Europa e Asia – recita un rapporto dell’American Security Project – è destinata a ridurre la loro dipendenza dalla Russia».

 

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