26 luglio 2013 ore 19:33 TOSCA 1973 FILM DI LUIGI MAGNI GIGI PROIETTI E MONICA VITTI –MUSICHE MERAVIGLIOSE DI ARMANDO TROVAJOLI

 

LUIGI MAGNI E (SOTTO) ARMANDO TROVAJOLI

 

dal film di Luigi Magni (Roma21 marzo 1928; è uno sceneggiatoreregista italiano) “Tosca” del 1973

 

num je da retta roma

 

Nun je da retta Roma
Che thanno coionato
Sto morto a pennolone
È morto suicidato
Se invece poi te dicheno
Che un morto sé ammazzato
Allora è segno certo
Che lhanno assassinato
Voio canta così fior de grano
Che fai nun me risponni
Me canti no stornello
Lo vedi chi è er padron
Insorgi via er cortello
Voio canta così fiorin fiorello
Annamo daje Roma
Chi se fa pecorone
Er lupo se lo magna
Abbasta uno scossone
Voio canta (vabbè) fior de Limone eh ehhhe ehh
E inutile che provochi
A me nun me ce freghi
La gatta fresciolosa
Fece li figli cechi
Sei troppo sbaraglione
Co te nun me ce metto
Io batto nartra strada
Io ciò pazienza aspetto
Voio canta così fior de rughetto

 

 

monica vitti

 

 

La Tosca (film 1973)

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.
La Tosca
Tosca1973-Vitti&Proietti.png
Monica VittiGigi Proietti in una scena del film
La Tosca è un film del 1973 scritto e diretto da Luigi Magni, con Gigi Proietti, liberamente tratto dall’omonimo dramma diVictorien Sardou, rivisto in chiave ironico-grottesca e in forma di commedia musicale, con musiche di Armando Trovajoli e testi delle canzoni dello stesso regista.

Trama

Roma: 14 giugno 1800. Il pittore Mario Cavaradossi dà rifugio al patriota Cesare Angelotti, fuggito da Castel Sant’Angelo.

Il barone Scarpia, reggente della Polizia Pontificia, si mette alla ricerca di quest’ultimo servendosi della cantante Floria Tosca, amante di Cavaradossi, e facendole credere che il suo uomo la tradisca.

La donna, seguita di nascosto da Scarpia, giunge all’abitazione di Cavaradossi per coglierlo in flagrante, ma lo trova in compagnia di Angelotti. Capito l’inganno in cui è caduta, Tosca cerca a questo punto di aiutare l’amante, ma è ormai troppo tardi.

Scarpia giunge alla casa e scopre Angelotti, che per non essere catturato si suicida. Arresta dunque il pittore per alto tradimento condannandolo alla forca.

Il barone, invaghito di Tosca, le propone di liberare Cavaradossi a patto che lei gli si conceda. Tosca accetta in cambio del permesso per Cavaradossi di uscire dallo Stato Pontificio. Egli acconsente e ordina allora ai suoi sgherri, in presenza di Tosca, di eseguire una fucilazione simulata.

Dopo aver scritto il salvacondotto, Scarpia viene pugnalato alla schiena da Tosca, che corre subito dal suo amante, prigioniero a Castel Sant’Angelo.

Cavaradossi viene però ucciso davvero e Floria si uccide a sua volta per la disperazione, gettandosi dagli spalti della fortezza.

Critica

Per il Dizionario Mereghetti il regista non riesce «ad amalgamare i toni iniziali brillanti e quelli finali da melodramma».[1]Secondo il Dizionario Morandini «l’operazione parodistica è riuscita a metà»[2] e la resa degli attori, tanto della Vitti quanto di Proietti e Gassman, è solo discreta.[2]

Note

  1. ^ Il Mereghetti – Dizionario dei Film 2008, Milano, Baldini Castoldi Dalai editore, 2007. ISBN 9788860731869 p. 2993
  2. ^ a b Il Morandini – Dizionario dei Film 2000, Bologna, Zanichelli editore, 1999. ISBN 8808021890 p. 1354

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