18 AGOSTO 2013 ORE 12:07 UNA VOCE DA ALESSANDRIA DELUSA DALL’OCCIDENTE

 

DA  LINKIESTA

 

L’Egitto che volta le spalle agli Usa

Una voce da Alessandria: ora speriamo nella Russia

La pericolosa china dei ceti urbani secolarizzati: maledire la Fratellanza e abbandonare l’Occidente

Giovani egiziani strappano bandiera Usa

B. P. è uno studente di economia di Alessandria d’Egitto, benestante, politicamente impegnato e attivo sui social network. Fa parte di quella gioventù egiziana presa dal contrasto tra tradizione e influenze internazionali. Sul suo profilo Facebook posta la sua delusione per Mohamed El-Baradei, che si è dimesso dal governo in protesta per le violenze dei militari. Parla di conduttori televisivi statunitensi ed elogia Putin per la sua decisione di appoggiare la giunta di Al-Sisi.

Possono sembrare posizioni oltranziste – e forse lo sono anche – ma sono motivate dal timore reale che l’islamismo politico possa prendere piede e colpire il suo stile di vita, urbano e contemporaneo. Linkiesta lo ha intervistato per avere un punto di vista diretto sull’evolversi degli eventi in Egitto, e sulla società egiziana in generale. È una voce rabbiosa non solo contro gli islamisti, ma anche contro gli Stati Uniti e l’Occidente, con un rischio e una speranza per troppi egiziani: che il paese abbandoni l’Occidente per cercare l’appoggio di Russia e Cina. Nel paese tra secolaristi e islamisti si è creata una frattura insanabile, forse mai così grave fin dalla nascita dell’Egitto moderno.

Quanto è forte l’influenza dei partiti islamisti ad Alessandria, che è la seconda città egiziana per grandezza?
Il partito islamico predominante qui è quello dei salafisti [religiosi più conservatori rispetto ai Fratelli Mussulmani, ndr]. Incontrano approvazione principalmente tra gli esclusi economicamente e socialmente, e sono quasi una nicchia. Gli egiziani con educazione scolastica o superiore che risiedono nelle aree urbane sostengono i partiti islamisti solo se hanno interessi personali particolari.

Ma i salafisti aspirano a prendere il potere?
I salafisti iniziano a capire che se prendessero il posto dei Fratelli Musulmani al potere otterrebbero gli stessi risultati: tensioni politiche e contrasti. Per questo politicamente i salafisti attualmente si limitano a esprimere solidarietà ai Fratelli.

Le violenze di questi giorni erano nell’aria?
Avvertiamo in realtà un senso molto sviluppato di cooperazione tra autorità e cittadinanza. Ovviamente comprendiamo la gravità della situazione, ma penso che la Fratellanza Musulmana se la sia cercata. Ha commesso un suicidio sociale e politico.

Ma non pensa che sia inaccettabile adottare misure così violente contro campi di protesta pacifica, come quelli dei sostenitori di Morsi?
I sostenitori di Morsi e dei Fratelli Musulmani negli ultimi giorni hanno commesso orribili atti come dare alle fiamme chiese, moschee, stazioni di polizia, e caccie all’uomo contro poliziotti e militari. Hanno esposto bandiere di Al-Quaeda in piazza Ramses al Cairo. Ci sono anche infiltrazioni di terroristi internazionali: sono stati arrestati personaggi provenienti da Pakistan e Afghanistan.

Non è una reazione al colpo di stato militare di luglio? In fondo, i Fratelli avevano vinto le elezioni.
Nessuno ha cospirato per far fuori Morsi. Era riuscito a diventare il primo presidente eletto, ma non ha rispettato la sua posizione. Invece di nominare persone con alto livello di competenza per risolvere questioni urgenti – come quelle economiche – ha assegnato posti al suo entourage, che è profondamente impreparato. Un anno è stato sufficiente per provare che lui e il suo partito sono dei bugiardi impenitenti.

Come si risolverà la situazione, se si risolverà?
Siamo consapevoli delle conseguenze negative: crisi economica ancora peggiore e frammentazione sociale. Ma questo si risolverà con il tempo. Per me è positivo invece il fatto che per la prima volta nella storia questo gruppo dei Fratelli Musulmani venga messo ai margini per sempre. Speriamo che emerga un nuovo asse di potere costituito da Russia, Egitto e Cina, dopo la disprezzabile posizione che Washington e la maggior parte dell’Occidente hanno dimostrato nel loro sostegno verso i Fratelli e gli Islamisti.

Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/giovani-egiziani-laici-guardano-a-putin#ixzz2cJVsckYr

 

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