31 OTTOBRE 2013 ORE 04: 56 IMMIGRAZIONE: SAHARA—MORTI DI SETE 35 MIGRANTI (DALL’UNITA’ DEL 29 OTTOBRE)

 

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martedì 29 ottobre 2013

l’Unità 29.10.13
Sahara, morti di sete 35 migranti
di Sonia Renzini

L’ultima tragedia della povertà arriva dal Niger. A metà ottobre 35 persone sono morte di sete in pieno deserto del Sahara a causa di un guasto al veicolo in cui viaggiavano mentre cercavano di entrare clandestinamente in Algeria per raggiungere l’Europa e cercare una vita migliore.
Lo ha reso noto Rhissa Feltou, primo cittadino di Agadez, la principale città settentrionale del Paese africano che si trova su una delle rotte più trafficate dai migranti provenienti dall’Africa occidentale.
Il viaggio della speranza era iniziato i primi di ottobre da Arlit, centro per l’estrazione dell’uranio a nord di Agadez: due camion di 60 persone si erano dirette verso Tamanrassett in Algeria. Erano interi nuclei familiari, molte le donne e bambini, secondo quanto riferito da Azaoua Mamane, responsabile dell’organizzazione non governativa Synergie. Qualcuno sperava di riuscire a mantenersi mendi-
cando in Algeria, i più tentavano la via dell’Europa, sfidando il pericolo e la morte. Come hanno fatto in centinaia in questo mese cercando di attraversare il Mediterraneo.
Ma è proprio la morte che hanno trovato mentre camminavano senza acqua nel deserto in cerca di aiuto o di un’oasi, dopo che uno dei due camion è rimasto bloccato al confine a 50 chilometri a nord di Arlit.
UN BUSINESS LUCROSO
I migranti si sono suddivisi in piccoli gruppi nella speranza che così fosse più facile sopravvivere, se alcuni si perdevano, magari altri avrebbero potuto farcela. Sperando che qualcuno sarebbe tornato a prenderli: uno dei due camion è ripartito senza nessuno a bordo per cercare pezzi di ricambio e riparare così il guasto. Questo almeno è quanto viene ipotizzato per spiegare la tragedia. Il camion indietro non è mai tornato.
Non è la prima volta che accade. Nel lucroso business di africani in fuga da condizioni disperate capita di
frequente che i trafficanti abbandonino nel deserto i loro carichi di esseri umani, lasciandoli di fronte a una morte certa. Perché chi rimane in mezzo al deserto senza acqua né viveri muore di sicuro, ma quello che conta per questi uomini senza scrupolo che fanno i soldi sulla disperazione della gente è andarsene più in fretta possibile e mettersi al sicuro. Così è stato anche stavolta. Il camion si è dileguato nel nulla, al suo posto è arrivato invece l’esercito informato di quanto avvenuto da cinque sopravvissuti che dopo giorni e giorni di cammino ce l’hanno fatta a raggiungere Arlit e a dare l’allarme. Ma ormai per i più era troppo tardi, solo in diciannove sono stati ritrovati vivi e portati ad Arlitt. Gli altri sono tutti morti o dispersi. Un poliziotto racconta che sono stati rinvenuti i corpi di due donne e tre adolescenti, avevano tra i nove e gli undici anni. Mentre alcuni testimoni raccontano di avere personalmente visto e contato 35 persone cadaveri per strada, ha detto Abdourahmane Maouli, sindaco di Arlit.

 

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