30 dicembre 2013 ore 16:19 ZHUANG ZI E HUI ZI L’ALBERO INUTILE I-II E LA NECESSITA’ DELL’INUTILE / CON ALTRE STORIE

 

 

 

 

ABBIAMO GIA’ TRATTATO DI QUESTO ARGOMENTO—-PERMETTETIMI DI DIRE: “ALLA MANIERA DELLA CULTURA OCCIDENTALE”—NOI OCCIDENTALI E I NOSTRI STUDI -CON TUTTO IL RIGUARDO CHE SI DEVE AD UN AUTORE SERIO E AMABILE COME NUCCIO ORDINE-APPAIONO–A CHIARA, RESTRINGIAMO!- SEMPRE “DEI GRAN TROMBONI”  (LEI COMPRESO, SI CAPISCE—BASTA VEDERE COME SCRIVE!)—-QUALE LEGGEREZZA E APERTURA SUL CIELO INFINITO NELLE STESSE COSE DETTE -ATTENZIONE PERO’!—DA “SAGGI” ORIENTALI CHE HANNO PASSATO LA VITA A “VIVERE” QUELLO IN CUI CREDEVANO.

27 DICEMBRE 2013 ORE 22:29 DA NEMO: “CONSIDERO UTILE QUELLO CHE CI MIGLIORA”—”L’UTILITA’ DELL’INUTILE”—MANIFESTO—DI NUCCIO ORDINE–EDITORE BOMPIANI

 

 

 

 

 

 

 

ZHUANGZI E LA FARFALLA (piccolo racconto)

 

 

*L’albero inutile I

Hui Zi disse a Zhuang Zi: “Ho un grande albero di ailanto, ma il suo tronco è così contorto e nodoso che non si riuscirebbe a trarne un’asse diritta. I suoi rami sono così intricati che squadra e compasso non sono di alcuna utilità su di essi. Si erge sul ciglio della strada, ma nessun falegname lo degna di uno sguardo. Così sono anche le tue parole: grandi, ma inutili, e nessuno sa che farsene.”

Zhuang Zi rispose: “Hai mai visto un puma o un furetto? Si appiatta in agguato, aspettando la preda, poi balza a destra e a sinistra, in alto e in basso. Ma alla fine cade in una trappola o muore in una rete. E poi c’è lo yak, grande come una nuvola che oscura il cielo. Ma è incapace di prendere un topo. Tu hai questo grande albero è ti preoccupi del fatto che è inutile? Piantalo nel terreno del non essere, nel campo dell’illimitato, e tutti gli esseri potranno ripararsi sotto di esso e addormentarsi nella sua ombra liberi e felici. Nessuna ascia gli abbrevierà mai la vita. Proprio perché è inutile nulla può nuocergli.”

(Zhuang Zi, I)

*Sinfonia del vuoto

Zi Qi disse: “Il respiro dell’universo si chiama vento. A volte è inattivo e tace. Ma quando è attivo, le innumerevoli aperture emettono grida. Hai mai sentito il loro rombo? Nelle foreste di montagna che si agitano e ondeggiano ci sono alberi immensi con tronchi il cui perimetro è di cento spanne. In essi ci sono cavità e aperture come narici, come bocche, come orecchie, come anfore, come coppe, come mortai, come crepacci, come forre. Esse muggiscono come onde, sibilano come frecce, emettono lamenti, rimproveri, urla, stridono e mugolano, ululano e ruggiscono. Emettono suoni acuti e gravi. Una brezza leggera suscita un’armonia delicata, ma una folata potente produce un coro gigantesco. E quando la tempesta si acquieta, tutte le cavità sono di nuovo vuote e silenziose. Hai mai visto l’agitazione e il tremore dei rami e delle foglie?”

Zi You disse: “La musica della terra è il suono prodotto da queste aperture; la musica umana è il suono prodotto da flauti e pifferi. Ma permettimi di chiederti in che consiste la musica del cielo.”

Zi Qi rispose: “Soffia attraverso le miriadi degli esseri in vario modo, così che ciascuna cosa possa essere se stessa. Ma chi suona questa musica?”

(Zhuang Zi, II)

*L’albero inutile II

Il mastro falegname Shi, in viaggio verso il paese di Qi, attraversando un villaggio vide un’immensa quercia presso il tempietto del dio del luogo. La sua ombra era tanto vasta che poteva offrire riparo a migliaia di buoi, il suo tronco misurava cento spanne e la sua chioma era grande come una collina. I rami più bassi si trovavano a ottanta piedi dal suolo e da una dozzina di essi si sarebbe potuto fabbricare delle barche. Intorno all’albero c’era una tal folla di viandanti che sembrava una fiera. Ma mastro Shi non lo degnò di uno sguardo e proseguì per la sua strada.

Il suo apprendista si fermò a contemplare l’albero a lungo, poi raggiunse di corsa il falegname e gli disse: “Maestro, da quando hai cominciato a insegnarmi a maneggiare l’ascia non ho mai visto del legname tanto bello. Perché non ti sei neppure fermato a guardarlo?”

“Lascia perdere,” disse il falegname. “È un albero inutile. Se ne fai delle barche, affondano; se ne fai delle bare, marciscono in fretta; se ne fai delle porte, trasudano resina; se ne fai dei pilastri, sono subito tarlati. Quest’albero non serve a nulla. È proprio per questo che ha potuto diventare tanto vecchio.”

Ritornato a casa, mastro Shi ebbe un sogno. La quercia gli apparve in sogno e gli disse: “Perché fai confronti? Vorresti che assomigliassi agli alberi utili? Il ciliegio, il pero, l’arancio, il limone, tutti gli alberi da frutta, quando i loro frutti sono maturi vengono saccheggiati; i loro rami grossi vengono spezzati, i rametti danneggiati. Per via della loro utilità hanno una vita tormentata e muoiono prematuramente. Sono essi stessi la causa della loro sciagura. E lo stesso vale per tutti gli altri esseri. Io ho cercato a lungo l’inutilità e finalmente, prossimo alla fine dei miei giorni, ci sono arrivato. Questa inutilità mi è molto utile. Se servissi a qualcosa, come avrei potuto raggiungere queste dimensioni? Tu e io siamo entrambi creature. Come può una creatura giudicarne un’altra? Tu, un uomo inutile alla fine dei suoi giorni, pretendi di giudicare l’inutilità di un albero?”

(Zhuang Zi, IV)

*La barca vuota

Chi comanda altri uomini vive nella confusione, chi si lascia comandare vive nell’oppressione. Perciò Yao né cercava di influenzare gli altri né si lasciava influenzare da essi. Se vuoi uscire dalla confusione e liberarti dall’oppressione cammina con il Dao nella terra del grande vuoto.

Se un uomo sta attraversando un fiume e una barca vuota, portata dalla corrente, viene a urtare la sua, anche se ha un temperamento irascibile non riesce ad arrabbiarsi molto. Ma se c’è qualcuno nell’altra barca, prima gli grida di virare a destra o a sinistra. Se il primo grido non ottiene risultato, urla di nuovo; e, se anche questo è in vano, il terzo grido è seguito da una sfilza di improperi. Nel primo caso non si arrabbia, nel secondo sì: solo perché c’è qualcuno nella barca.

Se nel navigare il fiume del mondo la tua barca è vuota, nessuno può opporsi a te e nessuno ti può ferire.

(Zhuang Zi, XX)

*Necessità dell’inutile

Hui Zi disse a Zhuang Zi: “Le tue parole sono inutili”.

Zhuang Zi rispose: “Devi capire l’inutile per poter parlare di utilità. La terra è immensa, ma di tutta questa estensione usi solo il piccolo spazio che hai sotto i piedi. Ora, immagina di togliere tutto il resto, in modo che tutto intorno a te si spalanchi un abisso. La terra che hai sotto i piedi ti sarebbe ancora utile?”

“Non molto,” ammise Hui Zi.

“Questo dimostra che l’inutile è necessario,” rispose Zhuang Zi.

(Zhuang Zi, XXVI)

*Viaggiatori smarriti

Yen Zi disse: “Gli antichi comprendevano mirabilmente la morte. Essa dà riposo ai buoni e sottomette i malvagi. Essa possiede la virtù del ritorno. Gli antichi chiamavano i morti ‘quelli che hanno fatto ritorno’. Dire che i morti sono ritornati è come dire che i viventi sono in viaggio. Ma un viaggiatore che dimentica di ritornare è un uomo che ha smarrito la propria dimora.

Se una persona ha smarrito la propria dimora, tutti disapprovano. Ma quando tutto il mondo ha smarrito la propria dimora, nessuno è in grado di disapprovare. Poniamo che un uomo lasci la sua patria, abbandoni la sua famiglia, dilapidi il suo patrimonio e vada vagando nelle quattro direzioni senza trovare la via del ritorno. Che uomo è costui? Certo il mondo lo considererebbe pazzo. E poniamo che un uomo sia attaccato al proprio corpo e alla propria vita, sia orgoglioso delle proprie capacità, si preoccupi della propria reputazione e si vanti dei propri successi. Che uomo è costui? Certo il mondo lo ritiene un uomo pratico e assennato. Ma tutti e due si sono smarriti, benché il mondo approvi l’uno e disapprovi l’altro. Solo il saggio sa cosa prendere, cosa lasciare.”

(Lie Zi, I)

*Il valore del vuoto

Qualcuno chiese a Lie Zi: “Perché dai tanto valore al vuoto?” Lie Zi disse: “Il vuoto non ha nulla a che fare con il valore. Resta nel silenzio, resta nel vuoto. Nel silenzio e nel vuoto torniamo a casa. Nel prendere e nel dare perdiamo la via di casa. La persona che, quando le sue azioni errano, cerca di porvi rimedio con la virtù e il dovere smarrisce la via del ritorno.”

(Lie Zi, I)

 

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