23 febbraio 2014 ore 08:04 MINNIE CHIARA E ALMA: ” COME SI ORIGINA UNA MALATTIA MENTALE?”—UNA CONVERSAZIONE TRA AMICHE REGISTRATA E TRASCRITTA—PER CHI HA VOGLIA DI SENTIRLA, LA MUSICA (VIDEO // AVICII) E’ IN FONDO

 

 

 

Chiara = Qual è secondo te l’origine della malattia mentale?

Minnie = Secondo me è originata da un grande dolore.

Una mancanza … non ho niente da dire.

Ho così poco da dire.

Alma = Secondo me la malattia mentale ha origine da uno stress continuo, da un carico eccessivo di responsabilità, senza tregua e senza poter vedere la fine degli impegni o delle proprie responsabilità.

Minnie= Ognuno di noi pensa a se stesso quando parla di qualcosa. Se penso a mio cognato c’è il nucleo di un’infanzia molto difficile, con una figura paterna che lui non aveva visto durante l’infanzia, essendo suo padre prigioniero di guerra; è ritornato dalla prigionia senza soldi e senza niente. Soprattutto era un bambino pauroso e questo padre non tollerava il fatto che fosse molto timido e che, per es., avesse timore di salire sugli alberi o paura di un cane, e soprattutto era succube del padre. Non sapeva andare in bicicletta, a 6 / 7 anni. Era succube dalla paura. So che si faceva la pipì addosso quando sentiva suo padre che arrivava a casa.

Dopodiché so che c’era una contrapposizione con il fratello: non avendo paura di niente e secondo lui era più libero e rispondeva anche al padre, gli teneva testa, non mostrava paura, mentre lui era sempre molto timido, essendo più giovane del fratello di cinque anni.

 

Chiara= . Il secondo figlio si forma quasi sempre per antitesi, soprattutto se sono solo in due.  Io non ho mai preso botte  perché io osservavo mia sorella in quali occasioni prendeva le botte,. E faceva il contrario. Questo a poco a poco delinea dei comportamenti e una individualità.

 

Chiara=   Sembrate dire che secondo voi è l’infanzia che determina la malattia mentale

 

Minnie =  non sempre l’infanzia, può essere anche un amore finito male, potrebbe essere un amore infelice su cui ha puntato, e viene a mancare, indipendentemente dall’infanzia.

 

Chiara=. Secondo voi c’è una componente genetica?

 

Minnie = per sentito dire, ho letto da qualche parte che se è infelice la madre molto probabilmente lo è anche la figlia o il figlio. L’infelicità si trasmette da madre a figlio, da zio e nipote. Forse l’infelicità ha una matrice nel DNA. Forse un atteggiamento familiare che si ripete di fronte ai casi della vita.

 

Chiara= . Ci potrebbe essere anche un motivo di” imitazione”, una specie di contagio..

 

Alma= non so, non capisco niente di genetica.

 

Minnie = per esempio mio cognato ha reagito molto bene a questa infanzia, dopo essere stato massacrato dal padre, si è riabilitato agli occhi del padre.

 

Chiara=  Pero’, alla fine, ancora giovane, era vivo il padre, quando gli è nato un grosso problema sul lavoro si è suicidato.

 

Minnie=  Sì, non mi è mai stato possibile farmi un’idea di come fosse successo.

 

Chiara=  Certamente è una mia fissa, ma non riesco ad interpretare il suicidio se non come “un telegramma” mandato alle più dirette persone, di solito i famigliari. Il figlio di Agnelli si trovava in India, ma è tornato in Italia per suicidarsi: perché intraprendere questo lungo viaggio se sai che la tua vita è alla fine, che non la sopporti più? Secondo me doveva consegnare un messaggio alla famiglia: “Guardate voi cosa mi avete costretto a fare?”. La stessa cosa avviene nelle malattie specialmente mentali: “ Ecco come mi avete ridotto!”

E la famiglia, o chi per loro, se non sono riusciti a costruirsi una struttura mentale basata sulla “non-percezione” cioè sull’annullamento dei fatti o negazione, lo sente molto bene questo messaggio. Io non mi sono suicidata, ma sono stata ricoverata a Parabiago nel ’66 dalla polizia; secondo me il mio era un messaggio rivolto allo psicologo che mi aveva in cura: non era solo dirgli “sei un incapace e fai pagare a me le tue deficienze”, ma anche  un “voler rompere”, come si fa da adolescenti ( o da  pseudo-adulti non cresciuti), qualcosa, un busillis che a me pareva insolubile e che lo psicologo, invece di aiutarmi, lo rendeva peggiore.  Comunque sia, anche se – secondo me- non stavo dicendo qualcosa alla mia famiglia, dopo il mio ricovero, mia madre mi ha detto poi (e varie volte) che è stato solo questo fatto che le ha fatto capire che avevo bisogno di qualcosa, qualcosa che per la prima volta la chiamava in causa. E di telegrammi ne avevo mandati moltissimi, proprio a lei, e della natura più svariata; non solo io, ma anche il medico di famiglia. Ma lei era “sorda”, aveva bisogno di un certo botto capace di entrare nelle sue orecchie e darle una sveglia. Osservo solo adesso, mentre vi parlo, che la struttura del cervello di mia madre era fortemente basata sul “tagliare” inconsciamente tutto quello che l’avrebbe disturbata dal suo progetto di vita. Questo era: lavorando da pazzi, fare molti soldi, un modo che aveva trovato per “compensarsi” di cose fondamentali che aveva perso nella sua gioventù quando non ne aveva neanche per farsi aggiustare la gamba rotta;  il chirurgo di Sanremo-aggiustandola male- l’aveva resa zoppa:  lei “la più bella ragazza di Sanremo”, come in tanti mi hanno detto. E aveva perso il suo grande amore, del quale ha tenuto una foto nella sua agenda personale per tutta la vita.

 

 

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