9 MARZO 2014 ORE 07:06 ELIO VITTORINI — DA CONVERSAZIONI IN SICILIA, UN MINUSCOLO BRANO…

da Conversazione in Sicilia (di Elio Vittorini)
Gli articoli – I passi dei libri
Giovedì 06 Marzo 2014 12:13
 

Elio Vittorini (Siracusa23 luglio 1908 – Milano12 febbraio 1966)

 

 

INCIPIT (INIZIO) DEL LIBRO 1

“Io ero, quell’inverno, in preda ad astratti furori. Non dirò quali, non di questo mi son messo a raccontare. Ma bisogna dica ch’erano astratti, non eroici, non vivi; furori, in qualche modo, per il genere umano perduto…

Da molto tempo questo, ed ero col capo chino. Vedevo manifesti di giornali squillanti e chinavo il capo; vedevo amici, per un’ora, due ore, e stavo con loro senza dire una parola, chinavo il capo; e avevo una ragazza o moglie che mi aspettava ma neanche con lei dicevo una parola, anche con lei chinavo il capo. Pioveva intanto e passavano i giorni, i mesi, e io avevo le scarpe rotte, l’acqua che mi entrava nelle scarpe, e non vi era più altro che questo: pioggia, massacri sui manifesti dei giornali, e acqua nelle mie scarpe rotte, muti amici, la vita in me come un sordo sogno, e non speranza, quiete.”

 

Conversazione in Sicilia è un’opera letteraria di Elio Vittorini. È stata prima pubblicata a puntate dalla rivista letteraria Letteratura nel biennio 19381939, poi in un unico volume intitolato Nome e lagrime (per le edizioni Parenti) e finalmente come Conversazione in Sicilia per la Bompiani nel 1941.

 

DAL BEL BLOG DI SALVATORE LOLEGGIO

http://salvatoreloleggio.blogspot.it/2010/07/vittorini-se-ne-ghiuto-lorgogliosa.html

 

 

Su “la talpa libri” de “il manifesto” del 9 ottobre 1991, Valentino Parlato rievoca l’uscita dal Pci di Elio Vittorini, nel 1951, e l’articolo di “Rinascita” che la salutò: “Vittorini se n’è ghiuto, e soli ci ha lasciato! Questo era il titolo, sprezzante (non a caso si usava una parola meridionale), del corsivo di Roderigo di Castiglia, cioè di Palmiro Togliatti. Avevo vent’anni, ero giovane e mi piaceva l’arroganza di Togliatti, ma quella volta mi sembrò gratuita: anche per i più giovani, quelli che non avevano vissuto né l’antifascismo né la resistenza, Vittorini era un mito, era due cose: l’America e Uomini e no”. Aggiunge Parlato: “A dirla tutta si dovrebbe dire che Vittorini ha rotto con Togliatti, perché noi abbiamo rotto con lui”.

Credo che sia giusto, anche se la lettura dell’epistolario di quegli anni (Gli anni del Politecnico. Einaudi, 1977) documenta un distacco lungo e complicato, con qualche tentativo di recupero.
“Il Politecnico”, dopo che la polemica con Palmiro Togliatti aveva attraversato tutto l’anno 1947, chiuse con il numero di dicembre di quell’anno. Dopo l’indisponibilità di Einaudi a editare il mensile per il 1948 alle condizioni poste da Vittorini, segno dell’accerchiamento del Pci, qualche altro editore s’era fatto avanti, con l’intento evidente di dare alla rivista un segno anticomunista, ma lo scrittore siciliano aveva rifiutato le offerte. La dura battaglia per l’autonomia della cultura dalla “rivoluzione” e del “Politecnico” dall’occhiuta supervisione togliattiana non aveva ancora incrinato la sua volontà di rimanere in quel mondo, come segno di contraddizione. ……

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