28 MARZO 2014 ORE 08: 08 A CIASCUNO IL SUO—A VOI BERLINGUER, A NOI IL RICORDO DEL 77—DI BENEDETTO VECCHI—CHIARA, CHE COME MILLE ALTRI+MILLE HA VISSUTO QUESTO PERIODO (A MILANO), E SE LO RICORDA BENE, SOPRATTUTTO “PASSIONALMENTE” / CARATTERISTICA PRINCIPE DI QUEL PERIODO DI “GIOVANI IN AZIONE E PENSIERO”// NON VEDE NESSUNA CONTRADDIZIONE, OGGI, TRA RICORDARE IL BERLINGUER, PER ESEMPIO, DELL’INTERVISTA DELL’81 QUI PUBBLICATA, E LA MEMORIA DI TANTI COMPAGNI MORTI IN QUEI TERRIBILI ANNI SETTANTA—///// NON AVENDO MAI GRIDATO UNO SLOGAN DI ALLORA: “UCCIDERE I FASCISTI NON E’ PECCATO” / VOGLIO RICORDARE TUTTI I GIOVANI, QUASI UN’ECATOMBE, DI QUEL PERIODO, SENZA FARE ANALISI IN QUESTO MOMENTO. QUEL POCO-POCHISSIMO, VOGLIO DIRE INVECE, “QUEI POCHI COMPAGNI” CHE HO CONOSCIUTO A MILANO E A TORINO, (E ANCHE A FIRENZE MA SOLO DI POTERE OPERAIO—CHE “HANNO FATTO LA LORO PARTE”), SO BENE CHE PER ALCUNI DI LORO L’AUTONOMIA E’ STATO IL CAMMINO VERSO IL TERRORISMO ATTRAVERSO UNA SPECIFICA IDEOLOGIA SULLO STATO// RICORDO CHE ALLORA-DISCUTENDO CON COMPAGNI CHE LI APPROVAVANO, A COMINCIARE DAL FAMOSO “INTELLETUALE” CHE PERO’ NON RICORDO ADESSO, RICORDO- DICEVO- CHE MI ARRAMPICAVO SUI VETRI ATTRAVERSO LA FORMULA: “SOGGETTIVAMENTE COMPAGNI”—CHE NON VOLEVA DIRE NIENTE, SE NON CHE “ERANO IN BUONA FEDE”—MA OGGETTIVAMENTE, OSSIA NELLA REALTA’ STORICA DEL NOSTRO PAESE, …LASCIO IN SOSPESO L’AGGETTIVO, ALTRI LO DIRANNO (MAGARI DONATELLA), A CHIARA VENGONO IN MENTE DELLE PAROLE FORSE SPROPOSITATE TIPO “DELINQUENTI COMUNI” O STRAGISTI COME SI CHIAMAVANO I NEO-FASCISTI A PARTIRE DALLE BOMBE DI PIAZZA FONTANA—PERCHE’ GLI OMICIDI E LE STRAGI NON HANNO ALTRO COLORE DEL NERO DELLA MORTE E DEL DELITTO—NON VI PIACERO’, PAZIENZA, CHIARA

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MERCOLEDÌ 26 MARZO 2014

 

A ciascuno il suo. A voi Berlinguer, a noi il ricordo del 77.



Francesco Lorusso avrebbe 62 anni e probabilmente sarebbe un tranquillo pensionato se non fosse stato assassinato nel 1977 a 25 anni, ultimo di una serie di giovani fucilati nelle piazze. Il proletariato giovanile insorse e Cossiga mandò i carri armati con il solo risultato di spingere molti verso le Brigate rosse. Berlinguer, oggi in via di beatificazione, fu il più accanito a invocare la repressione. Lo ricordiamo, livido in volto, sputare calunnie sui giovani che nelle piazze difendevano la libertà di dissentire.  Il PCI pensava di essere finalmente diventato forza di governo, ma era solo l’inizio della fine.
Benedetto Vecchi
Le officine multimediali del 77
L’esercizio della memo­ria, afferma lo sto­rico Enzo Tra­verso nel libro Che fine hanno fatto gli intel­let­tuali?, è ambi­va­lente. Da una parte, non avendo nes­suna pre­te­sta di scien­ti­fi­cità, invita a riflet­tere all’uso pub­blico della sto­ria nel con­flitto poli­tico. Dall’altra è la presa di parola dei «vinti». Appli­cando all’Italia la rifles­sione di Tra­verso, l’esercizio della memo­ria, in que­sto ini­zio di mil­len­nio, è la via mae­stra di chi vuole con­tra­stare l’egemonia cul­tu­rale neo­li­be­ri­sta nella rico­stru­zione delle vicende che hanno con­trad­di­stinto la seconda metà del Novecento.
In Ita­lia, gli anni Set­tanta sono il periodo attorno al quale esi­ste una ricca pro­du­zione di memo­ria­li­stica. Ne è testi­mo­nianza la mole di libri scritti da pro­ta­go­ni­sti o ano­nimi par­te­ci­panti ai movi­menti di que­gli anni. Mate­riali spesso di qua­lità, che non hanno mai la pre­tesa di fare la sto­ria di que­gli anni, ma di offrire punti di vista par­ziali e par­ti­giani, cioè di parte sugli avve­ni­menti che hanno visto par­te­cipe chi ne scrive. Emerge il fatto che la memo­ria non può mai essere con­di­visa. È sem­pre par­ziale e spesso si carat­te­rizza come cri­tica mili­tante a quanto postula la sto­ria dei vin­ci­tori.
Così par­lare degli anni che vanno dal 76 al 79 a Bolo­gna vuol dire par­lare del movi­mento del Set­tan­tan­ta­sette e del con­flitto di quel movi­mento con il Pci. Ma anche di riflet­tere su per­corsi di poli­ti­ciz­za­zione e del fio­rire di stru­menti comu­ni­ca­tivi alter­na­tivi a quelli domi­nanti (le radio libere: per Bolo­gna, radio alice). Nel caso dei due lavori messi in campo da Offi­cina mul­ti­me­diale ci tro­viamo di fronte a un terzo inco­modo. A rac­con­tare que­gli anni non sono le parole scritte, ma le imma­gini, le foto di que­gli anni. Si tratta di due video dedi­cati alla morte di Fran­ce­sco Lorusso e agli “auto­nomi” bolognesi.
Lorusso fu ucciso da un colpo di arma da fuoco spa­rato dai cara­bi­nieri men­tre stava con­te­stando un con­ve­gno di Comu­nione e Libe­ra­zione nel marzo del 1977. Gli «auto­nomi» di allora erano gli «unto­relli», i «dician­no­vi­sti» che secondo il Pci vole­vano distrug­gere il sistema demo­cra­tico. Il più forte, allora, par­tito comu­ni­sta dell’Europa occi­den­tale si sca­gliò con­tro quel movi­mento con ogni mezzo neces­sa­rio. Alcuni, tanti dei mili­tanti del Set­tan­ta­sette conob­bero le patrie galere, il Pci si con­se­gnò alla scon­fitta poli­tica e al suo lento, ma inar­re­sta­bile declino.
Del Pci ormai girano leg­gende metro­po­li­tane sulle sue capa­cità di com­pren­dere la società di allora, al punto che un recente film di Wal­ter Vel­troni su Enrico Ber­lin­guer rimuove la ferita del Set­tan­ta­sette, pri­vi­le­giando le Bri­gate Rosse come inter­lo­cu­tore per rico­struire la figura del lea­der comu­ni­sta. Molti mili­tanti auto­nomi di allora pro­vano invece a sbro­gliare il ban­dolo di una matassa che ha rischiato di ridurli al silen­zio. Due video che fanno certo appello alla memo­ria, ma che pro­vano tut­ta­via a cer­care gli ele­menti di attua­lità di un per­corso poli­tico certo scon­fitto, ma che ha cose da dire sul presente.
Un’immersione nel pas­sato, quindi, ma che cerca tut­ta­via di par­lare del presente.
Il Manifesto – 26 marzo 2013
PUBBLICATO DA VENTO LARGO A 10:18
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