30 marzo 2014 ore 19:14 (da finire) UNA FOTO BELLISSIMA E UN QUADRO A ME BELLISSIMO: PROTEZIONE-SIMBIOSI E’ IL TEMA—- SU CUI DIS-QQQUI-SI-SCE LA DOTTORISSIMA CHIARA! PERCHE’ E’ LA FINE DELLA DOMENICA E, PUR ESSENDO DOMENICA, E’ RIUSCITA AD ESSERE UNA GIORNATA DI M…SPESSA!

 

DAL BLOG DEL DOTTOR MAURILIO CALLIERI/ VETERINARIO A SANREMO

 

http://www.riviera24.it/articoli/2012/12/28/146852/il-veterinario-maurilio-calleri-vince-unaltro-ricorso-al-tar

 

 

 

 

 

 

mi è venuta l’idea che, dal signor Veneranda,  chiara potrà imparare a straparlare con un po’ di senso:  ci proviamo? con scommessa,? poi mi dite! chiara dice che no, non imparerà–E voi?—- Tutti “no” non si puo’ giocare! ciao, fine pomeriggio di domenica! Centellinate, centellinate, miei centellini al contrario…leggiamo:

 

da: http://viadellebelledonne.wordpress.com/
Viadellebelledonne

~ Blog letterario collettivo

 

 

 

l signor Veneranda si fermò davanti al portone di una casa, guardò le finestre buie e spente e fischiò più volte come volesse chiamare qualcuno. A una finestra del terzo piano si affacciò un signore.
– È senza chiave? – chiese il signore gridando per farsi sentire.
– Si, sono senza chiave – gridò il signor Veneranda.
– E il portone è chiuso? – gridò di nuovo il signore affacciato.
– Si è chiuso – rispose il signor Veneranda.
– Allora le butto la chiave.
– Per fare cosa? – chiese il signor Veneranda.
– Per aprire il portone – rispose il signore affacciato.
– Va bene, – gridò il signor Veneranda – se vuole che apra il portone, butti pure la    chiave.
– Ma lei deve entrare?
– Io no. Cosa dovrei entrare per fare?
– Ma non abita qui lei? – chiese il signore affacciato, che cominciava a non capire.
– Io no – gridò il signor Veneranda.
– E allora perché vuole la chiave?
– Se lei vuole che apra il portone non posso mica aprirlo con la pipa, le pare?
– Io non voglio aprire il portone, – gridò il signore affacciato – io credevo che lei abitasse qui: ho sentito che fischiava.
– Perché, tutti quelli che abitano in questa casa fischiano? – chiese il signor Veneranda, sempre gridando.
– Se sono senza chiave si! – rispose il signore affacciato.
– Io sono senza chiave – gridò il signor Veneranda.
– Insomma si può sapere cosa avete da gridare? Qui non si può dormire – urlò un signore affacciandosi a una finestra del primo piano.
– Gridiamo perché quello sta al terzo piano e io sto in strada – disse il signor Veneranda – se parliamo piano non ci si capisce.
– Ma lei cosa vuole? – chiese il signore affacciato al primo piano.
– Lo domandi a quello del terzo piano cosa vuole, – disse il signor Veneranda – io non ho ancora capito: prima vuol buttarmi la chiave per aprire il portone, poi non vuole che io apra il portone, poi dice che se fischio debbo abitare in questa casa. Insomma io non ho ancora capito. Lei fischia?
– Io? Io no… perché dovrei fischiare? – chiese il signore affacciato al primo piano.
– Perché abita in questa casa – disse il signor Veneranda -; l’ha detto quello del terzo piano che quelli che abitano in questa casa fischiano! Be’, ad ogni modo non mi interessa, se vuole può anche fischiare.

Il signor Veneranda salutò con un cenno del capo e si avviò per la strada, brontolando che quello doveva essere una specie di manicomio.

***

fonte:

Il signor Veneranda, di Carlo Manzoni
Rizzoli Editore – Collana Bur

 

 

ADESSO -CHIARA – VENERANDA- NON- SOLO- DI – ETA’, parte da:

 

 

mariobardelli…già! mario bardelli, a proposito, non vi ho mai dato l’email!

mariobardelli@libero.it—magari volete comprargli tutti i quadri e non potete aspettare…Attenzione, pero’, perché stanno, pur a gratis, “quasi” tutti in un enorme spazio che, un tempo, era un magazzino dei fiori: con tanti banchi per fare mazzi e mazzetti, cestini da portare su un camioncino alla stazione dei treni..una parte sopraelevata era la cucina del personale che mangiava lì—poi c’era un grosso ufficio con due-tre scrivanie, in cui si facevano fatture ed altro, ma soprattutto si chiamavano i clienti alla mattina in varie lingue: “mi hanno appena portato…freschissimi, proprio quelli che voleva lei l’altro giorno e non c’erano—guardi, per lei posso anche farle un prezzo speciale—“

Ma lui, Mario, ve lo dico proprio in verita’ vera, sarebbe ancora piu’ contento che di vendere un quadro,  se gli scriveste qualcosa— anche del tipo semplicissimo—tipo: “il tuo quadro “xy”  non mi è sembrato male, oppure più generosamnte: “mi è piaciuto….”

 

 

Tornando al tema e al confronto tra una foto e un quadro, vi dicevo che mb, al tempo cosiddetto “dei mostri” (dai maligni di casa), anni Novanta circa–con cui si è presentato alla sua prima mostra in Italia al Casino’ di Sanremo— ha fatto un quadro, per titolare il quale, ha accettato un mio suggerimento : “Simbiosi”—

Senz’altro questo quadro l’ho già pubblicato, ma se lo trovo, ve lo ripropongo in questo contesto— (—se giudicato dallo stato dell’archivio, mb è senz’altro un genio! artista -follia- disregolatezza—e, poi, magari (parlo di un altro) è solo un belinone confuso—-Ci entrate – nell’archivio e nei milioni di cartelle-  con il passo felpato di Sherlock Holmes…E comunque vada ci passate qualche ora, anche la mattinata, se vi ostinate a volere proprio quel quadro, di solito uno come me  ripiega…):

Il quadro e’ questo piazzato sotto, e chiara vuole “verandare” su questo  e la foto in alto del gatto e del cane—Lei, come ormai saprete, vuole anche “l’erba voglio” del giardino del re, ma voi ve ne stra-impippate quanto volete…o come direbbe mia figlia (non ancora a me, almeno in faccia), mi gridate: “Fuck you!”  Ed io obbedisco correndo!

 


 

 

 

mariobardelli, simbiosi 1993-pastelli a olio su cartoncino, 60×50

 

 

 

La ragione per cui ho suggerito questo titolo, se riesco ad essere più o meno chiara, è questa:

 

se osservate il quadro c’è una persona (a sinistra) che si “affida” così tanto all’altra, da poter stare a questo mondo periglioso, tanto rilassata o, meglio, così  “senza preoccupazione”che puo’ vivere appoggiata all’altra, quasi fusa nell’altra, tanto fiduciosa ( come si dice “ad occhi chiusi”–) da chiudere gli occhi perche’ “sa” che ai pericoli ci pensa l’altra.

 

L’altra, non dorme un attino,  gli occhi sempre spalancati

 

 

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