ORE 22:04 TRISKEL182 RIPUBBLICA UN BEL (BUONO) ARTICOLO DI MICHELE SERRA DEL 26 APRILE DA REPUBBLICA (PAG. 1 ECC.)—SUGGERITO ANCHE DA NEMO

Triskel182

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“La libertà è il diritto dell’anima di respirare”

(FRASE DEL BLOG—BELLISSIMA OLTRE CHE VERA!).

MICHELE SERRA,  (Roma10 luglio 1954) è un giornalistascrittoreautore televisivo, e umorista italiano.   Nella foto è al festival internazionale del giornalismo 2010

 

Tutti i contendenti del 25 aprile (Michele Serra).

26/04/2014 di triskel182

È STATO un 25 aprile nervoso, e questa non è una novità. È almeno dai primi anni Settanta che la festa della Liberazione è (anche) occasione di attrito tra “ufficialità”, vera o presunta.

E VIVACI movimenti che valutano di essere “i veri partigiani”, a volte rubando la scena ai reduci sempre più vecchi, sempre più fragili e sempre meno numerosi di quella guerra giusta e vittoriosa.
Ma quest’anno il nervosismo ha assunto le forme, davvero molto contemporanee, di uno sbriciolamento tipicamente “local”, che nel nome delle cause più varie, alcune nobili alcune abbastanza stravaganti, ha inteso rivendicare la Resistenza come una cosa propria, indegnamente usurpata dalle varie autorità sui vari palchi cittadini.
A Roma è stata la questione mediorientale a prendersi la scena, con scontri verbali molto aspri tra “brigate ebraiche” e simpatizzanti della causa palestinese, entrambe le fazioni ovviamente arciconvinte di essere “i veri partigiani”.

A Torino alcuni No Tav hanno contestato l’Anpi, colpevole di “essere nel Pd”, mentre si sa che “i veri partigiani” eccetera eccetera. A Palermo è stata molto percepibile la causa dei No Muos, che sarebbe (il Muos) il nuovo sistema di puntamento satellitare americano, che comporta servitù militari indesiderate; e pur trattandosi di una lotta del tutto rispettabile e degna di coronamento, non è facilissimo stabilire se e quanto si sia “veri partigiani” a seconda che si sia favorevoli o contrari a un nuovo sistema di puntamento satellitare. A Milano esponenti della Giunta Pisapia sono stati contestati da un drappello di No Canal, contrari al passaggio di un nuovo canale nel loro quartiere. E anche qui si dovrà riconoscere la non immediata identificazione tra le due circostanze, di portata storica piuttosto impari: l’opposizione a un canale artificiale e la liberazione dal nazifascismo.
Già: perché è poi di questo, dopotutto, che si tratterebbe. Il 25 aprile del 1945 vennero liberate dai tedeschi e dai loro alleati repubblichini
Milano e Torino; e l’esecutivo del Comitato di Liberazione Nazionale proclamò, via radio, l’insurrezione. Per convenzione quel giorno venne considerato dai fondatori della nuova democrazia il più rappresentativo della lotta di liberazione partigiana al fianco degli angloamericani. Ovviamente è del tutto lecito non festeggiarlo, cosa che i nostalgici del regime fascista hanno sempre fatto, e anche buona parte degli italiani di destra che considerano 25 aprile e Primo Maggio “feste comuniste”.
Ma partecipare avocando a sé, alla propria lotta non importa se globale o di cortile, non importa se la più degna o la più insostenibile, la titolarità del verbo “resistere”, oltre a essere leggermente narcisista è un poco sconveniente nei confronti di chi (milioni di italiani) considera il 25 aprile la festa della libertà ritrovata, dunque una festa di tutte le persone libere: punto e basta. Una festa del “noi”, non una festa dell’“io”, che ce ne sono già tante.
Che poi quegli ideali fondativi siano stati onorati oppure traditi, e in quale misura onorati e in quale traditi, è un dibattito decisivo e avvincente; che esistano molte possibili forme di resistenza, alcune del tutto nuove, e la pigra consuetudine democratica non le valorizzi e anzi le inibisca, è pure verissimo; ma insomma, se un giorno all’anno milioni di italiani vogliono festeggiare non “le resistenze”, ma quella Resistenza lì, quella guerra, quella vittoria, la nascita di quella democrazia che poi, con alterne fortune, è ancora la nostra, perché fare di una festa di popolo, cioè di tutti, il proprio cortile politico? Un corteo non è un cortile. In Francia a nessuno verrebbe in mente di salire in groppa al 14 luglio per farsi notare e fare pubblicità alle proprie faccende politiche o alla propria singola lotta. E il 25 aprile è il nostro 14 luglio, il compleanno della nostra libertà. D’accordo, non siamo la Francia. Ma se ci riuscisse, ogni tanto, di essere almeno l’Italia?

Da La Repubblica del 26/04/2014.

 

TANGO

UNA RIVISTA IMPORTANTE, CHE NON HO MAI VISTO PERCHE’ ALL’EPOCA ERO IN BRASILE, E CHE RIGUARDA ANCHE MICHELE SERRA E…”LA SUA FORMAZIONE”! UN’IZIATIVA AUTOUMORISTICA NATA NEL PCI CHE PUO’ SOLO SEGNALARE UN GRAN BENE DI QUESTO PARTITO E DEL SUO SPIRITO—MEGLIO DI ME DIREBBERO DONATELLA E  FRANCO, ENTRAMBI ISCRITTI E MILITANTI NONCHE’ AMANTI DELL’IRONIA

 

Tango è stato un inserto umoristico de l’Unità ideato dal vignettista Sergio Staino, pubblicato dal 1986 al 1988 a cadenza settimanale, per un totale di 127 numeri.

Uno dei primi esperimenti di satira “dall’interno”, in quanto avente come principale soggetto il Partito Comunista Italiano,Tango ha annoverato fra gli altri alcuni tra i maggiori vignettisti dell’epoca e odierni, molti dei quali provenienti dal giornale satirico Il Male, come AltanEllekappaRenato CalligaroAndrea Pazienza, la cui ultima testimonianza vignettistica prima della morte (una serie di vignette che ritraevano l’allora segretario PCI Achille Occhetto) fu pubblicata proprio in tale inserto. Ogni pagina veniva decorata da Pablo Echaurren. Oltre alle vignette, Tango ha ospitato anche commenti, satirici e no, di autori come David RiondinoMichele SerraDaniele LuttazziFrancesco GucciniGino e Michele.

Da Tango derivano numerosi periodici di satira odierni, a partire dal conosciuto Cuore, che tra l’altro iniziò le sue pubblicazioni a sua volta come inserto de L’Unità.

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One Response to ORE 22:04 TRISKEL182 RIPUBBLICA UN BEL (BUONO) ARTICOLO DI MICHELE SERRA DEL 26 APRILE DA REPUBBLICA (PAG. 1 ECC.)—SUGGERITO ANCHE DA NEMO

  1. Donatella D'Imporzano scrive:

    Può sembrare autocommemorativo, ma non lo è: prima che uscisse il giornale satirico ” Tango”, dove finalmente la sinistra riusciva a prendere in giro in modo piacevole anche se stessa, alcuni mesi prima noi a Cinisello avevamo fatto uscire una finta edizione del giornalino locale ” La Città”, che era la voce ufficiale del PCI di Cinisello. Successe di tutto e per un po’ fummo considerati dei provocatori – sabotatori. Le riunioni di redazione erano clandestine e devo dire che non ci siamo mai divertiti tanto. E’ evidente che un cambiamento era nell’aria, ci si voleva divertire, prendendo un po’ in giro quel tanto di ingessato e di stupido che c’era anche nella sinistra. Poi a livello nazionale è uscito” Tango”, che per un buon numero di sinistrorsi col senso dell’umorismo è diventato l’organo ufficile. Altro che “L’Unità” !

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