ORE 16:17 QUI : NORDAFRICA : LA LIBIA NEGLI ULTIMI GIORNI DI GIUGNO—SALWA BUGAIGHIS–ATTIVISTA DEI DIRITTI UMANI, ASSASSINATA A CASA SUA—

 

BENGASI E’ “BANHAZI”

 

 

 

 

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LIBIA. Nonostante la tensione si sono tenute le elezioni politiche—26 GIUGNO 2014

giu 26th, 2014 | By  | Category: Qui NordafricaUltimissime

Notizie Geopolitiche

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Salwa Bugaighis, attivista dei diritti umani in Libia, un giorno prima di essere assassinata nella sua casa.

 

 

 

Salwa Bugaighis un giorno prima di essere assassinata


 

 

27 giugno    IN RICORDO DI SALWA BUGAIGHIS         Corina Karstenberg

 

 

 

 

 

 

Ancora sangue in Libia, dove ieri si sono svolte le elezioni politiche: sette soldati sono stati uccisi e 53 feriti in un attacco condotto dagli jihadisti a Bengasi, dove è ancora in corso l’iniziativa autonoma del generale Khalifa Haftar contro Ansar al-Sharia e la “Brigarta 17 febbraio”; in serata è stata freddata nella sua abitazione Salwa Bugaighis, conosciutissima attivista per i diritti umani.

 

 

“L’assassinio di Salva Bugaighis, attivista dei diritti umani in Libia, donna libera e coraggiosa, lancia una sfida alla nostra indifferenza.” Tweet di Gad Lerner di ieri, ripreso da Antonio Voltolini su Facebook

 

 

 

 

Le elezioni generali in Libia: tappa cruciale per la transizione   –   27 giugno 2014

giu 27th, 2014 | By  | Category: FocusQui Nordafrica

di Elisa La Gala

” href=”http://www.notiziegeopolitiche.net/wp-content/uploads/2014/06/image38.jpg”>libia donne votoSi sono svolte mercoledì 25 giugno in Libia le elezioni legislative, le terze dalla Rivoluzione del 2011 che ha rovesciato il regime di Gheddafi.
Si è votato per eleggere il Consiglio dei Rappresentanti che sostituirà il Congresso Nazionale uscente; i principali compiti del Consiglio saranno: stabilire le modalità per l’elezione del nuovo Primo ministro, adottare la Costituzione dopo l’approvazione tramite referendum e varare una nuova legge elettorale.
Il consiglio sarà composto da 200 membri di cui 32 donne. 15 dei seggi rimangono ad oggi non attribuiti a causa degli episodi di violenza a Derna, Murzuk, Kufra e al-Jamal che hanno impedito lo svolgimento delle elezioni.
Molti speravano che le elezioni potessero calmare l’escalation di violenza, innescata dal vuoto di potere creato da istituzioni deboli e dalla frammentazione della società in interessi tribali. Tuttavia i primi dati comunicati dalla Commissione elettorale denunciano un’affluenza alle urne bassissima, solo 630.000 dei 4.500.000 degli aventi diritto al voto si sono recati alle urne per esprimere la loro preferenza.
In tali condizioni, è difficile auspicare che il neo-eletto Consiglio dei Rappresentanti (non legittimato da un’ampio consenso popolare) abbia la forza necessaria per espletare il proprio mandato con incisività. E’ dunque probabile che esso incontri le stesse difficoltà dell’uscente Congresso Nazionale, che nei mesi scorsi ha faticato a trovare posizioni comuni perché spaccato da frazionamenti interni e posizioni antitetiche.
La mancanza di leadership e di figure politche prominenenti ha creato un vuoto nel paese che viene sfruttato a vantaggio dei gruppi estremisti che hanno trascinato la Libia nel caos.
Da mesi l’est del paese, in primis Bengazi, è teatro di violenze e scontri che mietono giornalmente decine di morti e feriti. Proprio a Benghazi infatti negli ultimi mesi si sono registrati i primi attentati suicidi, un fenomeno nuovo per la Libia che indica che i gruppi terroristici legati ad al-Qaeda ed ISIS sono in piena espansione.

A tal proposito vale la pena menzionare l’operazione “Dignità”, lanciata dal generale Khalifa Hafter, e sostenuta da forze paramilitari, contro i gruppi estremisti armati foraggiati da al-Qaeda e ISIS (IRAK). L’operazione “Dignità” da molti condivisa negli intenti è anch’essa testimone della debolezza delle istituzioni e dell’esercito e ne mina la legittimità.
E’ lecito chiedersi con queste premesse qual è lo scenario che si profila per la Libia.
società tutta, includa le donne e le minoranze. Molto dipenderà dalla capacità del Consiglio dei Rappresentanti di lavorare fianco a fianco con la Commissione Costituzionale ed il Governo per riguadagnare la fiducia degli elettori nelle istituzioni e delineare un piano per lo sviluppo del paese.  Parallelamente alla redazione della Carta costituzionale in corso, occorre lanciare un dialogo nazionale che coinvolga TUTTI.  L’ incapacità o l’impossibilità delle istituzioni di vincere questa sfida delinea uno scenario negativo per il Pease che rischia di implodere in balia di interessi tribali e gruppi armati con delle ripercussioni sull’intera regione e l’Europa stessa.

 

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