ore 22:55 DOPO IL GIRO DELL’UNIVERSO SOMMO—HO TROVATO JULES PFEIFFER DE “IL COMPLESSO FACILE”—L’HO TROVATO COSI’ E, RAGAZZI MIEI + MIEI OGNI DI’, “C’EST MAGNIFIQUE!”—DOMANI E’ UN ALTRO GIORNO: L’ARTICOLO SBILENCO L’HO AIUSTEROOOOO’ (DALLA TURANDOT)

http://abbracciepopcorn.blogspot.it/2008/08/jules-feiffer-1.html

 

 

sabato 9 agosto 2008

 

Jules Feiffer (1)

Solimano
Nel settembre 1967, praticamente quarant’anni fa, il numero 30 di Linus uscì con un articolo iniziale di Ranieri Carano. Il titolo era “L’escalation di Jules Feiffer“. Il disegnatore (e scrittore) era nato il 26 gennaio 1929 -da famiglia ebrea non ricca- e non ebbe successo subito, perché gli editori lo lodavano, ma lo giudicavanoinvendibile. Il successo giunse nel 1958, con la raccolta “Sick, Sick, Sick“, e fu molto rapido, in Italia l’editore Bompiani pubblicò già nel 1962 e nel 1963 due raccolte, con i titoli “Il complesso facile” e “Passionella“. Noi conosciamo soprattutto il Feiffer politico e satirico, ma allora, nelle sue storie, c’era un personaggio chiave:Bernard Mergendeiler, e vediamolo un po’, Bernard in azione.
 


A molti verrà subito in mente Woody Allen, ma “Prendi i soldi e scappa” di Allen è del 1971, quindi il personaggio di Feiffer è nato più di dieci anni prima. A parte a cronologia, esiste una notevole differenza: Woody Allen è uno spadaccino che schernisce e si schermisce, Jules Feiffer è un pugile cha affonda i colpi (anche sotto la cintura).
Allora era comune la diffidenza degli intellettuali verso gli autori di fumetti, persino verso SchulzKelly. Questa diffidenza crollò con Feiffer, e arrivarono i premi, compreso il Pulitzer. Ho due critiche riguardo Feiffer. La prima, che non è un eccellente disegnatore, anche se è quasi sempre efficace. La seconda, che lo preferisco nella prima parte della carriera, in storie come queste, mentre il filone politico ha finito per stancarmi. Lo trovo troppo assertivo e statico, mentre, pur nelle sue carenze di disegno, Feiffer è bravissimo nell’esprimere il movimento.
Ma è impagabile la freschezza di queste vignette in cui c’è Bernard, che colgono nel vivo degli aspetti che ognuno di noi ha nella propria personalità. Con Feiffer non è possibile esternalizzarecome si può fare col Danny Kaye di “Sogni proibiti” o con Woody Allen. E’ proprio di noi che sta parlando, per come siamo fatti, e non possiamo chiamarci fuori.
Feiffer è spesso sgradevole, non utilizza la collusione, non ci perdona. Tutta l’intellighentja lodava Feiffer, che ebbe sempre dei problemi ad essere generalmente apprezzato dal grande pubblico. Apprezzarlo era inevitabile, ma è sempre stato un po’ fastidioso per tutti, compresi gli intellettuali. Feiffer -fateci caso- non cerca di farci ridere. Ecco un’altra piccola storia.


Bernard è escluso dal potere, ma non se ne fa una ragione, vorrebbe possedere anche lui un po’ del potere da cui è escluso, si identifica in altri da sé che ce l’hanno fatta. Feiffer non ci consola col dire che al potere non bisogna dare più peso di quello che meriti. Sembra che l’unica legge sia quella, si può solo esercitare l’arma del grottesco e del sarcasmo, e non cerchiamo di identificarci con Bernard, perché sappiamo che ci somiglia troppo. I suoi ridicoli sogni di conseguimento di potere li abbiamo fatti tutti, dall’adolescenza in poi, fanno parte della nostra natura, non sono un piccolo vizio di ingenuità. Difatti nell’articolo di Ranieri Carano sono riportate alcune frasi di Jules Feiffer, tratte da una conferenza che tenne in una università. Il titolo, molto suggestivo, è “Il sovversivo di corte“. Eccone un brano:

“Il lavoro dello scrittore satirico consiste nell’attaccare per liberare gli altri dall’urgenza di attaccare; consiste nel mettere in ridicolo per evitare che una qualsiasi seria situazione possa avere una soluzione seria.

In questo senso io e voi siamo tutti estremisti di centro, facciamo parte della squadra, Come uno che per tutta la vita ha desiderato di appartenere a qualche squadra, non me ne lamento affatto. Il giullare di corte è stato sostituito dal sovversivo di corte e non c’è atteggiamento, che chiunque possa assumere ovunque, il quale non finisca per agire, in ultima analisi, a favore del sistema. La satira non è più un commento al nostro modo di vivere. La satira è il nostro modo di vivere”.

Soprattutto il finale di queste parole pronunciate quasi cinquant’anni fa, oggi ha un sapore di profezia che si autodetermina. Ecco una terza storia, su un argomento continuamente negato, e tanto più presente proprio perché continuamente negato: la competizione.



Direi che l’impressione del Feiffer di allora è come se le sue storie fossero uova fresche di giornata. Perché affonda i colpi senza compiacenze ovattanti, né di tipo riduttivo né di tipo moralistico. Ma soprattutto perché, con i discorsi di potere, di competizione, dirappporto interpersonale, in tutti questi anni siamo più andati indietro che avanti: si continua a mentire sapendo di mentire, facendosi credere che la menzogna sia una specie di moderno galateo.

Feiffer, di queste menzogne sistematiche, subì qualche piccola conseguenza. Nel 1971 fece la sceneggiatura di “Conoscenza carnale“, un film di cui il regista fu Mike Nichols, che nel 1967 aveva diretto il film “Il laureato“, utilizzando altri sceneggiatori.
Ad oggi, il risultato in IMDb è il seguente:

Conoscenza carnale 3210 voti col rating 6.8.
Il laureato 57645 voti col rating 8.2.

Vive la difference, come no: Conoscenza carnale è un bel filmveroIl laureato è un bel film falso. Come diceva -pressapoco-Laing: “Giocano a giocare un gioco. Se gli dico che ho visto il loro gioco, mi puniranno, e continueranno a giocare”.

Candice Bergen e Art Garfunkel in “Conoscenza carnale” (1971)

Pubblicato da 16:00
 

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