ore 20:21 ABBIAMO RICEVUTO QUESTA MATTINA UNA FINTA-LETTERA-ANALISI E RACCONTO DI UN LIBRO CHE STA LEGGENDO QUESTA NUOVA STELLA DEL NOSTRO BLOG / VERA STELLA, MA ANCHE FAREBBE RIMA CON IL SUO NOME, ANCHE SE PER ORA—AL NOBEL LO SVELERA’ IN PUBBLICO—VUOLE CHIAMARSI —TAMBURI! TAMBURI!—MGP

 

ragazzi miei tutti belli e bravi-cattivi: sia chiaro che tutti questi applausi sono per voi-noi–e’ quasi notte…

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DA MGP, UNA PRIMA PARTE DEL LIBRO CHE L’ATTANAGLIA ASSAI:

“IL PROBLEMA SPINOZA”  DI Irvin D. Yalom–laFeltrinelli–

ebay laFeltrinelli—19 euro con spedizione a casa gratis

 


ASSICURA CHE SAREMO TUTTI INSIEME ATTANAGLIATI…E CURIOSI E FELICI DELL NOSTRE SCOPERTE—“PER LA NOSTRA VITA”—CHIARA DICE SOLO CHE DA UN PO’ DI ANNI, PROPRIO ALLA RICERCA DI UNA MORALE POSSIBILE IN QUESTI “TEMPI TRISTI”, SPINOZA-LO SAPRETE-E’ SALITO IN VARIE  RIBALTE—CHIARA SI TACE E PASSA LA VOCE ALLA SIGLA MGP  //CHE NON LE VA GIU’ GIU’ NE’ SU SU—-

PER CUI MGP

 

DIVENTERA’ ————————--INVENTATAMENTE INVENTATA :

 


MARIBELLA  ///

CHE FINALM./ FA RIMA CON STELLA!

 

 

 

secondo voi, Maribella sara’ piu’ o meno cosi’?  Non conosco la modella o, meglio, la ragazza scelta da mario bardelli per questo suo lavoro di computerart (luglio 2014)—ma qualcosina c’è  : lo charme femminile che Maribella, tra l’altro,  indirizza indifferentemente a uomini e donne con liberal-generosita’ tutta romagnola–Ha imparato, credo, assai presto che “lo charme e il veneno”, come dicono i brasiliani (lo charme e il veleno) è di grande utilita’ nella vita per tanti bisogni, non ultimo quello di sopravvivere.

 

 


 

 

Carissima Chiara
desidero parlarti del libro che sto leggendo che mi prende così tanto da temere che finisca troppo presto. L’autore è Irvin D. Yalom uno psichiatra americano che insegna psichiatria alla Stanford University a Palo Alto in California. Il titolo “ Il problema Spinoza”. L’autore del libro ha scritto numerosi altri libri, alcuni su filosofi come Schopenhouer e Nietzsche, che senz’altro leggerò.

 

Il libro procede su due binari paralleli: uno segue la storia del filosofo Baruch Spinoza e si svolge in Olanda ad Amsterdam 1656 e l’altro segue la vita del giovane antisemita Alfred Rosenberg e si svolge prima in Estonia poi in Germania negli anni tra 1910 e 1936.

Dunque la violenza del pensiero antisemita e l’onestà intellettuale dell’ebreo Spinoza. Due ambiti interessantissimi e molto attuali che mi spingono a questioni come:

 

“su cosa si fonda l’antisemitismo?”
“ è l’integralismo religioso una soluzione forzata e assurda?”.
Da una parte il pregiudizio e dall’altra il superamento dello stesso attraverso lo studio e l’indagine di ogni preconcetto attraverso la ragione che, nel secolo seguente si chiamera’ “illuministica”.


Il giovane arrogante Alfred Rosenberg condannato, da un professore ebreo, a leggere alcuni passi dell’autobiografia di Goethe, scopre quanto l’autore del Faust fosse ammiratore di Spinoza. La lettura insinua nella mente del giovane un tarlo che lo accompagnerà per tutta la vita: come può un uomo di razza inferiore /l’ebreo Baruch /  aver ispirato il sommo Goethe? Alfred finisce gli studi e si trasferisce a Monaco, sempre alla ricerca di un’identità che coincida con la razza germanica-ariana.

Bento, in portoghese (benedetto), in ebraico Baruch, Spinoza, di famiglia ebraica, sfuggita all’Inquisizione portoghese, è un giovane colto e raffinato,  si dedica all’insegnamento e allo studio della Torah e dei grandi filosofi greci. Particolarmente dotato intellettualmente elabora pensieri eccentrici sulla fede e idee così poco ortodosse da attirare il sospetto di eresia.

Mi fermo qui, con l’impegno di proseguire in un secondo tempo, quando sarò più avanti nella lettura.

 


NOTA PERSONALE—- La domanda più pressante, nella mia mente, riguarda:

 

—–l’integralismo e la malattia mentale——


 

Intendo dire che dietro ogni radicalismo religioso o fanatismo vedo una “risposta necessaria e assoluta” al tormento esistenziale. Una sorta di “soluzione definitiva” che sembra placare le inquietudini, le ossessioni, gli squilibri, le sofferenze. In sostanza  “un’ossessione risolutiva” che placa gli animi e supera tutte le altre (che lì possono concentrarsi—una specie di “semplificazione”) per diventare “un tormento maniacale “ benefico” “, di cui molti non possono fare a meno, talmente insopportabile  è il dolore di vivere.

 

 

 

 

 

4 risposte a ore 20:21 ABBIAMO RICEVUTO QUESTA MATTINA UNA FINTA-LETTERA-ANALISI E RACCONTO DI UN LIBRO CHE STA LEGGENDO QUESTA NUOVA STELLA DEL NOSTRO BLOG / VERA STELLA, MA ANCHE FAREBBE RIMA CON IL SUO NOME, ANCHE SE PER ORA—AL NOBEL LO SVELERA’ IN PUBBLICO—VUOLE CHIAMARSI —TAMBURI! TAMBURI!—MGP

  1. Donatella D'Imporzano scrive:

    Credo che il rifugio in una fede, in un’ideologia, per quanto abominevole possa essere la stessa, aiuti a vivere quanti non se la sentano di vivere con le proprie forze. Del resto non si spiegherebbero i vari incantamenti e i diversi pifferai magici che di volta in volta appaiono sulla scena della storia. E’ come affidare una parte di se stessi a qualcun altro, così possiamo con più tranquillità dedicarci alla nostra vita di tutti i giorni. Come antidoto mi viene in mente una poesia di Brecht, in cui diceva che bisogna sempre controllare il conto che ci viene proprinato, perché a pagare siamo sempre noi.

    • Chiara Salvini scrive:

      Non ricordo di aver letto questa poesia di Brecht, del resto ne ho letto poche, ma di mio – si capisce che il tuo punto di vista è tuo- non parlerei “con disprezzo o distacco”, per te non so bene la parola, “perché “vivere con le proprie forze” secondo me è impossibile. Senza un sogno o anche molti, una speranza. o comunque qualcosa tipo “utopia”, diciamo così, che ti stacchi “dal reale materiale” e ti porti un po’ piu’ su attraverso un sogno, un progetto, una spiritualita’ per esempio per l’arte ( come ha intitolato Todorv un suo libro recente: “La bellezza ci salvera’” (la frase pero’ non e’ sua, è una citazione la sua, ma non ricordo di chi), ripeto, nessuno vive piatto sulla realtà facendo magari bilanci, senza dover diventare, specie in una certa eta’, “cattivo”. Non e’ cattivo, in verita’, è un “disperato di una speranza”–Mario continua a ripetere da tempo che è una sciocchezza dire “che il vino buono invecchia bene”. Ma uno puo’ non essere stato un vino buono sia per carattere sia per la sua storia. Una sola volta ha detto che lui è irrisarcibile: la sua famiglia che viveva piu’ che bene ecc. è diventata improvvisamente povera (7 figli con lo stipendio di insegnante di arte della mamma; aveva anche le ore sparse qua e là per Genova) quando lui era molto piccolo, circa 5 anni, mentre i suoi fratelli e sorelle che avevano dai 16 ai venti piu’ di lui avevano tutti goduto di un largo benessere, probabilmente mantenendo la mentalita’ “da signori” che, alla fine sara’ passata a lui, ma senza piu’ per lui “riscontri concreti”—Parlo di Mario, ma è appena un nome come un altro, lo uso come modello vestendolo dei panni miei // lui è un’altra realtà, si capisce. —Forse ne abbiamo gia’ anche parlato perché dico sempre- come purtroppo sai troppo bene”-proprio tu, le stesse cose—Sono convinta che- anche se puo’ parere molto difficile- se una persona non riesce a riconciliarsi con il suo destino, che come sai bene anche per te nasce nell’infanzia, per te come per tutti-per Mario come per tutti–anche quando la persona non lo sa—riconciliarsi significa proprio “per-donare” a se stessi e a chi avevamo vicino- per-donare le tante colpe che ci attribuiamo con un Super-io molto sadico, uso questo termine che tanto oggi si usa perché il Super-io non coincide con quella che noi chiamiamo “coscienza morale”–Lo racconto per me, perche’ vicino ad una persona come Mario, che tra l’altro lo vedo stare così male—mi viene sempre a mente l’origine del Super-io come la racconta Freud e che nella mia lunga vita, specie interna, credo di aver verificato, per come si puo’-
      Non e’ sparito tutto, è sparita la continuazione dove cercare di spiegare cosa fa di male alla gente il Super-io quando rimane “primitivo”- cioè nella stragrande maggioranza della gente, come Chiara sa benissimo–Notte, mia bella, bella. Se ci riesco ho in mente un raccontino su di te che riguarda una frazione minuscola della tua vita–chiara ti dà il buongiorno se domani dovessi apparire qui–

    • Chiara Salvini scrive:

      Ti sei evitata una lunghissima risposta, che un po’ mi spiace di aver perso—semplicemente se n’è andata—sotto i miei occhi–Sono le 11 passate, comincero’ ad assemblare le mie stanche ossa – doloranti soprattutto- e stasera in più il mio cuore dolora per “la perdita” di un impegno di almeno un’ora—
      – e mi preparerò per un noiosissimo letto, non avendo messo un articolo che mi diverta: ho risposto a Nemo, che manco leggera’ e a te—che magari avresti letto—ma non hai niente da leggere! ciao ti amo, bada bene “nonostante tutto” e in quel “tutto” ci sono cazzi acidi! la tua chiara

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