ore 21:21 : DA NEMO: CARLO CELLUCCI, LOGICO E MATEMATICO DI FAMA MONDIALE RISPONDE AD UN’INTERVISTA DI GNOLI—A CHI AMA LA LETTERATURA, TUTTO QUESTO E’ “POESIA”! BASTA ALLENARE L’ORECCHIO COME CON LA MUSICA—“Dovunque c’è potere c’è la tentazione di incoraggiare la credulità in coloro che a questo potere sono soggetti” BERTRAND RUSSEL (traduz ch.) ///NON PERDETELO—CHIARA

DA REPUBBLICA, FINE LUGLIO 2014

 

 

 

come intuibile, hanno fatto una statistica della sua fama nel mondo—anche a noi, no?

 

 

R2 CULT-Cultura
Carlo Cellucci
“Il vero è solo un fantasma la scienza cerca il plausibile”
ANTONIO GNOLI
10:40 – 11:05 Carlo Cellucci (Filosofia – Sapienza), “Applicabilità ed efficacia della matematica nel mondo fisico”; INCONTRO FINALE / STAGE  20
chiara ha messo il disegno per la sua bellezza-e voi?

C’è qualcosa di insolito nell’iniziare una conversazione con un grande logico matematico rievocando la figura di Lucio Colletti.
Ma dopotutto, sia pure da posizioni diverse, entrambi conoscemmo quel personaggio brillante che insegnò filosofia a Roma, seppellì il marxismo e morì, dopo essersi tuffato, con prepotente vitalità, in una piscina termale:
«Per come lo ricordo, Colletti fu la somma di alcuni geniali fallimenti », dice Carlo Cellucci, tra i massimi esperti internazionali di logica. «Dall’università del Sussex, a Brighton, dove insegnavo, gli spedii una letterina. Caro Lucio, qui c’è
uno che ti somiglia in modo impressionante: un ex marxista, cinico, disincantato, intelligentissimo, un po’ sfaticato, come te. Si chiama Imre Lakatos».

Imre fu l’allievo prediletto di Karl Popper.
Tra gli anni Sessanta e Settanta contribuì al grande dibattito epistemologico, nel quale filosofi e storici si interrogavano su che cosa fosse la conoscenza scientifica:
«Dopo il ’68 anche la scienza cominciò a tener conto dei grandi rivolgimenti.

(chiara: cioe’ la Scienza, con la “S” maiuscola,  LA FISICA, accetto’ di essere sottoposta ad un esame critico sui suoi “fondamenti”–come dire: “quello che scopre su cosa si basa?”–Questo significo’ l’origine della filosofia della scienza, diffusa in Italia soprattutto da Ludovico Geymonat (Torino, 1908), sia matematico che filosofo–a Milano, da Somenzi a Roma ….

Ma a mio modesto parere, questa scienza nuova fu iniziata molti anni prima
da Werner Heisenberg (1901, Wurzburg, Germania).

Le sue ricerche culminarono nel 1927 con l’enunciazione del

——–    PRINCIPIO D I INDETERMINAZIONE,

con il quale si introduce il SOGGETTO, CIOE’ COLUI CHE OSSERVA, quale variabile da registrare per determinare la scientificità di una teoria //
La conclusione sara’ che:

LA VERITA’ SCIENTIFICA SOLO PUO’ ESSERE PROBABILISTICA–

Ragazzi,  se c’è qualcuno tra di voi cui
interessa (achtung! ne dipende la vostra vita!), ho trovato un filmetto di 3 minuti: chiaro, completo, una perfezione—Ricordatevi che Heisenberg si riferisce esclusivamente alle particelle sub-atomiche (protoni, neutroni, elettroni e adesso i Quark…)

Furono Lakatos, Feyerabend, Kuhn gli epistemologi che scossero un certo ron ron assai diffuso, specialmente in Italia ».

Che tipo di cultura dominava nel nostro paese?

«Abbastanza provinciale. Imperava ancora l’idealismo. E gli insegnanti delle facoltà di filosofia erano spesso disinformati su ciò che accadeva nel mondo. Naturalmente c’erano le eccezioni. Tra queste Ludovico Geymonat con il quale mi laureai in logica matematica».


Un’eccezione in che senso?

«Era molto aperto. Spediva i suoi allievi a specializzarsi in Germania e in Inghilterra. Durante la guerra era stato partigiano. E questo lato un po’ avventuroso e brusco lo usava con noi, in maniera anche seducente.

Fu Vittorio Somenzi che insegnava filosofia della scienza a Roma a mettermi in contatto con lui. Somenzi si disinteressava di logica ».

A Roma, dove insegnava, Somenzi fu una leggenda.


«Fu tra i primi a occuparsi di cibernetica, di rapporti tra mente e cervello. Era stato colonnello dell’aeronautica e durante la guerra aveva partecipato alla Resistenza. Era un uomo schivo, bello, taciturno. E soprattutto mi parve un corpo estraneo nella facoltà romana di filosofia».

Estraneo rispetto a cosa o a chi?

«Al resto dei docenti. Filosofia allora voleva dire Ugo Spirito, Franco Lombardi o, al meglio, Guido Calogero. L’idealismo, in varie salse, cui accennavo poc’anzi».

Anche lei avrebbe finito col diventare un corpo estraneo. Come è nata la sua
passione per la logica?

«Al liceo leggevo, per conto mio, libri di matematica. Buona divulgazione. Niente a che vedere con i testi scolastici. A un certo punto mi resi conto che più andavo avanti nella lettura e meno capivo cosa giustificasse le costruzioni matematiche e fisiche. Qualcosa di analogo era accaduto a Bertrand Russell quando, studiando gli Elementi di Euclide, chiese al fratello: su cosa poggiano gli assiomi? ».


“Dovunque c’è potere
c’è la tentazione
di incoraggiare la credulità
in coloro che a questo potere
sono soggetti”  (traduz ch.)

E quale fu la risposta?

«Gli rispose: non te lo so dire. Devi solo accettarli. E Russell, che raccontò questo episodio, commentò che da allora per tutta la vita fu tormentato da un profondo senso di insicurezza. Ecco la ragione per cui pensavo che nella logica avrei cercato le risposte giuste».

Le ha trovate?

«No. Credo di aver passato tutta la mia vita a provare di capire il mondo e, al tempo stesso, a distruggere tutte le spiegazioni che non mi soddisfacevano. Comprese le mie».

C’è molto rigore oppure ossessione in questo atteggiamento.


«Forse entrambi. Un’immagine di me bambino mi tormenta. Durante la guerra, con mia madre, ci rifugiammo in un paesino ai confini tra il Lazio e l’Abruzzo. Finito il conflitto tornammo a Santa Maria Capua Vetere, dove vivevamo, con un camioncino di fortuna che attraversò la città di Cassino. O meglio ciò che ne restava. Vedemmo solo un cumulo di macerie. Quella distruzione colpì la mia fantasia. Pensai che l’uomo e la sua storia fossero un alternarsi continuo di costruzione e distruzione e che anche le scienze non facevano eccezione. Pensai a quella eterna sfida che ogni conoscenza rappresenta e provai un senso di sgomento ».

Suo padre non c’era con voi?


«Era stato richiamato in guerra. Nella vita civile era un avvocato. Mio nonno giudice. Insomma, una famiglia borghese. Papà esercitava a Napoli, quando divenne avvocato di cassazione ci trasferimmo a Roma. Qui feci l’università, ma alla fine mi laureai, come le dicevo, a Milano con Geymonat. Grazie al quale finii per qualche anno a Oxford».

Che ambiente trovò?

«Era ancora la culla della filosofia analitica. Un ambiente sostanzialmente chiuso. Quando nel 1970 morì Russell, mi divertii a spulciare i necrologi che Oxford gli dedicò. Alcuni erano molto acidi».

Perché?


«Erano l’effetto di un odio sotterraneo. Russell aveva più volte scritto e dichiarato che la filosofia analitica era morta. E la cosa divertente è che lui, insieme a Whitehead, con i Principia Mathematica l’aveva fondata».

Anche Russell era un distruttore.

«Più di quanto non si pensi. Era un uomo profondamente deluso dalla svolta che alla filosofia analitica aveva impresso

Wittgenstein (Vienna, 1889) con il ricorso al linguaggio ordinario.

Russell scrisse che Wittgenstein aveva trasformato la filosofia in un passatempo di cui discutere all’ora del tè. E questo provocò l’ira del gruppo di analitici».

Chi c’era in quel gruppo?

«Strawson, Ryle, Hare, Hampshire. Tutta gente interessata al linguaggio ordinario. Russell diceva: tradizionalmente la filosofia si è sempre occupata di grandi problemi, ora è interessata alle cosucce. Ci intrattiene su qualche dettaglio linguistico»
.
Cosa voleva dire “linguaggio ordinario”?

«Non significava l’attenzione ai problemi della vita quotidiana, ma ai problemi filosofici analizzabili non con il linguaggio tecnico e artificiale della matematica ma con quello ordinario».

Era un lavoro sui contenuti e le forme linguistiche?

«Sì, ma tutto estenuato dentro una miriade di piccoli esempi francamente inutili».

Insomma Oxford non fu così stimolante?

«Al contrario. Conobbi e divenni amico di Michael  Dummet
.
1925-2011
Molto singolare. La prima volta che mi vide, disse: lei gioca a bridge? No, risposi. Non credo che farà molta strada da noi, replicò. E poi spesso invitavano per un seminario un professore che veniva da fuori.

Ricordo Chomsky che tenne un corso per tre mesi. L’aula che conteneva quasi un migliaio di persone era sempre piena. Lui era un vero provocatore intellettuale. Ed era affascinante vedere i nostri professori prepararsi a contrastarlo con tutta una serie di obiezioni».
C’era ancora la concorrenza con Cambridge?

«No. Del resto a Cambridge si occupavano soprattutto di filosofia della scienza».


noam chompsy nel 2005  // è nato a Philadelphia nel 1928
 

è un linguistafilosofoteorico della comunicazioneanarchicostatunitense o, meglio, socialista libertario.

Stage 2010-11 “Scienza e Realtà”: incontro finale (Cellucci, Dorato, Bernardi, Caprara).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblicato il 05/apr/2013

Incontro finale dello stage, con assegnazione del premio allo studente che si è distinto nel corso dello stage (Francesco Antilici).
Relatori:
Claudio Bernardi, Carlo Cellucci, Mauro Dorato, Sergio Caprara.

 

 

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