ORE 22: 24 AZAR NAFISI, LA SCRITTRICE DI “LEGGERE LOLITA A TEHERAN” (ADELPHI) FATTI COME L’IMPICAGIONE DI Rayaneh Jabbari, FANNO SENTIRE IMPOTENTI, MA CON PIU’ SFRENATA VOGLIA DI DARE VOCE A CHI -ANCORA-NON PUO’ PARLARE—

 

IL DRAMMA DI REYHANEH
L’ira di Azar Nafisi “Uccidono le donne perché il regime teme la loro libertà”
FRANCESCA CAFERRI


«MI SI spezza il cuore solo a parlare di questa storia». Azar Nafisi è nel mezzo del tour di presentazione del suo ultimo libro, The Republic of Imagination . Come nel caso delle sue opere precedenti, la scrittrice resa famosa in tutto il mondo da Leggere Lolita a Teheran cerca di colmare il gap fra l’Oriente dove è nata e l’Occidente che l’ha accolta. Ma quando accadono cose come queste, confessa, «ci si sente impotenti, come se le parole non bastassero mai. Ma allo stesso tempo più determinati che mai a dare voce a chi, come migliaia di iraniani, non ha modo di farsi ascoltare».
Una giovane di 26 anni per la quale era nata una campagna internazionale che poteva contare sul sostegno delle maggiori Ong occidentali e di tanti governi messa a morte: che messaggio è questo?
«È lo stesso che si ripropone dall’inizio della rivoluzione. Ogni volta che il regime o parte di esso è nei guai, che ha bisogno di legittimarsi agli occhi dell’opinione pubblica, i settori della società più deboli, o quelli più vicini all’Occidente subiscono una nuova dose di violenza. Questa volta è toccato a Rayaneh Jabbari, ma non dimentichiamoci che la sua morte è stata preceduta da una campagna di aggressioni con l’acido contro le donne ritenute troppo occidentalizzate».
Perché quando i circoli del potere iraniano, o parte di essi, vogliono mandare un messaggio al mondo scelgono le donne come vittime?

«Perché le donne, come le minoranze religiose, come i giovani istruiti, sono viste come un pericolo. Il livello di libertà di cui godono le donne in ogni paese dà la misura del livello di civilizzazione di una società. Un potere che non crede davvero nella religione usa le donne per tenere sotto controllo la gente».
Le autorità giudiziarie iraniane rispondono alle critiche dicendo che hanno applicato la legge.
«Verissimo. Ed il punto è proprio questo: quando uno si pre- senta alle elezioni promettendo di cambiare il paese, come ha fatto il presidente Rohani, una volta arrivato al potere deve cambiare la legge. Ma se non lo fa, non è un riformista vero e ha ingannato la gente. Questo vale per ogni paese: gli Stati Uniti, l’Italia e anche l’Iran. Le leggi che sono alla base della Repubblica islamica dell’Iran legittimano la violenza. Casi come quello di Rayaneh dimostrano che le promesse di Rohani di maggiore libertà, di maggiore apertura non sono reali».
Quindi lei non crede che Rohani sia stato scavalcato, che dietro a questa esecuzione, come agli attacchi di Isfahan, ci sia chi vuole fermare il suo dialogo con l’Occidente?

«In Iran ci sono migliaia di giovani in carcere, centinaia di giornalisti imprigionati, ma Rohani può permettersi di sedersi di fronte a Christiane Amanpour della Cnn e di dire che nessun rappresentante della stampa è in carcere senza che nessuno ribatta. La libertà di fare questo gliela dà l’Occidente, i vostri media, i vostri governi. Rohani mente perché sa che può farlo, che nessuno gliene chiederà conto. All’estero mostra due facce perché gli viene consentito, perché può parlare alle Nazioni Unite del diritto dell’Iran ad avere accesso alla tecnologia nucleare senza che nessuno gli chieda dei diritti degli iraniani».
Crede che i governi occidentali dovrebbero essere più duri con l’Iran?
«Io non credo che le società democratiche dovrebbero usare un linguaggio belligerante. Non dico questo. Ma credo che i rappresentanti di una società democratica, siano membri del governo o della stampa, quando si confrontano con un regime come quello iraniano dovrebbero ricordare quali sono i loro principi fondativi, non inchinarsi o far finta di non vedere solo in nome di un possibile accordo sul nucleare. Credete davvero che faccia parte della nostra cultura uccidere una ragazza che ha tentato di difendersi da uno stupro? Gettare acido sulla faccia delle donne? Dare in sposa una tredicenne a un uomo molto più anziano di lei che ha già due mogli? Non è questo l’Iran vero. L’Iran vero è quello della gente stremata dalla crisi economica, soffocata dall’inquinamento, minacciata dal fanatismo di chi usa la religione per terrorizzare il popolo. Forse, se Rohani sapesse che per tutto questo non c’è impunità si sentirebbe più responsabile per la maniera in cui gli iraniani vengono trattati».
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Per legittimare il potere vengono sottoposti a nuove violenze i settori più deboli della società
Il presidente mente sui diritti perché glielo permette l’Occidente: ossia i vostri media, i vostri governi
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3 Responses to ORE 22: 24 AZAR NAFISI, LA SCRITTRICE DI “LEGGERE LOLITA A TEHERAN” (ADELPHI) FATTI COME L’IMPICAGIONE DI Rayaneh Jabbari, FANNO SENTIRE IMPOTENTI, MA CON PIU’ SFRENATA VOGLIA DI DARE VOCE A CHI -ANCORA-NON PUO’ PARLARE—

  1. Donatella D'Imporzano scrive:

    Fatti come l’uccisione di questa giovane donna, che si era difesa da uno stupratore, ci fa sentire impotenti, ancora di più, di fronte al potere che vuole solo mantenere se stesso.

  2. mg scrive:

    cara Chiara, vorrei dare un contributo all’indignazione unanime di fronte a questo ennesimo efferato episodio di violenza di genere con il post del blog di Casa Africa:
    http://casa-africa.blogspot.it/2014/10/iran-reyhaneh-jabbari-giustiziata-per.html
    Credo proprio che Asma Lamrabet abbia ragione: nel mondo islamico la donna è diventata l’ultimo baluardo dell’identità musulmana da difendere da parte di società minacciate da altre situazioni di precarietà geopolitica ed economica, non dimentichiamoci che sono paesi perennemente in guerra…

    Quanto alle aggressioni con l’acido, non ci credererai!, ma c’è stata in Iran una manifestazione di protesta di migliaia di uomini e donne, guarda qui:
    http://casa-africa.blogspot.it/2014/10/iran-in-migliaia-donne-e-uomini.html

    un abbraccio e, come sempre, complimenti per l’universalità…..dei sentimenti. Ti seguo, anche se non sono assidua.

    • Chiara Salvini scrive:

      “ti seguo anche se non sono assidua”…ma cosa avrai mai da fare, cara mg, di piu’ impegnativo e interessante e divertente…che accompagnare da vicino, e arricchire..il nostro blog?—No, non ci sono esami, almeno qui, la colpa è la mia che non ho schiacciato “approva” pensando che ti avesse riconosciuto “anche non assidua… moralmente?”, come fa con la donatella e nemo. Appena posso metto tutte le belle cose che mi hai mandato: mi sembrano sempre quei pacchi di natale che nelle fiabe si vedevano sotto l’albero! Fiabe melense, d’accordo, ma come dice linus: “Potrei /oggi/ sopportarlo”—grazie di tutto! b
      il 2-11 ore 22:41 ho messo una cosa sulla CIna invoxcando il tuo noim….quando puoi! se puoi! grazie—b

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