ore 20:56 da CATULLO Verona, 84 a.C. – Roma, 54 a.C—-

 

non sarà lui, ma potrebbe…

 

 

 

 

 

5

 

Godiamoci la vita, mia Lesbia, l’amore,

e il mormorio dei vecchi inaciditi

consideriamolo un soldo bucato.

I giorni che muoiono possono tornare,

ma se questa nostra breve luce muore

noi dormiremo un’unica notte senza fine.

Dammi mille baci e ancora cento,

dammene altri mille e ancora cento,

sempre, sempre mille e ancora cento.

E quando alla fine saranno migliaia

per scordare tutto ne imbroglieremo il conto,

perché nessuno possa stringere in malie

un numero di baci cosí grande.

 

 

 

 

8

 

Povero Catullo, basta con le illusioni:

se muore, credimi, ogni cosa è perduta.

Una fiammata di gioia i tuoi giorni

quando correvi dove lei, l’anima tua voleva,

amata come amata non sarà nessuna:

nascevano allora tutti i giochi d’amore

che tu volevi e lei non si negava.

Una fiammata di gioia quei giorni.

Ora non vuole piú: e tu, coraggio, non volere,

non inseguirla, come un miserabile, se fugge,

ma con tutta la tua volontà resisti, non cedere.

Addio, anima mia. Catullo non cede piú,

non verrà a cercarti, non ti vorrà per forza:

ma tu soffrirai di non essere desiderata.

Guardati, dunque: cosa può darti la vita?

Chi ti vorrà? a chi sembrerai bella?

chi amerai? da chi sarai amata?

E chi bacerai? a chi morderai le labbra?

Ma tu, Catullo, resisti, non cedere.


 

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