21:39 Mi sono chiarita, in quest’ultimo mese infuocato di luglio, quale la differenza tra il mio (nostro) modo di vedere e quello dei giovani, cui aggiungevo “di oggi”. Per caso adesso è venuta a me questa lettera dove rappresento chiara giovane. Lo sottolineo perché la lettera è lunghissima, nessuno l’ha letta né mai la leggerà -neanche l’interessata—Come diceva quel là? ——–” pace e pazienza! “

 

 

elvis presley  –lasciami essere il tuo orsetto

https://www.youtube.com/watch?v=NkDbk-egHH4

 

Sanremo, 21 febbraio 2005

 

Cara Tatinha, vorrei correggere il nostro grande Papi dicendo sostanzialmente che non è vero che qui “o si fa l’Italia o si muore” (frase di un eroe del Risorgimento) perché non viviamo sotto gli stranieri come l’Italia nell’Ottocento, non siamo cioé in una situazione tragica , e quel poco che si impara, come sai benissimo, si può fare soltanto rispettando un proprio ritmo interiore. E’ solo nelle grandi emergenze che non stiamo più a guardare il nostro ritmo interiore, ma quello delle situazioni esterne che dobbiamo soccorrere… alla fine dell’emergenza è  anche considerato un obbligo svenire…! A casa mia non svenivano, ma mia madre si beveva avidamente un cognac, proprio a scopo preventivo!… tradizione che risaliva certamente alla nonna Ciaìn, perché mia madre aveva sempre trovato sua madre così perfetta che non aveva mai ritenuto di “innovare”; in fondo io non faccio diverso, faccio alcune ricette di mia madre ( la nonna cucinava pochissimo e io ricordo quel che ricordo), contentissima di ritrovare in queste ricette lo spirito dell’Ottocento di mia  nonna ( che ho letteralmente adorato, io allora ero bambina e poi ragazza, quando è morta ero ai primi anni di università, quindi più o meno la tua età), ripeto le sue frasi ( ma da quando ho più o meno cinquant’anni, non mi pare di averlo fatto prima), i proverbi ( mentre ho sempre riso di queste frasi fatte tramandate) che lei usava, scoprendovi tanta saggezza!

Adesso, già che sono invecchiata, capisco, come purtroppo da giovane capivo poco, la grande importanza di avvalersi dell’esperienza altrui anche attraverso i proverbi, che hanno, in questo caso, un’esperienza, a volte, millenaria.

E’ quella che si chiama “saggezza popolare”.

Da giovane, invece, avevo bisogno di scoprire le cose per conto mio: è vero che leggevo molto ( e questo è proprio uno dei modi per appropriarsi dell’esperienza dell’umanità prima di te ), ma al di fuori di alcune persone che stimavo molto, e che ascoltavo e seguivo – se mi convincevo con la mia testa che quello che dicevano fosse giusto – avevo un atteggiamento verso la realtà non storico cioè non la vedevo come il risultato di tutto quello che aveva fatto l’umanità prima di me, ma come se fosse nata nuova insieme al mio sguardo. Detto in breve ero un adolescente targata adolescente.

In questo atteggiamento, verifico oggi, ci sono stati pro e contro, quindi non voglio dire, come in genere succede quando si arriva alla mia età, che nella mia gioventù ho sbagliato tutto:  da un lato ho imparato a sperimentare la realtà, i rapporti con gli altri, in prima persona, a vivere davvero  gli avvenimenti sulla mia pelle, senza difendermi dietro degli schemi pronti e dietro le parole uscite dalla bocca di altri, piena di fiducia ( una fiducia irrazionale, istintiva, che mi rassicura anche oggi che le cose non possono che migliorare, è una fiducia nella vita, nell’amore, nella creatività… fiducia che ho tuttora quando non mi sento troppo “acciaccata” – gli acciacchi, in dialetto, sono i malanni fisici che, per estensione, per me, comprendono anche quelli morali – in questo periodo della mia vita ho soprattutto mali morali, che mi fanno soffrire e anche molto, quelli fisici li sopporto) e, dicevo, esposta in prima persona e, naturalmente, sopportandomene le conseguenze, sofferenze varie, angosce, obnubilamenti soprattutto,  e infine, ma è stato piuttosto un punto di partenza, l’ospedale psichiatrico, dove mi ha portato certamente una malattia, che avevo nel codice genetico più un certo ambiente, questo è sicuro, ma anche un modo di vivere ( e qui, come decidere che anche la scelta del mio modo di vivere non fosse già predeterminato da una storia e da un insieme di geni?), insomma, il mio era quel modo di porsi di fronte alla realtà per cui bisognava sempre provare in prima persona per sapere e decidere.

Anche Galileo, Newton ecc. fino ad oggi Einstein e chi dopo di lui ( oibò dirai, finalmente viene fuori quell’io gigantesco della mamma!!!!  quel fenomeno che io chiamo affettuosamente, e abitualmente, “paranoia”) non sottostavano all’autorità, e all’ideologia di cui questa autorità era portatrice, fosse la Chiesa o lo Stato, o un autore precedente come è stato per es. Aristotele alla fine del Medioevo.  Più modestamente per me, si trattava di quello che sentivo dire in giro, come per es. che bisognava arrivare “pure” al matrimonio, purezza che significava per molti semplicemente avere l’imene intatto; la purezza interiore nel fare sesso è, a mio parere, un’altra cosa, è la convinzione che stai facendo qualcosa di bello, perché è l’amore che ti guida: so bene che per molti, forse la maggioranza – non ho avuto la possibilità di fare statistiche – è proprio lo strano che attrae, perché di tanta inflazione nei mass media, il normale, ci è già andato di traverso ossia non eccita più nessuno e per continuare ad eccitarsi si deve “fare strano” come dice un regista-attore di cui non mi viene il nome, o, per continuare nell’espressione, il brutto, lo sporco ( non obbiettivamente, ma che uno sente come tale), il degradante, il diventare un oggetto e rendere oggetto l’altro… non mi ci avventuro, se mi parlano ascolto, partecipo, consiglio all’interno di quel modo di sentire e, se è un paziente, cerco di stabilire più o meno in che punto dell’evoluzione psichica sia arrivato per accompagnarlo nel passetto successivo di crescita, ma la mia idea di bellezza è un’altra, oggi come allora, quando al ginnasio ( avevo quindici anni) ho “scioccato” la classe e il sacerdote di religione ( che era monsignor Alblondi, quel vescovo di Livorno che ti ha battezzato, e che adesso ha il morbo di Parkinson per cui fa molta pena quando parla, saprai come si manifesta questa malattia) dicendo che se una persona ama è giusto che faccia anche all’amore, erano gli anni ‘59/ 60, più o meno, e il famoso ‘68 era di là da venire…

Allora, questo atteggiamento, che per molte cose mi sembra anche il tuo, sai il sangue non è acqua come dicevano gli aristocratici dal sangue blu, questa postura è bella-nobile-giusta, a mio parere, e va mantenuta sicuramente ( così quando arriva la morte, uno non si dispiace troppo di partire perché si dice: “almeno ho vissuto”, o comunque dovrebbe dispiacersi meno di chi si accorge di non aver veramente vissuto perché si è protetto con troppi schermi, o anche di non aver fatto uso della propria capacità di decidere, comunque mi accorgo, mentre le dico, che anche queste sono parole, chi stabilisce cosa significa veramente vivere? Forse qualcuno l’ha stabilito, e io sto ripetendo che vivere significa vivere in prima persona bla bla bla, ma non so più chi è e comunque se è un altro essere umano come me – diverso sarebbe un marziano o uno di quegli esseri di altri mondi a cui ti appassioni e anch’io quando li vedo !- posso discutere perché è tanta autorità come me, quindi uno potrebbe magari vivere tutta la vita in una tana protetto e dimostrarti che il suo sì che è vivere, mentre il tuo è solo un consumarti…be’ le prospettive sono sempre molteplici e quasi infinite!), ma – a partire dalle botte che ho preso nella testa finché si è spaccata più di una volta – se potessi schiacciare un bottone e avere 14 anni ( quindici no, ero già malata) vorrei avere la capacità che io non aveva allora – né avevo qualcuno che me lo potesse far capire, magari me lo dicevano, ma io non capivo, oppure non me lo spiegavano nel modo che io potessi capire ( gli “o”… “o” sono sempre tanti nella vita) – di temperare ( come quando si miscela un po’ di acqua fredda all’acqua bollente, ma allora “clavicembalo ben temperato” cosa vorrà dire???) questo bisogno di autonomia con la capacità di ascoltare, e seguire nella pratica, anche persone in cui si possa avere fiducia, fiducia nella loro esperienza di vita, ma anche nello sforzo di volere veramente il mio bene, perché poi non significa nient’altro che questo il “voler bene” ad una persona, almeno in senso etimologico.

Sento che mi sto infilando in un modo di parlare pieno di parentesi e difficoltosa, vorrei però che mi leggessi, ma ho anche delle belle pretese!

Be’ magari prova, magari miglioro, magari…

 

Io non vorrei che tu non vivessi a modo tuo, ricordandoti anche che l’autonomia è una cosa lunga da conquistare, almeno nei fatti, realizzabile quando una persona si assume la maggioranza delle sue responsabilità.

Ma  sono anche convinta – e i pensatori più originali oggi lo sostengono, ed è da loro che l’ho imparato – che la nostra Cultura ( si scrive maiuscolo quando significa “civiltà” cioè tutte le produzioni culturali fino al cibo ecc. di una data società) occidentale, a partire da Cartesio, quindi dal 1600 – e qui, per amor tuo salto il perché… e anche per amor mio perché faccio meno fatica, non mi è così chiaro- hanno insistito eccessivamente sulla razionalità e sull’autonomia, dimenticando l’emotività.

Oggi i neuroscienziati, che sono il top in fatto di scienza della mente, stanno scoprendo che il sentire, l’emozione, è alla base di ogni forma di intelligenza, per cui, vedrai, arriveremo alla rivalutazione delle donne, tà tà tà, o piuttosto direi cadrà la caricatura che il maschilismo fa della donna, tipo “ma lei pensa con l’utero”, l’hai mai sentito dire? …mentre loro, ovviamente, dall’instaurazione della società patriarcale,  usano  le parti più nobili, cioè  il cerebro o cervello che dir si voglia. e

L’altra cosa fondamentale per cui si critica la cultura occidentale è il fatto che ha dimenticato il valore del gruppo, che i giovani d’oggi hanno riscoperto, e che – secondo alcuni illuminati sociologi – tutti noi dovremmo riscoprire cioè rifare quello che hanno fatto i giovani, per mitigare gli alti costi, in termini di qualità di vita e di salute, soprattutto mentale ( depressioni, suicidi, panico ecc.), che dobbiamo pagare, non qui in Italia, ma dovunque, in Usa come in Giappone, per sopravvivere con questo sistema, squilibri di cui una delle cause principali sembra essere l’estremo individualismo delle nostre società sviluppate, il famoso “primo mondo” che però, forse, si scriverà maiuscolo nel quale, in molti, ci scoppiano.

Sono pesante, e lo sono per te che mi leggi, e per me che debbo scrivere, perché queste cose sono abbastanza nuove ( dal punto di vista dell’organizzazione economica della società, queste idee risalgono agli anni ‘70 cioè agli anni in cui è nata un nuovo tipo di società, che ha impiegato almeno vent’anni per rendersi manifesta nelle sue conseguenze e pericoli: gli studiosi della società o sociologi, oppure i filosofi, hanno dovuto prima verificare le conseguenze di questa società nuova e poi capire, e infine comunicare agli altri – che vivevano senza rendersene conto, magari non avendo il tempo di studiare- quello che loro avevano capito e che sembrava loro un pericolo, qualcosa che doveva essere corretto per il benessere di tutti.

In sintesi:

un’intelligenza più emotiva, che parte da quello che sente in prima persona per capire, e non da idee astratte,

e più gruppo, cioè non più il solitario individuo preromantico, quello delle tombe tanto amate da te e Isa, o anche romantico, che lui, e solo lui, si espone alle tempeste del  grande Nord ( il Romanticismo nasce in Germania) o come dicevo io- poveretta, tarata e succube di una certa ideologia, nata appunto dal Romanticismo e, prima ancora, dall’età moderna, Cartesio e Galileo, tutti all’inizio del ‘600, così ti ripassi quello che sai e puoi esibirlo:  vivere tutto in prima persona sulla mia pelle,  “ e te credo figlietta mia che ti sei sfracellata tutta””, dico a me, naturalmente, ma una comunità, una tribù:

organizzati meglio la tribù che già hai, i tuoi amici, le persone in cui hai fiducia, ma non scordarti degli adulti per favore, non ucciderli neanche mentalmente perché ti possono essere utili, anche se ti sembra di non reggerli, perché loro hanno già vissuto e sanno tante cose, magari queste cose che dicono, devi prenderle come si diceva in latino “ cum grano salis” cioè con un pizzico di sale quindi con un po’ di sapienza ( sale deriva dal verbo “ aver sapore” e, del resto, potresti mangiare i tuoi magnifici risotti senza un po’ di sale??), c’est à dire…come si direbbe à Paris:

 

”fai un’opera di discriminazione cioè separa quello che ti serve da quello che non ti serve, ma quello che ti serve usalo, ingoialo, assimilalo, fallo diventare tuo, sangue e carne, e poi ricordati di dire grazie” almeno a mio parere e mi spiego: perché, ricordati, se qualcuno vuole aiutarti non ha nessun obbligo di farlo, ci spende tempo ed energia invece di occuparsi solo del proprio ombelico, fa quindi un atto gratuito o di amore, fa un dono, allora io – gli altri non so – lo ringrazio perché capisco che – liberamente e non costretto- ha fatto una scelta “per me” e non “per sé”.

A me sembra moltissimo, non si trova – nella mia esperienza, che avendo sessant’anni non è cortissima – facilmente – nella vita, gente che si spreme per capirti e farti un dono, sapendo anche che un dono si può accettare o rifiutare, quindi uno, facendo un dono, si espone ad un rischio che è quello di non vederlo neanche accettato… più difficile ancora, se si tratta di un figlio, vederlo utilizzato, quindi potersi dire “ valeva la pena spremersi tanto, sono riuscito a capire qualcosa di questa persona ed aiutarla,

così come altre volte può aver aiutato me,

allora c’è una reciprocità ( altra cosa che, a me, sembra fondamentale perché tutti si sentono attivi e passivi, attivi quando danno e passivi quando ricevono, anche se io credo che questo siano vecchi schemi, quelli della divisione tra attivo e passivo, ma volevo sottolineare che quando c’è reciprocità, nessuno ha il monopolio del dono, tutti hanno capacità di dare e di ricevere ed è questo possibilità di dono su un piano di parità che scalda veramente il cuore nell’amore.

Sarà che è questo nuovo tipo di società che si è venuta formando più o meno a partire dagli anni ’80 ( le riforme di Reagan negli Stati Uniti e della Thatcher  in Inghilterra, forse hai visto quel film inglese in cui degli uomini disoccupati si danno allo strip tease, se si scrive così…è da quell’epoca che si introduce il lavoro precario di cui tanto si parla oggi in Italia, e al quale sei anche tu a rischio di dovertici sottoporre:

parentesi nella parentesi, oddio ci faranno mai uscire?

cerca di interessartene dettagliatamente, per sapertene difendere, perché un giorno o l’altro entrerai nel mercato del lavoro ( cosiddetto, cioè dove i lavoratori sono merce i cui prezzi, o salari o stipendi, si alzano o si abbassano a seconda delle offerte quindi molte pere, pochi euro al chilo, poche pere, pere care e questo vale per i lavoratori: per questo bisogna cercare di fare delle professioni che altri non fanno, fare delle buone scuole, prepararsi per sapere una cosa di più del mio vicino ed essere assunto al suo posto, è la famosa società competitiva, durissima da vivere, per questo, se uno può, cerca di farsi un lavoro autonomo dove cioè dipende da se stesso, ma non è così facile oggi)…

 

quando ho voluto togliermi dall’Università e mantenermi, ho fatto solo lavori precari, cioè ti chiamano quando ne hanno bisogno e per il resto del tempo non ricevi, io, ma non solo per quello, c’era in più l’attività politica, gli amori e chi sa cos’altro, il mondo forse?… mi sono fatta venire una lesione al fegato e sono dovuta tornare a casa – non avevo neanche la mutua – con la coda tra le gambe, per stare a letto immobile due mesi o tre o quattro, non ricordo bene, e i miei genitori che avevano molto sofferto della mia decisione, dico mio padre e Pia, mia sorella passava da una sedia all’altra a piangere, tanto che la mamma le diceva “ma guarda che non è mica morta”;

 

solo mia madre, che era una donna intelligente, oltre che emotiva, aveva appoggiato la mia decisione, forse con la convinzione che: o me ne rendevo conto o me ne rendevo conto e, pensa, non hanno neanche trionfato su di me tipo: “ah, hai voluto fare la sbruffona, vedi come ti sei ridotta, uno zerbino e dopo averci respinto hai anche la pretesa di essere curata da noi ecc. ecc. loro mi hanno accolto e curato e basta; naturalmente, una volta curata, sono anche ripartita…fino alla notizia finale: “sua figlia è stata ricoverata in un ospedale dalla polizia”, naturalmente non li ho visti, in quel momento, dico, ma devono essere stati presi dal terrore, come di un uragano in casa, tu non li hai conosciuti, mio padre era come un piccolo bambino tenero e fiducioso, solo grande e grosso, cioè alto e robusto, ma dentro era più morbido di Giorgino quando l’abbiamo preso, e come la Nuvola si spaventa dei temporali, lui si spaventava di tutto, soprattutto di quello che riguardava sua figlia o le sue figlie; mia madre, invece,  era un catafalco tipo me, ma molto molto più più, più in tutto, soprattutto nelle qualità, ma anche nelle tonalità roboanti e minacciose, minacciose per come ti arrivavano nel cuore… mia madre aveva la stessa capacità di farmi soffrire che hai tu perché molto probabilmente mi arrivava molto dentro,

 

fortunatamente tu sei molto più soave di lei…questo solo per darti l’idea di come era lei!!! o almeno di come era percepita da me,

 

Pia era Pia…quando è arrivata all’ospedale era completamente fuori di sé e io cercavo di calmarla, pensa te! com’era la situazione, io ero da giorni là dentro, il fatto di essere stata legata tre ore gridando inascoltata, mi aveva leso il cervello…eppure ero più calma di lei, sai anche là, in quell’ospedale, aveva trovato da divertirmi, al mattino il bar, un panino di mortadella, il juke box, le mie canzoni, lì – e te credo – ballavi, facevi tutte le stranezze che volevi, che nessuno ti badava, né gli altri pazienti né gli infermieri, erano abituati a tutto…

 

Donatella, quando è arrivata, è rimasta entusiasta, sembrava un paese allegro dove tutto fosse possibile, o così sembrava a noi che, anche se era il ’73-74, eravamo ancora influenzati dal ’68 che, tra gli altri slogan, aveva quello che diceva: “l’immaginazione al potere”, così a Donatella un manicomio sembrava una vera società vivibile, tanto non ci piaceva quella che era di fuori!

nell’immaginazione al potere credo ancora oggi piamente, non si risolve niente se non con esperimenti mentali immaginativi che ti permettono di non fare tutte le esperienze, oggi si direbbe esperimenti virtuali, comunque il senso era piuttosto: immagina l’impossibile e realizzalo, oggi i giovani, molti giovani, fanno lo stesso:

 

vogliono un mondo dove la guerra sia diventata un tabù come è successo con l’incesto, che è diventato un tabù storicamente, all’inizio delle società, come sai, non lo era, è un’idea utopica, cioè oltre il reale,

ma anche Gesù quando diceva “amate gli altri come voi stessi” era utopico, tanto è vero che è un ideale che rimane lì, luminoso come un faro, ma in tanti anni che c’è la Chiesa, 2000 anni, se i rapporti umani si sono ingentiliti, questo comandamento è rimasta un’utopia,

 

al punto che più spesso appare vero quello che diceva Hobbes, ti ricordi? che ogni uomo è un lupo per un altro uomo;

 

a me pare che ci siano le due cose, poi, e questi sono i più difficili da scoprire, ci sono i lupi travestiti da agnelli, cioè che si vestono di belle parole zuccherine…

be’, guardando meglio, il mondo è una specie di insalata russa che oggi, più propriamente, si chiamerebbe “biodiversità”.

 

Certo una cosa che ho capito, alla balda età dei 60/60, è che la biodiversità è assolutamente necessaria, e che tutta questa varietà umana di buoni cattivi, sublimi crudeli ecc. è quello che rende il mondo interessante e divertente, quando riesco a guardare con distanza, come dentro un minuscolo balcone, tipo quello che c’è dalla tua camera qui a Sanremo, allora sto bene, protetta, e a guardare mi diverto sempre, proprio come fa la Nuvola,

 

ma per portare le persone nel mio cuore, dentro la mia casa intima, dove sono totalmente senza difese, esposta con la carne viva, devo fare una grande attenzione e scegliere accuratamente, per non soccombere agli eventuali lupi o agli agnelli travestiti…

purtroppo io accolgo le persone che mi piacciono a braccia sempre aperte, come non avessi vissuto e fossi rimasta troppo ingenua come farebbe una piccola bambina sprovveduta, solo che io non sono più una bambina e non ho scusanti, l’infantilismo a sessant’anni non è una scusante, ecco, mi è venuta la parola, alla mia età sono ancora sprovveduta e non so difendermi sul serio, non ho imparato, e la storia della mia vita è una testimonianza della mia incapacità, o grossa difficoltà, a difendermi perché, come si dice qui in Liguria delle persone troppo ingenui ( e tuo  nonno lo diceva spesso alla nonna che era più ingenua di lui), credo ancora alle “basure”, che sono delle streghe che un tempo apparivano in un certo palazzo e in un certo paese qui intorno, e tutto che non so, ma sono streghe, questo è certo

e sta per dire uno che crede a quello che non c’è, tipo uno ti dice belle parole …come faceva la volpe che voleva il pezzo di formaggio che aveva nel becco il corvo: “ma che bella voce hai, ma che bella voce hai”, finché lui tutto pettoruto, e scemo come me, si mette a cantare, così la volpe si pappa il formaggio e se ne va,

 

vedi, così è stata la mia vita, almeno dall’angolo in cui la vedo adesso, in questa fase, ci saranno altre fasi, non so se è perché mi hanno adulato o perché mi hanno dato quel tremendo affetto di cui ho sempre avuto bisogno, come fossi stata affamata appena nata, e così continuassi affamata,

 

allora toccando quel tasto dell’affetto, le persone… si prendono tutti i miei formaggini: slap, così rimango con il frigo vuoto a mangiarmi le unghie e farmi venire il mal di fegato: “ ma sarà stato vero affetto? cosa volevano da me? io non credo che le persone si guidino solo dall’interesse, allora cosa cercavano ecc. ecc. così da perdere anche il sonno oltre ai formaggini Tigre;

ci sono ancora i formaggini Tigre? Erano buonissimi e mia madre ce li dava, uno s’intende, come fossero oro!

Ma lo vedi che hai una madre anche scema? )

 

Adesso non so più se sono rimasta dentro o fuori di una parentesi, sono contenta di ciacolare con te, mi ha fatto bene…”oddio, e se neanche mi leggesse?? oh che paura! il mio cuore!!!???, quello proprio dei disegni, o mi devo strappare i capelli: mi sono “offerta” a mia figlia, e lei, di me, ne fa pezzetti!!!”

Questo è un retropensiero.

Come è complicata la mente umana, soprattutto quella della gente insicura che deve – soprattutto – finir di crescere ( ovviamente sto parlando di me):

 

io mi farò una corazza come quella dei cavalieri dello zodiaco e starò lì dentro fino a soffocarmi e non mi esporrò mai più pelle viva agli altri…ecco, cicca cicca

se tu leggessi i miei diari…! sai quante volte ho fatto questo proposito!!!???

poi sono ripartita, zaino in spalle…

non dico di aver fatto bene, uno deve imparare dall’esperienza e modificarsi, io invece in questo non volevo modificarmi, forse troppa fatica, ma anche non volevo diventare come quelle persone avare che prima di dare qualcosa di sé, ci pensano, calcolano: se la loro salute si altererà, se le loro comodità verranno infrante…

purtroppo o meno male sono stata educata nel cristianesimo e il mio modello da seguire era Cristo che aveva dato la vita per noi,

 

adesso sono rincantucciata a leccarmi le ferite come un animale che deve stare nella sua tana, sto addirittura in casa per una minuscola influenza da niente, soffro che papà mi lasci anche per un giorno perché, in questa fase della mia vita, mi sento debole e sprovveduta come un bambino nella culla, proprio un cane senza collare disperso nell’universo, è l’esaurimento nervoso o troppo stress, come si dice modernamente,

sì, ammetto ossia lascio entrare le persone così dentro di me, penso a Donatella, che riescono a farmi veramente male,

non giudico, non lo so, è difficile sapere quali sono le ragioni che spingono gli altri ad agire, anzi è impossibile ( ti fidi delle loro parole? oppure no, oppure non del tutto e  vai oltre quello che enunciano con la tua mente, cercando di capire cosa veramente pensano o abbiano dentro, anche inconsciamente, ma qui, anche se hai qualche strumento, puoi anche sbagliarti di grosso, e poi una cosa è un paziente ecc. ecc. tutte cose che sai, quindi la cosa è veramente ingarbugliata e sofferta- amen- giro pagina

 

Quello che volevo dirti in breve, invece, come tua mamma, anche se non mi esce, era che, prima di tutto tua mamma, naturalmente, vuole

 

che tu cresca sulle tue gambe, perché quelle sono quelle che dovrai usare, pian piano fino a non avere più alcun appoggio, quando noi non ci saremmo più,

quindi, io, che mi svenata l’anima da ragazza per la famosa autonomia ecc ecc, ma soprattutto capendo che è su te stessa ( e sulle persone di cui ti circondi e ti circonderai in futuro, il gruppo o clan o tribù, che dovrai contare, e in prospettiva, spero non domani, per te e per me,  anche esclusivamente su te stessa)

su te stessa e, spero, su un gruppo, o famiglia,

 

ma meglio una famiglia allargata perché sostiene di più e aiuta in modi più vari…

 

be’ dicevo, figurati se non scommetto a mille sulla tua persona e sul farmi da parte perché tu acquisti un tuo spazio diverso dal nostro terreno in comune, familiare,

 

anche se, a mio parere, non separato con barricate, quasi uno temesse di avvelenarsi o di contaminarsi nella sua pura autonomia,

 

che, tra l’altro, l’autonomia assoluta non esiste né potrà mai esistere per un essere umano, l’autonomia che raggiunge anche un gran saggio è sempre “più o meno”, come per tutti gli umani che sono imperfetti,

 

già che se fossero perfetti non dovrebbero nascere da altri, dovere ad altri la vita, un dono così grande ci viene da altri, questo è già il leit motiv della vita: nella cosa più grande che abbiamo fatto, nascere, eravamo totalmente inermi e altri ci hanno preso nel loro grande abbraccio che ci ha fatto da culla,

 

se fossimo perfetti o autonomi in senso assoluto, saremmo nati da noi stessi ( cosa che, a mio parere, è la fantasia dell’adolescenza, forse è la natura che acceca così la mente dell’adolescente perché si possa rendere autonomo ( ma tra virgolette, almeno nel mio linguaggio) dalla famiglia e capire che deve percorrere una sua strada, che è sua e di nessun altro, dove c’è lui e gli altri di cui si circonda,

 

ma è una pura illusione, ripeto, forse necessaria, se momentanea però,

 

altrimenti uno agisce tipo un filo di pazzia perché vede lucciole per lanterne e si scorda di chi gli ha dato la vita, non solo come atto generativo, che può anche essere secondario dipendendo da come è fatto ( se per amore di un essere che volevamo vedere e toccare o perché eravamo distratti per gli affari nostri),

ma soprattutto ha dato la vita come culla in senso molto ampio, habitat dove da piccolo seme si è potuta sviluppare una giovinetta palma, bellissima, e tenera, nel suo essere un po’ stordita da tanto universo, e universi, e dagli astri che brillano nelle sere scure quasi tenebre.

 

E poi, per finire il ciclo,  se fossimo autonomi in questo senso non moriremmo.

 

Autonomia sì, ma a mio parere cum grano salis, mettici più o meno sale fino a farla saporita e, per te, un po’ piccante,

 

ma non da scemi cioè non da chi vuol buttar via tante esperienze di altri ( non solo genitori, certamente, ci mancherebbe), esperienze dette anche esperimenti mentali o virtuali, perché mi permettono di avere conoscenze ( che masticherò con la mia testa, cioè farò delle scelte, questo sì questo no ecc)

 

avute sulla pelle di altri, senza rimetterci la mia, …

 

questo non contraddice che io voglia vivere in prima persona, mi dota semplicemente di più strumenti per non doverlo fare percorrendo uno dopo l’altro gli abissi più abissosi…

 

e qui vengono esplicitamente al mio desiderio: ti voglio bella forte autonoma finché vuoi, ma non ti vorrei scema,

 

come sarebbe uno che ha fame e lascia tutto il mangiare nel frigo perché non l’ha fatto lui, ma altri che, tra l’altro, glielo hanno donato con molto amore,  e che gli chiedono solo di farlo diventare cibo proprio, fibre nervose, muscoli mentali,

 

per svilupparsi lui, per quello che è lui, e non per quello che è un altro, ma lui sta lì, e sta male, ma si impunta vertiginosamente, “devo produrre tutto da me”, devo essere come il baco da seta, devo essere…un cretino, detto volgarmente, un bambino, più garbatamente, e anche – preferisco dirlo esplicitamente –

 

ti chiedo ( certamente, sempre ad una richiesta si può opporre un rifiuto), ma ti lascio tutto il tempo che ti è necessario per riconoscere che la vita – tu come tutti gli uomini – non te la sei data da sola, ma che qualcuno ti ha amato profondamente…

 

la gratitudine vera, quella che riempie il cuore di chi la prova perché si sente ricco di amore ricevuto ( e questo amore non è più un dono che lede la sua autonomia, come poteva essere nei primi passi, perciò questo dono non lo umilia, come succede nelle maggioranza dei casi, adesso non approfondisco, lascio lì nell’incerto, non so bene chi sarebbero questi casi e per di più in maggioranza!,)

 

ma dicevo, se la gratitudine, essendo un dono, non si può chiedere, si può chiedere la buona educazione, quella del cuore, però,  che non è come tieni la forchetta, e il riconoscimento che altre persone, che non sei tu,  si danno da fare per rendere la tua vita, oggi e in prospettiva, più felice,

 

almeno più felice di quanto sarebbe stata la tua vita,  se tu non avessi avuto, e non avessi oggi che ne hai specialmente bisogno, anche se con la necessaria “discrezione” e rispetto,  una famiglia e una famiglia che ti amasse così tanto.

 

Vorrei che tu potessi utilizzare i consigli – con discernimento si capisce – per evitarti sofferenze che potrebbero essere anche al di là della tua attuale sopportazione.

Nella vita c’è come un destino, una fatalità nelle cose, per cui ci arrivano tanti tipi di disgrazie senza poter far niente se non sopportare duramente,

 

ma ci sono però tanti tipi di vita, i dolori che ti vengono dal cosiddetto “destino” non te li toglie nessuno perché nessuno può sapere quando e come arrivano,

ci sono anche molte vite passate senza disgrazie, la zia Maria ha avuto il dolore di perdere i genitori, cosa che succede indistintamente a tutti, sì, non ha avuto il marito che voleva lei, ma un altro, comunque niente di tragico tipo malattie e altro perché ora sono felici insieme ( un proverbio dice: quando c’è la salute…mia nonna diceva: ” a tutto c’è rimedio fuori che alla morte”, è forse da lei mi viene questa enorme fiducia che le cose non possono che migliorare ecc.

 

ti do una bellissima notizia: adesso, cosa che non crederai, smetto di ciacolare perché vado a mangiare il bollito, naturalmente, dalla zia marì)

 

sempre per farla breve e deve essere l’ennesima volta:

adesso sei autonoma,

non sei scema, (  questo è solo il filo del mio discorso per non perdere la logica che ho in mente)

non butti via quello che potrebbe servirti,

anche però, in questa mia pesantezza,

ho voluto, più che darti un consiglio, raccontarti il mio modo di vedere la realtà oggi ( ieri era differente e potrò cambiare domani) in una maniera inevitabilmente culturale perché gli esseri umani non sono animali e vivono e giudicano e pensano in base ad una cultura ( che può essere indotta dai mass media e la persona ingoiarla senza rendersene conto, oppure uno fa lo sforzo di leggere per capicucchiare qualcosina e non consegnare la sua mente ai programmatori degli spettacoli e alle industrie che per sopravvivere devono vendere, quindi avere a disposizione gente sempre più convinta che se consuma quello e non l’altro ha un’identità migliore da portare in giro per il mondo e da esibire agli amici, io ho la poltrona tal dei tali a casa mia, ecc tutte cose che sai)

 

cioè non ho voluto suggerirti niente direttamente, ma lasciarti cogliere qualcosa che servisse a te a partire dal mio modo di vedere le cose,

 

o almeno questa era la mia intenzione, però sai, come dice la Piperita Patty, ho capito da tempo che quello che vuoi fare e quello che riesci a fare, sono due cose diverse,

 

non volevo darti dei semplici consigli che, ovviamente, venivano da un modo di vedere le cose già fissato, ma fornirti, per quanto è stato possibile – non sono uno scrittore che avrebbe fatto faville, ma un minuscolo accendino storpio- il modo di vedere da cui tu stessa potrai far discendere i consigli, tu per conto tuo, ammesso che mai riuscirai a leggere questa lettera, e ad arrivare fin qui dove ti dico che anche una passione folle come quella che ho per te si sente più tremula per la stanchezza di tanto chiacchierare e per lo sforzo di perdermi nelle traverse visto che ho la pretesa di scrivere come si chiacchiera tra amiche a voce.

E poi ammettiamo che scrivo proprio in un modo complicato, non so perché, è che non ho i pensieri pronti e li fabbrico al momento, insomma, dovrei fare la brutta e poi la bella per essere leggibile, mi scuso molto con te, sono contorta, ma anche non è facile quello che voglio dire.

 

Adesso vado a mangiare il bollito dalla zia e ti dico, per finire, quello che mi diceva sempre Eliano: “io faccio un tifo matto per te e lo farò sempre” e io per lui ( e lui l’ha fatto per me fino all’ultimo e io l’ho fatto per lui),

 

ma questo non c’entra perché adesso si tratta di fare il tifo per mia figlia, cioè per te amor mio e lo farò fino all’ultimo fiato (adesso me n’è rimasto poco, sono rauca) perché credo in te e ho fiducia in te.

 

Ciao, la tua mamma che cerca di aiutare e poi fa degli sbagli, ma solo chi si astiene dal fare qualcosa per aiutare, fa sempre tutto giusto, gli esseri umani sbagliano proprio quando agiscono, se solo parlano, le parole sono aria e vanno, è quando ci si espone nei fatti che si ha il rischio di sbagliare e di essere giudicati, fraintesi, fatti anche a brandelli, se necessario, dato i sentimenti che una persona suscita con la sua azione, sentimenti che, naturalmente, possono essere in bene come in male…

e poi è anche troppo facile dimostrare ad una donna che sbaglia, una donna nasce come persona di categoria b, e tutta la vita si deve sforzare, e battagliare, per essere trattata come una persona cioè una persona che ha diritto ad esistere a tutto titolo, senza categorie a e b.

Questa sera ho avuto addosso sia la zia Maria ( che però è una donna, anche se non ha alcuna solidarietà femminile e si comporta come un uomo) e tuo padre.

E qui la quinta si impone!

La senti?

Ma ti lascio il racconto per un’altra volta.

Mi dispiace che tu non abbia risposta alla mia prima lettera, so che non hai tempo, ma un momentino per scrivere, magari lasciando cinque minuti di TV, come ti sembra?

Be’ io sono sempre qui e spero sempre in una “risposta” tua.

Scusa se non rileggo e correggo questa lettera così pesante, come diresti tu, ma sono stanca e vado a letto. ciao, ma belle, la tua mammà.

 

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2 risposte a 21:39 Mi sono chiarita, in quest’ultimo mese infuocato di luglio, quale la differenza tra il mio (nostro) modo di vedere e quello dei giovani, cui aggiungevo “di oggi”. Per caso adesso è venuta a me questa lettera dove rappresento chiara giovane. Lo sottolineo perché la lettera è lunghissima, nessuno l’ha letta né mai la leggerà -neanche l’interessata—Come diceva quel là? ——–” pace e pazienza! “

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