07:48 +++ ARTURO PARISI (1940) –formazione: area cattolica come Prodi — SCISSIONE ? «Può avere voglia di scherzarci sopra solo chi non ha vissuto o ha dimenticato tutta la fatica fatta per arrivare al Pd»

 

 

ARTURO PARISI, nasce a  San Mango Piemonte nel 1940, in provincia di Salerno; la famiglia si trasferisce quando è bambino a Sassari…ha ricoperto varie cattedre di università, nel 1971 a Bologna a “Sociologia dei fenomeni politici “. Con Prodi due volte  al governo…

 

 

INTERNI
Stop di Parisi alla scissione “Dividersi per tornare all’Ulivo sarebbe solo una resa”
L’ex braccio destro di Prodi: “Capisco certi disagi ma il Pd è costato molto” L’Italicum? Senza il premio alla lista si torna al centrosinistra con il trattino”
GIUSEPPE ALBERTO FALCI

«Da una parte sta la resa solitaria alla divisione, dall’altra la resistenza di chi non vuole arrendersi ad essa. In tutti tuttavia il rifiuto di fare i conti con la nuova stagione aperta dalla fondazione del Pd come partito nuovo non riducibile alla somma di partiti passati. ».
In una cena si sono già gettate le basi per un nuovo soggetto politico su proposta del politologo e deputato dem Carlo Galli. Si riconosce in queste posizioni?
«Se mette capo ad un confronto aperto, un confronto politico magari teso ma tuttavia democratico, non può che essere d’aiuto a tutti. Fin dalla sua nascita il Pd è purtroppo segnato da un grave deficit di pensiero politico. Il giusto rifiuto di un pensiero comune non può impedire di pensare in comune».
Si fa un gran parlare di “nuovo Ulivo”. Chi dovrebbe essere il nuovo federatore?
«Nuovo Ulivo? Federatore? Prima di pensare a come dividersi per poi federarsi penso sia il caso di ragionare su come stare assieme ».
Quale potrebbe essere il ruolo di Romano Prodi?
«Per principio non rispondo su Prodi».
Si profilano una raffica di ricorsi contro l’Italicum. Felice Besostri, intervistato da Repubblica, paragona l’Italicum al Porcellum. Condivide?
«Nell’Italicum ci sono cose che non condivido e altre che invece apprezzo, come, ad esempio, il premio alla prima lista e il doppio turno. Del Porcellum invece non condividevo quasi niente. Sono ancora arrabbiato, sì, scriva arrabbiato, per il modo in cui sono finite al macero un milione e mezzo di firme che ci avrebbero fatto tornare ai collegi uninominali del primo maggioritario ».

Secondo lei cosa andrebbe ritoccato in questa nuova legge elettorale?

«La riproposizione dei parlamentari nominati e le candidature multiple. Un vero scandalo. Era su questo che si sarebbe dovuta concentrare l’opposizione alla riforma.

Renzi avrebbe in mente di modificare il premio di maggioranza, assegnandolo alla coalizione.
«Non riesco a crederci».
Con il premio alla coalizione si potrebbe ritornare a parlare di centrosinistra con il trattino, e dunque del nuovo Ulivo?
«Ci farebbe tornare esattamente a venti anni fa. All’Ulivo che il Mattarellum ci costrinse a fondare come una somma di divisioni, ma senza più quel sogno di unità degli Ulivisti che ha fondato il Pd».
Invece di ragionare su come federarsi dopo essersi divisi sarebbe meglio ragionare su come continuare a stare insieme
Arturo Parisi
«Può avere voglia di scherzarci sopra solo chi non ha vissuto o ha dimenticato tutta la fatica fatta per arrivare al Pd». Arturo Parisi, che dell’Ulivo è stato il co-fondatore, non vuole credere che all’interno del Pd si arrivi alla scissione. E quindi al fallimento di quel progetto iniziato con Romano Prodi.

Professore, Franco Monaco, storico esponente dell’Ulivo, la vede in maniera diversa.
Pensa invece che bisogna “amichevolmente” separarsi.

«Una contraddizione in termini. Perché separarci se si è ancora amici? Già da sola l’idea di una “scissione amichevole” dà l’idea del disagio profondo che attraversa le minoranze del Pd. Un disagio che sul piano personale comprendo e comunque rispetto, ma che sul piano politico sento al momento impotente e purtroppo infecondo. Conoscendo Monaco l’ho letta come una provocazione affettuosa, come la nostalgia di una stagione».
Però Fassina, Civati e D’Attore hanno lasciato la casa madre. L’ultimo a resistere è l’ex segretario Pier Luigi Bersani.
È la resistenza di chi non si arrende al nuovo corso?

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