GENITORI A TEMPO::: QUANDO SI PUO’ DARE UNA MANO E IL CUORE…RICEVONO UN RIMBORSO SPESE…

 

I “genitori a tempo” che adottano i bimbi senza famiglia

Torino, in casa fino all’adozione o al ritorno da papà e mamma

Marta e Andrea confessano che ad ogni separazione sono travolti dal dolore: «I bimbi hanno bisogno di essere accuditi, è normale affezionarsi»

29/02/2016
MARIA TERESA MARTINENGO
TORINO

«Non siamo eroi, non vogliamo essere rinchiusi nella gabbia delle “brave persone”, non abbiamo motivazioni religiose. Semplicemente crediamo che il diritto di essere amati sia universale». Marta e Andrea sono “genitori a tempo”, una delle decine di coppie che a Torino rendono possibile il Progetto Neonati, una collaborazione stretta dal Comune con il Tribunale per i Minori per far sì che i bimbi sotto i due anni, allontanati o mai entrati in famiglia, siano affidati alle cure di una coppia (che riceve un rimborso spese) e non a una comunità. Di bambini in affidamento Marta e Andrea (nomi di fantasia) fin qui ne hanno amati nove, gli ultimi quattro piccolissimi.

 

«Siamo volontari. Il volontariato è impegno sociale», dice Andrea, 60 anni, laurea in pedagogia, una vita a occuparsi di minori nelle comunità di una fondazione. E’ così che spiega come una coppia con tre figli abbia deciso di mettersi a disposizione di bambini in difficoltà per aiutarli a crescere, in attesa che si chiarisca se il loro futuro sarà nella famiglia d’origine o in una famiglia adottiva.

 

ALLA PROVA

«Con i piccoli bisogna essere molto aperti, la loro storia – spiega Marta, 51 anni, molti a lavorare in una ludoteca di quartiere – può cambiare direzione in ogni momento. L’affido è un progetto indefinito: ai genitori naturali bisogna dare tempo, la possibilità di mettersi alla prova, anche di cambiare». Gli affidatari devono avere forza d’animo. «Certo, ogni volta alla fine il dolore della separazione c’è eccome. I piccoli hanno bisogno di accudimento continuo, è normale affezionarsi».

 

Nel salotto con i giocattoli sparsi sul divano e il cagnone meticcio che vigila, Sara, la figlia di 22 anni, prende in braccio Maria, l’ultima accolta da questa mutevole famiglia. Sara la fa “volare” verso papà Andrea. Sono i sorrisi di Maria, sei mesi, non riconosciuta alla nascita, a spiegare le ragioni di Marta e Andrea, ciò che le parole non rendono fino in fondo.

 

continua nel link: 

http://www.lastampa.it/2016/02/29/cronaca/i-genitori-a-tempo-che-adottano-per-bimbi-senza-famiglia-BxhUJkj86lRCzlQRvv8wfO/pagina.html

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