” COME TU MI VUOI ” DI LUIGI PIRANDELLO, ATTO II –(fine atto II) — QUI E’ UN MONOLOGO—” qualcosa di intimo sulle donne e anche su certi uomini, a noi pare che lo dica “–chiara

 

(per chi vuole) LA TRAMA DA WIKI:

 

Come tu mi vuoi è un dramma scritto alla fine degli anni venti da Luigi Pirandello. Prende lo spunto da un avvenimento di cronaca realmente accaduto tre anni prima (si tratta del caso Bruneri-Canella, lo stesso che avrebbe ispirato, molto più tardi, il film Lo smemorato di Collegno).

La vicenda di Come tu mi vuoi riguarda un personaggio enigmatico di cui all’inizio non si conosce il nome, l’Ignota. Questa femme fatale svolge una vita mondana ed abita presso una famiglia a Berlino. È l’amante del padre di famiglia, il signor Salter, e pare abbia anche un rapporto carnale con «Mop», la figlia di lui. Attraverso la conoscenza di un personaggio chiamato Boffi, accade all’Ignota un fatto inaspettato: le si presenta infatti l’occasione di rifarsi completamente una vita nel suo paese…

 

 

Il ruolo de L’Ignota è di  GIORGINA CANTALINI:

 

 

 

testo originale della scena, che l’attrice trasforma in MONOLOGO, ma non cambia niente:

 

 

”  inutile. inutile: debbono aver sempre ragione i fatti! terra terra! Con l’anima ti puoi levare un momento, uscir fuori, su da tutto quello che di più orribile t’aveva potuto far provare la sorte: sì, vola, ricrea in te una vita; quando te ne senti tutta piena – giù – devi scendere, devi scendere, a riurtare nei fatti che te la sconciano, te la pestano, te la insudiciano, te la schiacciano – gl’interessi, gli attriti, le contese… Tu sai bene che ignoravo tutto, ma non importa! Ti voglio dir questo soltanto. Sono stata qua con te quattro mesi.

Lo afferra per un braccio e se lo mette davanti.

– Guardami! Qua negli occhi – dentro! – Non hanno più veduto per me, questi occhi; non sono stati più miei, neppure per vedere me stessa! Sono stati così – così – nei tuoi – sempre – perché nascesse in loro, da questi tuoi, l’aspetto mio stesso, come tu mi vedevi! l’aspetto di tutte le cose, di tutta la vita, come tu la vedevi! – Sono venuta qua; mi sono data tutta a te, tutta; t’ho detto: «Sono qua, sono tua; in me non c’è nulla, più nulla di mio: fammi tu, fammi tu, come tu mi vuoi! – M’hai aspettata per dieci anni? Fai conto che non sia stato nulla! Eccomi di nuovo a te; ma non per me più, non per tutto ciò che quella può aver passato nella sua vita; no, no; nessun ricordo più, dei suoi, nessuno: dammi tu i tuoi, i tuoi, tutti quelli che tu hai serbati di lei come fu allora per te! Ora ridiventeranno vivi in me, vivi di tutta quella tua vita, di quel tuo amore, di tutte le prime gioje che ti diede! ». E quante volte non t’ho domandato: – «così?… così?» – beandomi della gioja che in te rinasceva dal mio corpo che la sentiva come te!

Bruno: (com’ebbro): Cia! Cia!

L’Ignota: (impedendo l’abbraccio, com’ebbra anche lei, ma dell’orgoglio d’aver saputo crearsi così): Sì – io, Cia! – io, sono Cia! – io sola! – io! io! – non quella

indica il ritratto:

che fu, e – come – forse non lo seppe nemmeno lei stessa, allora – oggi così, domani come i casi della vita la facevano… Essere? essere è niente! essere è farsi! E io mi sono fatta quella! – Non ne hai compreso nulla, tu!

Bruno: Sì, sì che ho compreso!

L’Ignota: Che hai compreso? Ma se ho sentito, se ho sentito le tue mani cercarmi qua…

indica, senza precisare, un punto del suo corpo un po’ più su del fianco:

… io non so… qualche segno che sapevi di dover trovare… Non l’hai trovato? – E per quel segno che non hai più trovato, o per un altro: io non sono Cia, è vero? io non posso esser Cia? – M’è sparito! – ecco – ti dico così: m’è sparito! – Che puoi tu dire in contrario? – Non ho voluto più averlo; e ho fatto di tutto per farlo sparire. Sì, sì! Perché sapevo – m’ero accorta – che anche prima, tu, me lo cercavi – non è vero?

Bruno: Sì!

L’Ignota: Vedi? Ecco! E per impedire che altri me lo potesse trovare, lo feci sparire! Ma tu ora ti spaventi al pensiero che Ines, da sorella, in confidenza, e anche la Lena che porta gli occhiali, me lo vogliano ritrovare, questo segno, per una constatazione legale in piena regola; e che non vogliano credere a ciò che t’ho detto. – «Ah! Sparito? È grave! Un tal segno! Come sparito?» – Si vorrà interpellare la scienza! – Tanto più, signori miei, che forse questa povera ricoverata che ora arriverà – eh, tutto è possibile! – potrà anche darsi che ce l’abbia davvero, lei quel segno! Lei sì, e io no! – Sarebbe il colmo! La più schiacciante delle prove! Povero Bruno, povero Bruno, così preoccupato di queste prove e documenti che potranno essere presentati! – Rasserénati! Io sono Cia – nuova! – Tu vuoi tante cose! Io non ho voluto nulla, venendo – nulla – nemmeno vivere per me – respirare quest’aria, per me – toccare una cosa col senso che m’appartenesse! A te che per dieci anni credevo avessi aspettato innamorato la tua donna, te l’ho ridata viva – sì, per rivivere anch’io – dopo tanta nausea e tanta ignominia – una vita pura! Ed è così vero questo, che in faccia a tutti, contro ogni prova, e anche contro te, sì, contro te, se sarai costretto a disconoscermi per salvare i tuoi interessi – in faccia a tutti avrò il coraggio di gridare che Cia sono io – io – perché quella

indica il ritratto

non può più essere viva così – altro che in me!

Si ode di nuovo lo strisciare delle ruote gommate di un’automobile sulla ghiaja del giardino.

Bruno: (con ansia di sgomento): Eccoli qua! Eccoli qua! Sono arrivati…

L’Ignota: Lascia fare a me! – Ricevili tu! Non posso più ora presentarmi così! Ridiscendo subito.

S’avvia di fretta per la scala; ne sale i primi scalini.

Bruno: (quasi supplice): Cia…

L’Ignota: (fermandosi, voltandosi, placidissima e col tono con cui s’afferma una cosa ormai indiscutibile): Sì – eh – Cia.

 

 

 

A CHI MAI… QUI C’E’ IL TESTO DI TUTTA LA PIECE—non riesco a chiamarla ” commedia”! ciao, ch.

http://www.classicitaliani.it/pirandel/drammi/37_pira_cometu_mivuoi.htm

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