+++ dice molto sulla nostra sinistra (ch.)–DAL NOSTRO BEL NEMO::: KAROL MODZELEWSKI, LE MIE DUE POLONIE…PUBBLICATO PIU’ AMPIO SU MICROMEGA IN EDICOLA

varsavia

 

 REPUBBLICA DI OGGI P. 42

CULTURA

Paure, speranze: un dissidente racconta il suo Paese

Le mie due Polonie tra buio del regime e inizi di Primavera

KAROL MODZELEWSKI

 

 

un’immagine di Karol Modzelewski e di Jacek Kuron (VEDI NOTA SOTTO)

La forza della democrazia consiste tutta nel sostegno dei cittadini e dunque la democrazia crolla se viene meno il consenso dei cittadini sui princìpi e valori fondamentali della democrazia stessa. Lo scrivevo alcuni anni fa in un mio libro ed è quello che purtroppo è in atto oggi in Polonia: Diritto e giustizia, il partito al potere (e che fu già al governo alcuni anni fa), non condivide i fondamenti della democrazia e sta assumendo un potere svincolato su tutte le istituzioni, non solo governo e parlamento ma anche sistema giudiziario, sistema amministrativo, polizia… Non è il fascismo, non è neppure il regime di Putin in Russia, ma è già un governo che vuole che la sua polizia e in primo luogo i “servizi speciali” possano agire senza più i controlli giudiziari di uno Stato di diritto. Assomiglia moltissimo al potere che si è instaurato in Ungheria con Orbán, e del resto il presidente di Diritto e giustizia Jaroslaw Kaczynski lo aveva dichiarato: «Spero che avremo Budapest a Varsavia». La sua tesi di fondo è che in Polonia, nell’89, a partire dalla tavola rotonda governo comunista/Solidarnosc, le prime elezioni semilibere, il primo governo non comunista del dopoguerra presieduto da Masowieski, non vi è stato affatto il crollo del comunismo e la nascita della democrazia bensì semplicemente un accordo tra l’élite post-comunista con l’élite post-Solidarnosc che ha portato alla formazione di un sistema oligarchico che ha trasformato l’economia e l’organizzazione sociale a scapito della “vera Polonia”, secondo le volontà dei governi occidentali e del capitale straniero. Ex comunisti e ex Solidarnosc in combutta e tutti ladri, questa la retorica che ha funzionato.

In questo patriottismo gioca ovviamente il fattore religioso, la Madonna è la regina della Polonia, ma per il partito di Kaczynski conta soprattutto padre Tadeusz Rydzyk e la sua Radio Maryja. Un vero e proprio movimento sociale strutturato, numericamente molto forte, radicato in moltissime parrocchie, e che trova la sua base di reclutamento nel mondo contadino ma anche in settori di quei ceti operai e popolari che prima della legge marziale avevano dato vita a Solidarnosc. Un movimento sociale di massa inquadrato nella Chiesa anche se non tutti i vescovi o preti ne sono entusiasti. La Chiesa cattolica in realtà dopo l’89 è diventata elemento del potere, ha imposto al parlamento la reintroduzione dell’insegnamento religioso nelle scuole, il divieto dell’aborto (tranne pochissimi casi estremi) e molte altre rivendicazioni confessionali. Insomma si è attivata per clericarizzare le leggi e le istituzioni. Intanto procede l’opera di smantellamento dello Stato di diritto. Non solo la funzione di garanzia della Corte costituzionale è stata annientata, ma il principio stesso di indipendenza della magistratura, con la fusione tra la funzione di procuratore generale e ministro della Giustizia. Ma dopo la giustizia toccherà, e anzi già tocca, a un altro pilastro della balance of power, l’informazione indipendente. Tutti i media pubblici sono passati sotto stretto controllo governativo, televisione e radio hanno visto cambiare dirigenti e conduttori, quelli di nuova nomina sono nei fatti commissari politici del partito Diritto e giustizia. E indirettamente, tramite il ritiro della pubblicità di imprese ed enti sotto influenza governativa, si è cominciato a strangolare la stampa indipendente.

Se la capacità dei partiti d’opposizione si dimostra per il momento risibile, la novità positiva è invece una forte e forse inaspettata mobilitazione e resistenza da parte della società civile. A fare da catalizzatore e strumento di autorganizzazione è stata internet, e in questo modo, spontaneo e senza leader, è nato il Comitato di difesa della democrazia che ha manifestato la prima volta il 12 dicembre, per protestare contro la soppressione di fatto della Corte costituzionale. Una manifestazione che ha destato stupore per l’ampiezza e per il carattere assolutamente “dal basso”, tramite il tam tam digitale, con cui era nata. Tra ventimila e cinquantamila persone, per una città molto più piccola di Roma e in un clima che sembrava ormai di definitiva apatia, è una cifra notevolissima. Da brevi interviste ai manifestanti che si sono viste in alcune tv e altri media, sono arrivato alla convinzione che il tratto più forte di questi manifestanti è la volontà di riappropriarsi della sovranità.

Un clima che non vedevo più in Polonia dal 1980-81. Davvero qualcosa di straordinario. Il loro bisogno di cittadinanza attiva, di esercizio della sovranità, costituisce una sorpresa importantissima. Questo movimento è oggi molto più importante dell’opposizione dei partiti in parlamento. Questo movimento spontaneo animato da cittadini comuni fa paura al governo che non può usare la retorica dei «comunisti, ladri, signore in pelliccia» contro chi protesta. Questo movimento può mettere radici? Diventare un “soggetto” stabile? Sinceramente non lo so. Non mi sembra che il crollo di Diritto e giustizia sia prossimo, ma anche questa resistenza civile non mi sembra un fenomeno passeggero.

Purtroppo la sinistra nella Polonia libera è stata dominata dalla formazione postcomunista, che si è prontamente convertita al modello di Blair e Schröder, cioè dei migliori allievi di Margaret Thatcher. Questa “sinistra” non ha fatto nulla per dare risposta alla frustrazione di massa di quei ceti popolari emarginati, quelle masse operaie orfane dell’industria socialista. La colpa delle sinistre del dopo ’89 è stata di occuparsi giustamente di dare strutture e istituzioni alle libertà democratiche, dimenticando però totalmente il problema dell’eguaglianza, che in democrazia è essenziale. Si è occupata della liberté, lasciando cadere égalité e fraternité! Ma senza eguaglianza e fratellanza che assicurino un grado sufficiente di coesione sociale la libertà diventa fragilissima, vulnerabile, a repentaglio.

Si è ripetuto come una giaculatoria che al piano liberista non c’erano alternative. È lo slogan dell’immensa e influentissima corrente neoliberista di pensiero che ha dominato gli Stati Uniti e l’Europa intera, e da questo punto di vista ovviamente si può dire che non esistesse alternativa. Ma l’alternativa esisteva, nel senso che ci sarebbe voluta una forza politica consapevole di un progetto diverso, con un peso elettorale capace di influenzare il corso delle cose. Questa forza avrebbe potuto imprimere gradualità alla trasformazione economica e alla riconversione delle aziende socialiste, dato che si trattava di un potenziale economico non competitivo sul mercato mondiale per avanzamento tecnologico e novità dei prodotti, ma comunque di un patrimonio notevole, che era possibile modernizzare. Purtroppo l’ideologia del cosiddetto Washington Consensus non contemplava una trasformazione progressiva in cui lo Stato potesse giocare un ruolo di “moderatore sociale”, ed è mancata una corrente culturale e politica all’altezza di questa sfida.

Ma i risultati in termini di diseguaglianza sono stati molto durevoli e profondi in tutti i paesi dell’ex impero sovietico. Quello che è successo in tutto questo mondo, e da noi in Polonia, è dunque in un certo senso un effetto secondario del “pensiero unico” di filosofia economica che domina in Europa, che caratterizza l’Unione europea. Una soluzione alternativa a questo modo di pensare era possibile, ma nessuno ha provato a percorrere tale via. E adesso ci troviamo di fronte alle conseguenze politiche che con quelle premesse economiche erano più o meno inevitabili, e infatti sono arrivate in Russia, sono arrivate in Ungheria, e arriveranno altrove.

( Testo raccolto da Paolo Flores d’Arcais e rivisto dall’autore)

Il braccio armato ideologico del partito al potere è Radio Maryja, sempre più forte

IL TESTO E LA RIVISTA

Questo testo è un estratto dell’articolo di Karol Modzelewski, La svolta polacca: polizia politica e Radio Maryja, pubblicato sul nuovo volume di MicroMega, in edicola, libreria, su iPad e in ebook da oggi

L’AUTORE

Karol Modzelewski è uno storico, scrittore e attivista politico dissidente polacco Autore nel 1964, insieme a Jacek Kuron, della Lettera aperta al Partito, manifesto storico del dissenso, è stato fra i fondatori di Solidarnosc e senatore dal 1989

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One Response to +++ dice molto sulla nostra sinistra (ch.)–DAL NOSTRO BEL NEMO::: KAROL MODZELEWSKI, LE MIE DUE POLONIE…PUBBLICATO PIU’ AMPIO SU MICROMEGA IN EDICOLA

  1. Roberto scrive:

    mi chiarisce qualcosa sulle differenze tra l’ìovest e l’est delle UE.
    Anche noi, tra l’altro, abbiamo radio maria…. che imperversa su tutte le frequenze.

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