PAOLO POLI SI RACCONTA IN TEATRO ::: ” SEMPRE FIORI MAI UN FIORAIO ” —15 min circa ::: VALE !

TEATRO TOR DELLA MONACA—ROMA

 

 

Pubblicato il 21 mag 2015

Paolo Poli si racconta a Pino Strabioli | sempre fiori mai un fioraio
Il Teatro di Tor Bella Monaca ha avuto l’onore e il piacere di ospitare un Maestro assoluto del Teatro italiano, Paolo Poli, che insieme a Pino Strabioli ha raccontato la sua vita e la sua carriera con lo stile inconfondibile, ironico e irriverente che lo contraddistingue.

Sempre fiori mai un fioraio è anche il titolo del libro pubblicato da Rizzoli tratto dalle lunghe conversazioni che Paolo Poli ha intrattenuto con Pino Strabioli in un susseguirsi di ricordi e aneddoti.

Pino Strabioli (giornalista RAI) https://www.facebook.com/pino.strabio…

Teatro Tor Bella Monaca

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3 Responses to PAOLO POLI SI RACCONTA IN TEATRO ::: ” SEMPRE FIORI MAI UN FIORAIO ” —15 min circa ::: VALE !

  1. Donatella scrive:

    Paolo Poli, secondo me, è uno degli attori-autori ma soprattutto persona, eccezionale. Geniale nei suoi testi ( nessuno credo avesse osato prendere così deliziosamente in giro il bigottismo e l’ipocrisia imperante in epoche davvero difficili), è stato tra i primi se non il primo, a dichiararsi gay, quando la cosa non era affatto di moda. Non ha mai tromboneggiato, è rimasto un eccezionale artigiano della lingua e del teatro, di una umiltà che solo i veri grandi mantengono anche in mezzo ai riconoscimenti ( sempre tardivi). Ho visto dei pezzi di intervista fattagli con vero affetto dal giornalista Pino Strabioli pochissimo tempo prima che Poli si ammalasse e vale la pena di ascoltarle: sono ironiche, divertenti, a tratti esilaranti. Quando il buon vino invecchia diventa ancora più buono.

  2. Donatella scrive:

    A proposito di semplicità e bellezza, ho visto recentemente un film,” Il condominio dei cuori infranti”. Purtroppo non so dirvi l’autore, perché non sono riuscita a prendere la scheda. E’ una di quelle opere che ti lasciano qualcosa dentro. E’ ambientato in una periferia brutta, grigia, diremmo oggi degradata, che potrebbe essere la periferia di qualsiasi grande città dell’Europa. C’è un casermone, tipo case popolari, dove all’inizio del film vediamo gli inquilini riuniti per rimettere in funzione l’ascensore. In questo deserto grigio e fatiscente, dove tocchiamo quasi fisicamente la solitudine e il dolore delle persone abbandonate alla propria miseria morale e materiale, a poco a poco vediamo sbocciare dei fiori di umanità, quasi inavvertitamente, con pudore. C’è l’attrice che cerca una parte e che viene aiutata dal ragazzo suo vicino di casa a ricordarsi il copione; c’è l’astronauta della Nasa che atterra sul terrazzo del palazzone e che, solo e abbandonato momentaneamente anche dalla sua potente organizzazione, viene accolto come un figlio dalla signora magrebina che ha un figlio in prigione della stessa età del cosmonauta ; c’è un signore che non ha più l’uso delle gambe ( questo personaggio è forse il più solo di tutti in toni disperati e grotteschi) che si innamora di una infermiera di notte e per lei riesce disperatamente a raggiungerla con le sue proprie gambe. Insomma, un inferno grigio e disperato da cui sorgono dei fiori inaspettati, come dai deserti fioriscono per pochi giorni fiori meravigliosi. C’è speranza in questo mondo o, per dirla con De André, ” dal letame nascono i fior”.

  3. Donatella scrive:

    Voglio segnalare un’altra cosa buona, che ho sentito poco fa a Radio Popolare: Riace, un piccolo paese della Calabria finora noto solo per i cosiddetti Bronzi, ha avuto, per mezzo del suo sindaco e della scarsa popolazione autoctona rimasta, un’idea geniale e semplice, che ha meravigliosamente funzionato: qualche tempo fa ha accolto, invece che respingere, un barcone di profughi provenienti dal Kurdistan.
    Ha permesso che i profughi si insediassero nelle case del paese, ormai quasi tutte disabitate per l’emigrazione, e che potessero rifarsi una vita insieme ai pochi riacesi rimasti. Oggi, diceva il sindaco intervistato, le strade di Riace sono di nuovo popolate e risuonano delle voci dei bambini. Questa realtà, nata quasi per caso dall’intelligenza e dal cuore di persone che non hanno dimenticato la durezza e il dolore dell’emigrazione, è stata messa in luce da importanti giornali esteri, che hanno segnalato il nome del sindaco di Riace accanto a quelli di famosi statisti e politici, come Obama e Angela Merkel. Ho sentito il sindaco parlare intervistato da Radio Popolare ed è di una semplicità commovente.

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