SE SEI NERO IN ALGERIA —DI KAMEL DAOUD —traduzione dalla rete—DA ” LA FRUSTA LETTERARIA ” —FACEBOOK

a chi potesse interessare, il nostro blog ne ha già parlato in questi link:  qualcosa vale ++

(FOTO DEL 2015)

KAMEL DAOUD NASCE IN ALGERIA NEL 1970 E’ SCRITTORE E GIORNALISTA.

Il caso Meursault – Daoud Kamel – Libro – Bompiani –

Traduzione dalla rete – Se sei nero in Algeria
di Kamel Daoud
Da qualche anno si possono vedere agli incroci delle strade delle grandi città del nord dell’Algeria delle famiglie di migranti originarie del sud del Sahara. Vengono a mendicare, acconciati con abbigliamenti variopinti : veli smisurati per le donne, anche le ragazzine; djellaba di tela per gli uomini ; rosari mostrati in maniera ostentata. Hanno l’«Allah» troppo facile e incespicano facilmente sui versetti del Corano.
Numerosi migranti neri, anche quelli che non sono musulmani, fanno ricorso ai simboli dell’Islam per fare appello alla carità degli algerini. Perché? Perché la miseria permette di decodificare la cultura meglio della riflessione, e i migranti, senza tetto né pane, hanno presto compreso che qui, spesso, non esiste empatia tra gli uomini, ma solo tra correligionari.
Altro esempio. Nell’ottobre scorso, una migrante camerunense è stata vittima di uno stupro collettivo sotto la minaccia di un cane. La donna è andata a sporgere denuncia alla polizia, ma è stata respinta con due pretesti ritenuti giuridicamente più probanti: non aveva documenti e non era musulmana. (continua) http://www.glistatigenerali.com/nor…/se-sei-nero-in-algeria/

Se sei nero in Algeria

Da qualche anno si possono vedere agli incroci delle strade delle grandi città del nord dell’Algeria delle famiglie di migranti originarie del sud del Sahara. Vengono a mendicare, acconciati con abbigliamenti variopinti : veli smisurati per le…

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Una risposta a SE SEI NERO IN ALGERIA —DI KAMEL DAOUD —traduzione dalla rete—DA ” LA FRUSTA LETTERARIA ” —FACEBOOK

  1. Donatella scrive:

    A proposito di sfruttamento e di razzismo: su “Il Fatto” di mercoledì 25 maggio 2016, pag.9 c’era questo reportage:” In Turchia tra i bambini siriani che fabbricano vestiti per noi”. La giornalista Valentina Petrini nel corso della sua inchiesta a Gaziantep, città turca di i milione e mezzo di abitanti al confine con la Siria, a soli 120 Km da Eleppo, entra in decine di sartorie, anche di imprenditori siriani. “Dentro ho trovato un esercito di bambini di otto, nove, dieci, undici anni. Bimbi siriani al lavoro, tutti completamente blu come il colore dei jens che lavorano, cuciono e maneggiano dodici ore al giorno”. Prendono per dodici ore di lavoro circa 5 lire turche, equivalenti a un euro e mezzo.Un adulto ne prende 30 di lire, che equivalgono a circa 9 euro.

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