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Il sistema elettorale spagnolo

Alle elezioni del 26 giugno si eleggono le Cortes Generales, cioè le due Camere del Parlamento spagnolo: si rinnovano tutti i 350 seggi del Congresso dei Deputati (la Camera bassa) e 208 dei 266 seggi del Senato (la Camera alta). I deputati sono eletti in ogni provincia in base a un sistema proporzionale con liste bloccate e senza premio di maggioranza: il proporzionale funziona dunque all’interno di ciascuna circoscrizione e non in base ai risultati a livello nazionale, cosa che comunque favorisce le formazioni più grandi. A ognuna delle 50 province sono assegnati due seggi, con l’eccezione di Ceuta e Melilla che eleggono un solo deputato ciascuna. Gli altri 248 seggi sono distribuiti in modo proporzionale alla popolazione. I seggi sono pochi in ogni provincia, tranne che a Madrid e Barcellona (che riescono a eleggere fino a 30 deputati). La legge elettorale prevede una soglia di sbarramento al 3 per cento a livello di circoscrizioni: serve a escludere i partiti molto piccoli nelle circoscrizioni più estese e a favorire i partiti più grandi, ma anche a garantire la rappresentanza a formazioni molto radicate in specifiche circoscrizioni.

I senatori vengono eletti con un sistema maggioritario plurinominale. Le province peninsulari ne eleggono 4, per un totale di 188. A quelle insulari spettano 16 senatori (3 in ognuna delle isole maggiori, 1 in quelle minori). Gli altri 56 senatori sono invece indicati dalle assemblee delle Comunità Autonome in base a un criterio maggioritario che favorisce i partiti e le coalizioni più votate alle ultime elezioni locali.

 

 

I partiti più importanti, e come sono messi

La situazione uscita dalle elezioni del 20 dicembre 2015 era questa: il PP (centrodestra) aveva ottenuto il 28,7 per cento dei voti, pari a 123 seggi; il PSOE (centrosinistra) il 21 per cento, pari a 90 seggi; Podemos (oggi collocato a sinistra) il 20,7 per cento, pari a 69 seggi; Ciudadanos (centro) il 13,9 per cento, pari a 40 seggi. Nessuno dei due partiti a cui il re aveva affidato l’incarico di formare un governo – PP e PSOE – era riuscito a ottenere la maggioranza di 176 seggi.

escanosLa distribuzione dei seggi nella Camera Bassa dopo le elezioni del dicembre 2015 (Rtve)

Rispetto alle elezioni di dicembre c’è stato un solo grosso cambiamento: la decisione di Podemos di allearsi con Izquierda Unida, una formazione di sinistra che riunisce diversi partiti tra cui il partito comunista spagnolo. I due hanno formato un’alleanza elettorale chiamata Unidos Podemos, che alle elezioni del 26 giugno potrebbe superare il PSOE e diventare la seconda formazione politica in Spagna, dietro il PP.

… il partito che è uscito peggio dalla crisi degli ultimi mesi sembra essere il PSOE: il suo leader, Pedro Sánchez, ha subìto molte critiche per non essere riuscito a formare un governo.

 

 

continua nel link con considerazione sull’oggi molto interessanti! 

http://www.ilpost.it/2016/06/26/guida-elezioni-spagna-2016/

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